Gli anni Cinquanta nei paesi socialisti

La tattica di addossare a Stalin, vecchio dirigente ormai morto, tutte le colpe della passata gestione del potere, per inaugurare un nuovo corso, presentandosi come uomini nuovi, è la tattica politica che consente a Kruscev di prendere nelle proprie mani la dirigenza dell’Unione Sovietica.


Gli anni Cinquanta nei paesi socialisti

Link al video della lezione tenuta per l’Università popolare Antonio Gramsci su argomenti analoghi.

1. Dalle purghe nell’Europa orientale alla destalinizzazione

L’Unione Sovietica è uscita dalla guerra come la seconda potenza mondiale, ma a causa della guerra fredda scatenatagli dalla prima potenza, gli Stati Uniti, deve affrontare da sola e sotto embargo economico il compito di ricostruire un enorme paese distrutto dai nazifascisti. Ciò impone una politica di sacrifici all’interno e anche nei paesi dell’Europa orientale liberati dai sovietici, che sono tra i più arretrati d’Europa e hanno quasi tutti gravi responsabilità nell’aggressione all’Unione Sovietica.

Conseguenze dello stato di assedio

La difficile situazione economica e la nuova guerra dichiarata dagli angloamericani impedisce all’Unione Sovietica di liberarsi da un governo d’emergenza e di democratizzare il paese e gli stessi Stati entrati nell’orbita sovietica. Inoltre la pesante rottura con la Jugoslavia di Tito convince i sovietici della necessità di serrare i ranghi, dal momento che in uno stato di guerra non sono accettabili altre defezioni. 

La repressione del “titoismo”

In quasi tutti i paesi nell’orbita sovietica si apre una lotta fra le forze che intendono preservare, sulla scia di Tito, margini di autonomia e forze che concordano con l’esigenza espressa dai sovietici di serrare le fila. In diversi casi la lotta politica trascende e dirigenti autonomisti, come Gomulka in Polonia, sono messi da parte e, in seguito, incarcerati.

La morte di Stalin

Nel marzo del 1953 muore Stalin, fra la disperazione della maggior parte degli uomini di sinistra del mondo, oltre che della quasi totalità della popolazione sovietica. Anche gli avversari di Stalin ne riconoscono la grandezza.

La direzione collettiva di Malenkov

Ciò rende difficile la sostituzione, non essendoci un’altra personalità così forte, anche a causa dello stesso Stalin che ha tolto di mezzo le altri grandi personalità. Si ha così una direzione collettiva sotto la guida di Malenkov. La morte di Stalin rende necessario un allentamento dello stato di eccezione, in quanto solo da una personalità come Stalin i cittadini dell’Est potevano accettare una limitazione delle libertà personali e sacrifici nei consumi.

L’ala sinistra esautora Malenkov

Le aperture di Malenkov sono contrastate dall’ala più dura diretta da Bulganin e Molotov che lo mettono da parte nel 1955. Nel frattempo, facendo da mediatore fra le due anime, prende il controllo dell’organizzazione del partito Kruscev

Le prime fratture nelle democrazie popolari: Ddr 1953

D’altra parte la legge d’eccezione è ancora meno tollerata nelle democrazie popolari. Così, a ridosso della morte di Stalin, si ribella una parte della Repubblica Democratica Tedesca, che sta pagando anche per ricostruire l’Urss, mentre i tedeschi sotto occupazione occidentale sono stati esentati dagli Stati Uniti dal ripagare i debiti di guerra e, anzi, vengono finanziati per farne un bastione della guerra fredda in chiave anticomunista. La rivolta è stroncata con la forza e con la concessione di salari più elevati. 

La scalata al potere di Kruscev, la pace con Tito e la condanna di Stalin

I sovietici intendono dare una dimostrazione pratica del nuovo corso riconciliandosi con Tito e riconoscendo le colpe di Stalin nella precedente rottura. La tattica di addossare al vecchio dirigente morto tutte le colpe della passata gestione del potere, per inaugurare un nuovo corso, presentandosi come uomini nuovi, è la tattica politica che consente a Kruscev di prendere nelle proprie mani la dirigenza dell’Unione Sovietica.

