Honeywell: la ballata del profitto cieco

I lavoratori sono entrati in sciopero ad oltranza: la Honeywell Garrett ha imposto ai lavoratori sacrifici crescenti in termini di flessibilità. Ha usufruito di soldi pubblici e ora vorrebbe abbandonare l’Italia per produrre dove è più facile lo sfruttamento.


Honeywell: la ballata del profitto cieco Credits: facebook

420 lavoratori dellHoneywell Garrett di Atessa, in provincia di Chieti, sono in attesa di conoscere il proprio futuro lavorativo. Quattrocentoventi. Scritto in lettere fa più effetto: i numeri, spesso, sono troppo freddi e nascondo la preoccupazione per il futuro incerto.

All’incontro ministeriale dello scorso giovedì era presente il ministro Calenda (che inizialmente aveva minacciato di non convocare il tavolo se i lavoratori non avessero interrotto lo sciopero) con i massimi dirigenti Honeywell. I sindacati non sono stati convocati. Un incontro nel corso del quale la multinazionale non ha potuto dimostrare che lo stabilimento sia improduttivo e logoro (visto che i numeri dicono il contrario) e perciò l'azienda è stata impegnata a presentare un piano di rilancio entro due settimane. Ma intanto, almeno fino ad allora, il presidio permanente continua con lo sciopero davanti ai cancelli della fabbrica.

La Honeywell Garrett è una multinazionale statunitense che nel 2015 ha realizzato vendite per 40 miliardi di dollari. Nello stabilimento della Val di Sangro, ad Atessa, la Honeywell produce turbocompressori. Non è un dettaglio: questo è l’unico stabilimento Honeywell in Italia a fare questo tipo di produzione. Uno stabilimento che va bene ed è stato in crescita almeno fino al 2006. Nel 2008, poi, la crisi, in coincidenza con la crisi economica mondiale. E così, da allora fino ad oggi, ci sono stati 2 piani di esuberi che hanno interessato 115 lavoratori e 7 piani di ammortizzatori sociali, con cassa integrazione e messa in mobilità. Ma la fabbrica, comunque, continua a fare utili ed a produrre circa 700.000 turbocompressori l'anno. Ora c'è il rischio che chiuda i battenti, lasci a casa quattrocentoventi lavoratori e vada a fare lo stesso prodotto in Slovacchia, dove nel frattempo dovrebbe nascere uno stabilimento che nelle intenzioni dell’azienda dovrà essere un clone di quello di Atessa.

Eppure ad Atessa la Honeywell non stava dando di certo segni di cedimento, né economico, né produttivo. Nel frattempo l’azienda ha goduto di soldi pubblici. Qualcosa come: 1 miliardo di euro di esenzioni di tasse beneficiate dal 1992 al 2002; ammortizzatori sociali avviati da settembre 2008; finanziamenti concessi per 1.110.692,21 € con la Legge 488 terzo bando e 1.928.935,53 € con Legge 488 ottavo bando. Insomma, non si può certo affermare che lo Stato italiano non sia stato generoso con la Honeywell, in questi anni. E poi, ancora, da parte dei lavoratori: flessibilità per andare incontro alla flessibilità della produzione, sacrifici per ottenere il premio come migliore stabilimento europeo per organizzazione del lavoro secondo i parametri Honeywell di produzione snella ed efficiente.

Ma tutto questo non è bastato ai vertici della Honeywell: lo stabilimento di Atessa deve essere chiuso; i lavoratori lasciati a casa nonostante i sacrifici imposti quando si diceva loro che servivano flessibilità e dedizione per mantenere in efficienza lo stabilimento. In una sorta di crescente prova di resistenza stile Ballata dell’amore cieco di De André, la Honeywell ha imposto nel tempo ai lavoratori sacrifici crescenti in termini di flessibilità, ed ora, come la cinica donna della Ballata, l’azienda vuole dai lavoratori il sacrificio lavorativo estremo: il licenziamento. In questo caso i dipendenti Honeywell non hanno accettato di “morir contenti”, ma hanno risposto con lo sciopero ad oltranza, che ha coinvolto praticamente tutto il personale dello stabilimento.

Soprattutto dopo i primi, infruttuosi, incontri al Ministero dello Sviluppo Economico, i lavoratori, compatti, si sono organizzati con lo sciopero ad oltranza e presidi 24 ore su 24 davanti i cancelli della fabbrica e nei magazzini di smistamento merci. È così che sono state bloccate merci in partenza, che se avessero lasciato i magazzini avrebbe in parte vanificato lo sciopero e probabilmente compromesso l’intera vertenza.

Ancora una volta, la circolazione delle merci si rivela un anello debole della catena di peoduzione del valore capitalistico. Così, al presidio giunge voce che linee di stabilimenti produttivi dove i turbocompressori Honeywell devono essere assemblati rischiano di fermarsi. E si tratta di produzioni di grandi case automobilistiche che non possono permettersi arresti del ciclo produttivo. Non è un caso che anche in questa vicenda le istituzioni intervengano a muso duro per tentare di far rientrare lo sciopero. Sulla vertenza Honeywell aveva provato a fare la voce grossa il ministro Calenda che, con una odiosa forma di ricatto, esigeva la sospensione dello sciopero e del blocco dei cancelli prima di convocare il tavolo ministeriale con la multinazionale. Un ricatto che non ha scoraggiato, ma semmai ancora più compattato i lavoratori che avevano mandato una risposta al ministro Calenda con uno striscione sui cancelli ancora bloccati: "Noi ci siamo, e tu?". Un messaggio chiaro: lo sciopero continua fino a quando non ci saranno risposte che garantiscano un futuro allo stabilimento Honeywell di Atessa.

Intanto, l'umore al presidio è alto; lo sciopero va avanti da giorni, ad oltranza, con piena adesione; c'è fiducia e solidarietà. E i lavoratori sono determinati affinché da lì non esca nemmeno un bullone. La lotta va avanti contro una multinazionale che vorrebbe imporre la chiusura dello stabilimento per andare a produrre in cosiddetti Greenfield, cioè prati verdi dove più facile è lo sfruttamento dei lavoratori, dove i salari sono più bassi, dove la conflittualità è praticamente inesistente e dove di solito le aziende possono accaparrarsi nuovi incentivi pubblici.

Ma i lavoratori sono decisi a non lasciarsi rubare il futuro da chi per realizzare un X% di profitto in più, vorrebbe lasciare a casa, ad Atessa, lavoratori per sfruttare più intensamente altri lavoratori in Slovacchia. Intanto, cresce la solidarietà dei lavoratori di altri stabilimenti, che nei giorni scorsi hanno manifestato insieme davanti ai cancelli della Honeywell. E una cassa di resistenza è stata attivata per sostenere i lavoratori in sciopero.


Salviamo la Honeywell

07/10/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Carmine Tomeo

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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