La conclusione della Seconda guerra mondiale

Dalla Resistenza all’occupazione dei nazi-fascisti, fino alla grande avanzata dell’Armata Rossa che, dopo aver liberato Berlino, costringe la Germania alla resa senza condizioni.


La conclusione della Seconda guerra mondiale Credits: https://it.rbth.com/storia/83385-perch%C3%A9-la-foto-con-la-bandiera

Link al video della lezione tenuta per l’Università popolare Antonio Gramsci su argomenti analoghi
Segue da: “La svolta nella Seconda guerra mondiale”, articolo pubblicato sul numero 297 di questo settimanale

L’Italia spaccata in due: la Repubblica di Salò e il governo Badoglio

Pochi giorni dopo l’armistizio dell’8 settembre, Benito Mussolini è liberato dai paracadutisti tedeschi, per ricostruire un governo fascista, la Repubblica sociale italiana, con capitale a Salò, sotto tutela tedesca, mentre nella parte meridionale dell’Italia, occupata dagli anglo-americani, opera il governo Badoglio.

La resistenza in Italia dalle Quattro giornate di Napoli agli imponenti scioperi del marzo 1944

A Napoli, rimasta sotto occupazione tedesca, la popolazione civile insorge nel settembre del 1943 e dopo le eroiche Quattro giornate di Napoli – ben ricostruite nell’omonimo film di Nanni Loy – costringe i nazisti alla fuga e libera la città.  È uno dei primi segnali che la resistenza italiana, da opera di avanguardie politiche, sta divenendo fenomeno di massa, ovvero che sempre di più si viene creando una coscienza antifascista diffusa (cfr., a questo proposito, il bel romanzo di Cesare Pavese, Il compagno, Einaudi Torino). Questa maturazione politica delle masse, che si dimostrano non più disposte a subire – dovuta sia al lavoro certosino di politicizzazione da parte delle avanguardie politicizzate, sia a una guerra mai accettata dalla popolazione – dà un’imponente prova di sé nei grandi scioperi che paralizzano le industrie settentrionali nel marzo del 1943, nonostante la furiosa repressione dei nazi-fascisti, e nelle grandi manifestazioni di giubilo nelle città il 26 luglio del 1943, alla notizia della caduta e del conseguente arresto di Mussolini. Infine, una nuova ondata di scioperi, nonostante l’occupazione nazista, interessa nel marzo del 1944 i centri industriali del nord, con l’imponente partecipazione di un milione e mezzo di operai. Si tratta di uno dei più grandiosi e influenti movimenti di massa contro l’occupazione tedesca e il nazi-fascismo.

La dimensione internazionale della Resistenza al nazi-fascismo

Uno degli aspetti più significativi della Seconda guerra mondiale è il sorgere e lo svilupparsi, nel momento stesso in cui le armate tedesche hanno esteso il loro dominio su tutta l’Europa, di movimenti di liberazione nazionale formati da gruppi di volontari (partigiani) che si organizzano nelle montagne o nelle campagne e formano corpi di guerriglieri e sabotatori che agiscono nelle città occupate, riuscendo talvolta a conseguire risultati anche notevoli e, soprattutto, a tenere impegnate forze crescenti nazi-fasciste, sottratte ai fronti.  Tali formazioni sono dirette dai partiti anti-fascisti, in primo luogo dai comunisti, che si dimostrano in grado, in particolare in Italia, di mettere in secondo piano le profonde differenze politiche (grazie alla decisiva svolta di Salerno di Palmiro Togliatti), agendo in modo unitario contro il comune nemico. In Unione Sovietica, Jugoslavia, Italia e Polonia i movimenti di resistenza sorgono subito dopo l’occupazione, impegnando i tedeschi e i loro tirapiedi fascisti in una lotta senza quartiere. Il caso jugoslavo rappresenta uno dei più significativi, in quanto i partigiani riescono a liberarsi in buona parte da soli – insieme agli albanesi guidati da Enver Hoxha – dall’occupazione nazi-fascista. Il grosso delle forze partigiane, guidate dal comunista Josip Broz (Tito), riesce a fronteggiare vittoriosamente italiani, tedeschi, ustascia fascisti croati e i monarchici di destra del generale Draža Mihailović, anch’essi passati alla resistenza armata, ma pronti a far fronte comune con gli occupanti, pur di eliminare il comune nemico principale comunista.