Il XX congresso del Pcus: distensione e coesistenza pacifica

Così nel XX congresso del Partito Comunista dell’Unione Sovietica nel discorso pubblico Kruscev lancia la politica della distensione e della coesistenza pacifica fra paesi in transizione al socialismo e potenze imperialiste, dal momento che i paesi socialisti avrebbero superato con lo sviluppo economico, tecnico e scientifico gli avversari. Perciò Kruscev sostiene che i partiti comunisti nei paesi capitalisti non devono mirare alla rivoluzione, ma utilizzare gli strumenti della democrazia parlamentare per ampliare la democrazia sino a raggiungere il socialismo.

Il rapporto segreto e la demonizzazione di Stalin

Inoltre in un rapporto segreto, destinato ai dirigenti, Kruscev demonizza la figura di Stalin addossandogli tutti gli errori e le contraddizioni del passato. Dipingendolo come un mostruoso despota che aveva governato con metodi terroristici. Il rapporto è girato dai polacchi agli statunitensi che lo rendono pubblico.

2. Crisi in Polonia e rivolta in Ungheria (1956)

La demolizione del mito di Stalin rischia di portare con sé e i suoi figli come Kruscev e gran parte della storia dell’Urss, dal momento che sarebbe stata dominata da un tale mostro. Ad approfittarne sono subito i paesi dove il dominio comunista è più fragile e si è affermato solo grazie all’Armata Rossa. Particolarmente gravi sono le proteste in Polonia, dove ottengono sostegno anche in settori operai, dal momento che in questo paese vi è una secolare rivalità con la Russia, è vivo il ricordo dell’attacco congiunto con i nazisti, e vi è una forte opposizione organizzata che non è stato possibile mettere fuori legge: la chiesa polacca. I comunisti locali riescono a salvare la situazione chiedendo ai russi di farsi da parte e rimettendo alla guida del paese Gomulka

La rivolta ungherese del 1956

Sull’onda delle proteste di piazza in Polonia, anche in Ungheria gli oppositori hanno invaso le piazze. La protesta, che assume sempre più i contorni della rivolta, impone le dimissioni ai dirigenti del paese, considerati un residuo dello stalinismo; al loro posto tornano in carica Nagy e Kàdar, dirigenti comunisti che all’inizio degli anni Cinquanta erano stati arrestati, in quanto troppo innovatori e autonomisti. 

La rottura del governo Nagy

Le truppe sovietiche, chiamate dalla dirigenza fedele a Mosca, sono allontanate dal paese da una imponente manifestazione popolare. Nagy nel frattempo crea un governo di coalizione con la piccola borghesia, consentendo ai partiti politici messi fuori legge di riorganizzarsi e togliendo ogni limitazione alla chiesa cattolica, che in Ungheria ha avuto pesanti responsabilità nel regime fascista.

L’uscita dal Patto di Varsavia spacca il partito ungherese e favorisce la repressione

Quando il capo del governo Nagy proclama la neutralità dell’Ungheria e l’uscita dal Patto di Varsavia è lo stesso Kadàr, alla direzione del partito, a chiedere ai paesi socialisti di aiutarlo a riportare ordine nel paese, per sviluppare in Ungheria una soluzione alla polacca, grazie alla quale i comunisti mantengono il potere ma aprono un nuovo corso, autonomo da Mosca e più democratico. In quattro giorni, con l’aiuto delle truppe dei paesi amici, Kadàr prende il controllo della situazione, portando avanti una linea simile a quella di Gomulka in Polonia, mentre Nagy è condannato a morte.

3. Lo sviluppo economico sovietico. Kruscev al potere

Nel 1948, a prezzo di grandi sacrifici, l’Urss ha portato a termine la ricostruzione del paese. Con il quinto piano quinquennale (1951-55) si consolida come seconda potenza mondiale. Al solito alla prodigiosa crescita dell’industria pesante non segue un eguale sviluppo agricolo e dell’industria leggera.

La costruzione della bomba H e la conquista dello spazio

Nel 1953 l’Urss costruisce la bomba H e la prima centrale atomica. Gli anni successivi sono costellati da successi strepitosi in particolare dal punto di vista dell’istruzione e del progresso scientifico e tecnologico. Nel 1957 i sovietici sono i primi a lanciare un satellite artificiale e nel 1959 a inviare una navicella spaziale sulla Luna. 

