Il secondo dopoguerra

Il nuovo assetto geo-politico mondiale bipolare, l'O.n.u. e i suoi limiti, il piano Marshall e la guerra fredda


Il secondo dopoguerra Credits: https://ilquotidianoinclasse.ilsole24ore.com/inchiesta-498/la-seconda-guerra-fredda-2/

Link al video della lezione tenuta per l’Università popolare Antonio Gramsci su argomenti analoghi

Il nuovo assetto geopolitico mondiale

La Seconda guerra imperialistica mondiale lascia l’Europa, il Giappone e vaste zone della Cina in una situazione disastrosa, per una perdita di vite umane e di risorse senza eguali nella storia universale. Rispetto alle guerre precedenti, la Seconda guerra mondiale con i bombardamenti terroristici ha portato morte e distruzione anche molto lontano dalle linee del fronte, colpendo in modo indiscriminato la popolazione civile. Tanto che, per la prima volta, nelle retrovie si muore quasi più che al fronte. Sono trucidate complessivamente più di settanta milioni di persone, di cui trenta in Europa e ben venticinque milioni in Urss, solo per rilanciare l’accumulazione capitalistica, precedentemente bloccata dalla crisi di sovrapproduzione e per salvaguardare rapporti di produzione e proprietà sempre più ingiusti e irrazionali. La guerra ha, infine, avuto come obiettivo quello di distruggere l’Urss e impedire la crescita a livello internazionale degli ideali comunisti. Anche le distruzioni materiali maggiori sono in Europa, in particolare nel territorio sovietico dove si sono svolti gli scontri decisivi per la sorte della guerra.

Il mondo bipolare

Ancora più che alla fine della Prima guerra (imperialistica) mondiale, gli Stati uniti d’America escono soli fra le grandi potenze indenni nel proprio territorio dal conflitto, con perdite umane modeste e un apparato produttivo in enorme espansione durante la guerra e nella successiva ricostruzione. Ad aspirare al ruolo di grande potenza nel 1945 vi è inoltre unicamente l’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche, mentre la terza potenza, l’Impero britannico, è molto distanziato da entrambe, anche perché con la sconfitta del nazifascismo a opera, principalmente, dei comunisti, il colonialismo è ormai al tramonto.

Le ragioni della guerra fredda

Anche l’Urss, pur avendo dimostrato di avere un imponente esercito e un formidabile potenziale economico, ha subito distruzioni tremende in uomini e beni, anche perché la lotta più dura al nazifascismo è toccata proprio al paese dei soviet. Al contrario, gli Stati uniti d’America hanno risorse tali da poter finanziare la ricostruzione dei propri alleati Francia e Regno Unito, ma anche di ex nemici come Germania occidentale, Italia e Giappone, potenze che da allora sono divenute, almeno in parte, dipendenti economicamente, politicamente e militarmente dagli Usa. Mentre con l’Urss il conflitto latente diviene sempre più aperto, visto che le potenze imperialiste vogliono sfruttare le devastazioni prodotte dai nazifascisti per dare il colpo di grazia al nemico sovietico, sino a fare dell’intero pianeta il terreno di scontro dell’imperialismo contro le forze comuniste e antimperialiste che, nonostante tutto, sono in costante espansione.

L’Onu

Nel giugno del 1945 gli Stati uniti e i loro alleati – sempre per contrastare l’internazionalismo – cercano di rimettere in piedi, rilanciandola, la fallimentare Società delle nazioni, con il nome di Organizzazione delle nazioni unite (Onu), cui aderiscono cinquanta nazioni, essendo ancora la maggior parte dei paesi sotto il dominio di potenze imperialiste. Lo statuto dell’Onu, grazie al grande prestigio ottenuto dai comunisti nella lotta al fascismo, ha al suo centro la dignità e l’eguaglianza degli individui, l’eguaglianza dei diritti delle nazioni grandi e piccole, il progresso sociale, la pace e la sicurezza internazionale, il progresso economico e sociale di tutti i popoli, la lotta alla povertà e misure collettive contro gli atti di aggressione.