La resistenza in Italia

In Italia è fondato il C.L.N., ovvero il Comitato di Liberazione Nazionale, per coordinare le varie formazioni partigiane che fanno riferimento, in ordine di importanza, ai comunisti, al partito d’azione, ai socialisti, ai democristiani, che promuove la guerra in tutta l’Italia settentrionale contro i nazi-fascisti. Testimonianza di questa lotta unitaria fra forze diverse è, ad esempio, il film Roma città aperta di Roberto Rossellini. I principali comandanti partigiani sono Luigi Longo del P.C.I. e Ferruccio Parri del Partito d’Azione. Un contributo decisivo, in senso unitario, di tutte le forze contrarie all’occupazione nazista è dato da Togliatti, segretario del Partito Comunista, il quale rientrato in Italia nel marzo del 1944 dall’esilio in Unione Sovietica, invita tutte le forze partigiane a collaborare fra di loro e con gli alleati che sostengono il governo Badoglio, sebbene quest’ultimo si sia macchiato di gravissime colpe, rinviando lo stesso conflitto fra monarchici e repubblicani a dopo la liberazione del paese dal nazi-fascismo.

Le stragi dei fascisti e dei nazisti

Per diverso tempo la guerra ai nazifascisti è condotta dalle forze partigiane, anche perché gli anglo-americani avanzavano in maniera lentissima dal Sud, sino ad arrestarsi nuovamente nel settembre del 1944 in Toscana lungo la linea Gotica, in quanto considerano funzionale ai loro interessi che lo scontro fondamentale contro i nazi-fascisti sia condotto dall’Armata Rossa e dai partigiani in cui occupano un posto preminente i comunisti. Da parte loro i nazi-fascisti nel Centro-Nord dell’Italia, nel vano sforzo di debellare i partigiani, operano con la sanguinosa tattica della terra bruciata, mettendo a ferro e fuoco e compiendo sanguinose stragi nei piccoli centri accusati di soccorrere e nascondere i partigiani. Fra queste possiamo ricordare la strage più sanguinosa avvenuta a Marzabotto. Su questi tragici eventi vi sono film significativi come La notte di San Lorenzo dei fratelli Taviani e L’uomo che verrà di Giorgio Diritti. Una strage particolarmente odiosa avviene a Roma, quale rappresaglia a un attacco della resistenza contro una colonna di SS a via Rasella. Ci sono una trentina di morti, ai quali i nazisti rispondono uccidendo a sangue freddo nelle Fosse Ardeatine 335 civili, accusati di essere antifascisti o detenuti come ostaggi.

I limiti della resistenza tedesca

Al contrario, in Germania la resistenza rimane opera di coraggiose avanguardie. Lo stesso attentato a Hitler del Luglio del 1944, testimonia più che un’azione della resistenza, il tentativo di un settore del blocco dominante degli Junker di disfarsi della classe dirigente nazista, in un momento in cui le sorti della guerra sembrano decise e l’Armata Rossa avanza pericolosamente verso la Germania.

La vittoria degli alleati

All’inizio del 1944 i sovietici hanno completato la liberazione dell’Ucraina e della Crimea. La popolazione civile tedesca è, inoltre, costantemente sotto i bombardamenti degli anglo-americani che, ad esempio, in un solo raid nel maggio del 1944 a Berlino fanno 50.000 vittime. Allo stesso modo, a guerra praticamente finita, nel febbraio del 1945 radono completamente al suolo le principali città d’arte tedesche: Norimberga e Dresda, che stava per essere liberata dall’Armata Rossa, come monito all’Urss. La Germania reagisce lanciando sul Regno Unito, dal giugno del 1944, i micidiali razzi V2. Inoltre gli scienziati tedeschi sono arrivati, prima degli Stati Uniti, a un passo dalla realizzazione della bomba atomica, che non è portata a termine in parte grazie a un’audace azione partigiana che distrugge la fabbrica tedesca di acqua pesante in Norvegia, in parte perché scienziati come Werner Heisenberg fingono di portare avanti le ricerche, ma in realtà fanno ostruzionismo, per non lasciare nelle mani dei nazisti un’arma tanto micidiale.

