I giornalisti e la crisi della democrazia

La conferenza stampa del governo, una sola dopo un anno, con domande impacchettate e senza diritto di replica. Perché i “giornalisti” accettano queste condizioni?


I giornalisti e la crisi della democrazia Credits: Giorgia Meloni at the Special European Council - 2024 (wikicommons)

Se parliamo di crisi della democrazia, non possiamo fare a meno di considerare immediatamente al diritto d’informazione calpestato. 

Pensiamo per un attimo ai giornalisti. C’è un Presidente del Consiglio sprezzante e autoritario che si esibisce in una conferenza stampa una volta all’anno e recita da guitta. Paganini non ripete. Si può fare una sola domanda e il diritto di replica è abolito. Così è se vi pare, insomma, e non per citare Pirandello, ma perché, se non gli pare, i giornalisti possono anche disertare.

Diciamocelo chiaro, e ci farà bene: il comportamento della Presidente è fascistoide e vergognoso. Tuttavia, absit iniuria verbis o, se preferite, senza voler offendere nessuno, più vergognoso è che i giornalisti accettino le condizioni imposte dalla Meloni. 

Proviamo a immaginare: la conferenza stampa convocata, i microfoni e le telecamere in attesa fremente e le sedie dei giornalisti vuote, perché non gliel’ha ordinato il medico di fare da zerbini per la presidente prepotente, che da controllata diventa controllore.
Una conferenza stampa di questo tipo senza giornalisti, con la Presidente del Consiglio e l’insignificante gruppetto di pennivendoli e signorsì che fanno di solito i leccapiedi non è per caso la notizia che dall’informazione democratica si aspettano gli elettori di sinistra che non votano più?

Cari giornalisti democratici, la farete questa informazione o continuerete a muovervi come comanda l’agenda della trumpista?

23/01/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: Giorgia Meloni at the Special European Council - 2024 (wikicommons)

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Giuseppe Aragno

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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