 Le contraddizioni dell’Onu

D’altra parte l’assemblea annuale di tutti gli Stati ha scarso peso rispetto al consiglio di sicurezza composto dai cinque paesi considerati vincitori della Seconda guerra mondiale (Usa, Urss, Gran Bretagna, Francia e Cina), membri permanenti con diritto di veto, più sei paesi eletti ogni due anni. In teoria l’Onu doveva servire a difendere i piccoli Stati dai grandi, in realtà è stata sempre egemonizzata dalle grandi potenze. Altro limite è che i confini degli Stati e anche i modi di produzione in essi dominanti dipendono più dai reali rapporti di forza che dalle prese di posizione dell’Onu.

I trattati di pace

I trattati di pace vanno avanti dal 1945 al 1947 ed evidenziano subito le divisioni all’interno dei vincitori fra Stati capitalisti e socialisti. Alla fine l’Italia deve cedere alla Jugoslavia una parte dei territori che si era annessa alla fine della Prima guerra mondiale. Trieste, liberata dagli Jugoslavi, ma rivendicata dall’Italia, è definita territorio libero e amministrata nella zona A dagli Angloamericani e nella zona B dalla Jugoslavia. L’Italia deve rinunciare alle sue colonie. Albania ed Etiopia tornano a essere indipendenti, mentre le restanti colonie restano sotto il controllo delle potenze imperialiste. Le forze armate italiane sono drasticamente ridotte e gli Stati uniti mantengono importanti basi militari nel paese.

All’Urss aderiscono o sono fatti aderire i paesi baltici, l’Estonia, la Lituania e la Lettonia, e l’Unione sovietica torna in possesso dei territori ucraini e bielorussi conquistati dai polacchi nel 1921. Inoltre l’Urss si annette una piccola porzione della Prussia orientale. La Polonia sposta i confini con la Germania sulla linea Oder-Neisse, annettendosi Slesia, Pomerania e la Prussia orientale.

In Asia il Giappone deve rinunciare al vasto impero coloniale che si era costruito, mentre Regno Unito, Francia e Paesi Bassi pretendono di riprendere il controllo delle proprie colonie, anche se il loro dominio si dimostra subito precario, per lo svilupparsi dei movimenti anticoloniali.

L’Europa finisce con l’essere divisa in due zone di influenza, nella zona orientale, liberata dall’Urss o da partigiani a essa legati politicamente, si impongono governi filosocialisti, mentre in occidente i sistemi capitalisti sono difesi e rilanciati dagli Stati uniti, con forti investimenti economici, una possente egemonia culturale e, nel caso dei paesi sconfitti, una significativa presenza militare.

In Grecia è in corso una guerra civile che vede impegnate direttamente la Gran Bretagna a sostegno dei conservatori contro i partigiani egemonizzati dai comunisti e, indirettamente, Urss e Usa sui due opposti fronti. In Cina la guerra civile vede prevalere le forze comuniste di contro alle forze nazionaliste borghesi sostenute dagli Stati uniti. Anche in Francia e in Italia i partiti comunisti sono assai forti, avendo dato un sostanziale contributo alla liberazione dei loro paesi dal nazifascismo.

Dalla dottrina Truman alla guerra fredda

Spaventati dall’avanzata comunista in Europa e Asia, gli Stati uniti, anche su pressione dei conservatori britannici, elaborano una strategia complessiva di lotta al comunismo e di difesa del capitalismo su scala globale. Questa strategia trova la sua espressione nella dottrina Truman, dal nome del vicepresidente che ha preso il posto di F.D. Roosevelt dopo la sua morte. Tale brusco e improvviso rovesciamento delle alleanze da parte degli Stati uniti si cerca di giustificarlo ideologicamente come guerra fra il mondo della libertà (di mercato) e il mondo dominato dal totalitarismo comunista. I decisivi alleati contro il totalitarismo nazifascista sono divenuti i nuovi nemici da battere, verso i quali viene rivolta la medesima accusa di totalitarismo che tende ad assimilarli al comune nemico sconfitto. In tal modo gli Usa, e prima ancora i conservatori inglesi, gettano le basi di quella che sarà definita guerra fredda, che si combatterà a livello diretto e indiretto, militare o politico su scala globale per oltre quaranta anni, sino alla capitolazione dell’Urss.