Lo sbarco in Normandia a fronte dell’avanzata dell’Armata Rossa

Infine nel giugno del 1944, anche per timore dell’avanzata in Europa dell’Armata Rossa, gli Stati uniti si decidono ad aprire il secondo fronte in Europa occidentale, che da tempo avevano garantito ai sovietici, i quali continuavano a sobbarcarsi il peso decisivo della guerra alla belva nazi-fascista. Così sbarcano agli ordini del generale Dwight Eisenhower nel nord della Francia occupata dai tedeschi, in Normandia. I tedeschi, colpiti alle spalle dai partigiani francesi, cominciano a retrocedere, e a settembre controllano ormai esclusivamente la Francia orientale. In sincronia con lo sbarco in Normandia è ripresa in larga scala l’avanzata dell’Armata Rossa che si accinge a liberare dal fascismo l’Europa orientale, a eccezione di Jugoslavia, Albania e Grecia dove l’opera è compiuta principalmente dai partigiani egemonizzati dai comunisti. Per paura di questi ultimi, l’Inghilterra sbarca e occupa il sud della Grecia, per imporre un governo conservatore che escluda le preponderanti forze di sinistra. In Francia è instaurato il governo del moderato generale De Gaulle, anche se il peso preponderante in termini di morti della resistenza è stato senza dubbio del Partito Comunista, denominato perciò il partito dei fucilati.

Dagli accordi di Yalta alla resa senza condizioni della Germania

Nel febbraio del 1945 si tiene a Yalta, in Crimea, una conferenza dei tre grandi alleati (Franklin D. Roosevelt, Iosif Stalin e Winston Churchill), allo scopo di mettere a punto la fase finale dell’attacco alla Germania e al Giappone, delineando le aree di influenza reciproca nel dopoguerra. Sul fronte orientale i russi fanno pienamente la loro parte, nonostante che qui si concentra il grosso delle armate tedesche, raggiungendo Berlino alla metà di Aprile del 1945. Stati Uniti e Regno Unito entrano in Germania nel Marzo. Il 17 aprile del 1945 i partigiani italiani lanciano una grande offensiva, liberando le principali città del centro-nord, ancora in mano ai nazi-fascisti, prima dell’arrivo degli alleati. Mussolini, che ha tentato di fuggire in Svizzera travestito da soldato tedesco, è catturato e fatto fucilare dal C.L.N., anche perché si vocifera di un piano dei conservatori inglesi per riabilitarlo in chiave anticomunista. Dopo aver resistito fino all’ultimo quando i sovietici sono a poche centinaia di metri dal suo bunker a Berlino, Adolf Hitler si suicida e i sovietici innalzano la bandiera rossa sul Reichstag. Così, nel maggio del 1945, la Germania si arrende senza condizioni agli alleati, per arrestare l’avanzata dell’Armata Rossa.

Le bombe atomiche sul Giappone

Restano in guerra i giapponesi, dai quali gli Stati Uniti egualmente pretendono una resa senza condizioni, che i primi sono disponibili a firmare chiedendo unicamente in cambio garanzie sull’imperatore, venerato nel paese come una divinità. Gli Stati Uniti ne approfittano per proseguire la guerra, mirando a occupare il Giappone prima dell’arrivo dei sovietici. A questo punto, i giapponesi si battono con grande ardore e determinazione sino alla morte, a Okinawa e Iwo Jima (su quest’ultima battaglia vi sono due film molto significativi di Clint Eastwood: Flag of our fathers e Lettere da Iwo Jima, che narrano questo tragico scontro prima dal punto di vista degli statunitensi e, nel secondo film, dei giapponesi). Dinanzi a questa accanita resistenza e allarmati dalla rapidissima avanzata dell’Armata Rossa che ha già occupato le isole a nord del Giappone, il governo statunitense, incurante delle devastanti conseguenze sui civili che continueranno a soffrirne le spaventose conseguenze per anni, radono completamente al suolo con una bomba atomica la città di Hiroshima, obiettivo esclusivamente civile. Infine, per imporre al Giappone la resa incondizionata ai soli Stati Uniti, arrestando e lanciando un monito alla trionfante Armata Rossa, con una seconda bomba atomica radono completamente al suolo la città di Nagasaki, obiettivo del tutto privo d’interesse da un punto di vista militare. Così, con la resa del Giappone il 14 agosto del 1945, la spaventosa Seconda guerra (imperialistica) mondiale è, infine, conclusa.

21/09/2020 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Renato Caputo

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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