Il piano Marshall

A livello economico la guerra fredda si apre con il piano Marshall, che lega gli aiuti economici all’adesione ideologica ai principi sostenuti dagli Usa. In tal modo, gli Stati uniti rafforzano la propria egemonia sul mondo occidentale, mettendo in difficoltà le forze della sinistra ostili al capitalismo, dando enorme forza ai partiti conservatori, e aprono contraddizioni nei paesi dell’Europa orientale, poveri e segnati dalla guerra, che si stavano avviando sulla via della transizione al socialismo.

La ricostruzione dell’Urss

L’Urss è uscita dalla guerra conquistando enorme prestigio in tutto il mondo. La sua area di influenza, grazie al grande successo nella guerra, si è di molto estesa, ma il paese esce devastato proprio nelle sue zone occidentali più sviluppate. Così se la produzione statunitense fra il 1941 e il 1945 è raddoppiata, vendendo armi e subendo pochissime distruzioni, quella sovietica, per le enormi distruzioni, è calata del 42%. Il quarto piano quinquennale (1946-1950), funzionale alla ricostruzione, dà ancora una volta eccellenti risultati nell’industria pesante e di base, modesti per l’agricoltura, mentre poche risorse sono investite nell’industria leggera.

Le democrazie popolari

Fra il 1945 e il 1948 nei paesi orientali si affermano, con l’appoggio diretto e indiretto dell’Urss, blocchi egemonizzati dai partiti comunisti, che iniziano una transizione al socialismo, anche se in forme più graduali di quelle sperimentate in Urss, con la costruzione delle democrazie popolari. La collaborazione su un piano paritario fra forze borghesi di sinistra e forze comuniste che, in alcuni casi, come in Cecoslovacchia, sembra dare risultati relativamente promettenti per la costruzione di un sistema misto, è interrotta dallo scoppio della guerra fredda, che spinge le forze filosovietiche a prendere il controllo della situazione, lasciando ai margini le altre forze.

La Jugoslavia di Tito e la rottura con Stalin

Particolare è il caso della Jugoslavia, paese a differenza degli altri liberato non solo dall’Urss, ma principalmente dai partigiani egemonizzati dai comunisti. Il governo di Tito, forte di un grande consenso, si muove in modo più rapido e diretto sulla strada della transizione al socialismo, cercando di mantenere una posizione relativamente autonoma da quella sovietica. Tuttavia si arriva rapidamente alla rottura con l’Urss a causa di: la guerra fredda, una posizione meno tattica nei confronti del capitalismo, la tentazione di altri paesi di seguire una via autonoma, le lotte in Albania, paese liberato dai partigiani che combattono insieme agli jugoslavi, in cui si arriva a uno scontro fra gli unionisti con la Jugoslavia, sconfitti dagli indipendentisti guidati da Enver Hoxa. Ciò segna l’isolamento della Jugoslavia, dal momento che le maggioranze degli altri paesi e dei partiti comunisti internazionali si schierano con l’Urss e segna anche una prima preoccupante lacerazione nel campo socialista.

La guerra civile in Grecia

Nel frattempo al posto dell’Internazionale, sciolta del 1943, è sorto un nuovo organismo di coordinamento dei partiti comunisti internazionali, con il nome di Ufficio d’informazione dei partiti comunisti (Cominform). In Europa la guerra fredda diventa calda in Grecia, dove prevalgono le forze comuniste determinanti nella resistenza, ma che negli accordi di Yalta era stata assegnata all’area di influenza britannica. Dinanzi alle misure volte a mettere i comunisti ai margini della vita politica del paese, scoppia una guerra civile in cui l’intervento diretto di Regno Unito e Usa consente alle forze della destra di prevalere, mentre l’Urss per evitare ulteriori inasprimenti del conflitto a livello internazionale non partecipa direttamente alla guerra.

24/10/2020 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Renato Caputo

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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