L’utopismo di Kruscev

L’era di Kruscev è caratterizzate dalla relativa liberalizzazione sul piano politico, dalle riforme economiche e dalla distensione internazionale. Gli enormi successi, per esempio dal 1958 al 1959 la produzione industriale è aumentata del 33%, fanno perdere a Kruscev il senso della realtà, tanto da fargli annunciare un rapido superamento degli Usa e la realizzazione nel 1980 del comunismo. La popolarità di Kruscev ha raggiunto il suo apice, anche se non è paragonabile a quella di cui ha goduto Stalin.

4. La rivoluzione castrista a Cuba e l’estendersi del socialismo a Ovest

Il campo socialista, estendendosi nel 1945 all’Est europeo e nel 1949 alla Cina, costituiva un blocco compatto. Nel 1959 sorge nella più grande isola dell’America centrale a Cuba uno Stato democratico-rivoluzionario, che si sarebbe sviluppato in senso socialista. Il principale dirigente rivoluzionario è un giovane intellettuale: Fidel Castro

La dittatura subalterna agli Usa del generale Batista

Il principale esponente dell’oligarchia, sino ad allora dominate, è il generale Batista, che esercitava un potere dittatoriale reazionario con l’appoggio degli Stati Uniti, che tendono a sostenere, un po’ ovunque, regimi reazionari in chiave anticomunista. Batista domina dopo un colpo di Stato nel 1952 con una violenza terroristica, ha accumulato enormi ricchezze, mentre la maggior parte della popolazione viveva di stenti. Le principali risorse del paese sono controllate da statunitensi.

Dall’assalto alla caserma Moncada alla conquista del potere

Fidel Castro nel 1953 ha tentato un assalto alla caserma Moncada, ma è stato arrestato. Liberato, si è rifugiato in Messico dove ha reclutato un gruppo di compagni, fra cui il medico argentino Ernesto Che Guevara, con cui sbarca sull’isola, impiantando una guerriglia nelle montagne. Nel frattempo gli Usa non se la sentono di sostenere ulteriormente la sanguinaria dittatura di Batista e sospendono gli aiuti militari. Così nel 1958 Castro lancia l’offensiva finale e il 1° gennaio 1959 con l’appoggio dei sindacati, che realizzano uno sciopero generale, conquista il potere.

Le prime misure del governo rivoluzionario e lo sviluppo in senso socialista di Castro

Il nuovo governo realizza la riforma agraria, diversifica l’agricoltura, limita il potere economico straniero, in particolare degli Usa, da allora nemici giurati del paese. Privo di struttura politica Castro legalizza il Partito Comunista Cubano che lo aveva sostenuto e si avvale del suo appoggio. Nel 1961 crea un Partito Rivoluzionario Unificato. L’evoluzione in senso socialista di Castro è dovuta anche alla politica degli Usa che, dagli espropri della multinazionale United Fruit Company per la riforma agraria, sostengono le forze controrivoluzionarie. Così nel 1960 Cuba entra nel campo socialista.

5. La Cina dalla proclamazione della Repubblica Popolare al grande balzo in avanti

Il 1° ottobre 1949 nasce la Repubblica Popolare Cinese. L’evento è di portata mondiale perché segna la fine del dominio coloniale che ha fatto, in meno di un secolo, della Cina il paese più povero del mondo, dopo esser stato uno dei massimi produttori a livello internazionale. La rivoluzione trasforma profondamente gli assetti proprietari e modernizza il paese. Il primo decisivo intervento è la riforma agraria.

L’avvio della transizione al socialismo e il primo piano quinquennale

Non avendo modo di sostituire il personale borghese, le industrie cinesi non sono socializzate, ma sottoposte alle direttive statali. Visti i grandi successi in entrambi i campi si decide di passare alla fase successiva della pianificazione e della collettivizzazione avviando la transizione al socialismo. Il primo piano quinquennale (1953-57), con l’aiuto dell’Urss, porta alla statalizzazione delle imprese e alla collettivizzazione di buona parte dell’agricoltura.

La politica dei cento fiori

Nel 1956, in corrispondenza del disgelo e per ampliare la base sociale del governo, Mao Tse Tung inaugura la politica dei cento fiori con queste celebri parole: “che cento fiori sboccino, che cento scuole liberamente si affrontino”, invito al confronto di posizioni politiche e culturali. Questa apertura invece di avvicinare gli intellettuali al partito, consente attacchi sempre più duri di ambienti culturali e dei piccoli partiti. Perciò, già alla fine del 1957, sono necessarie epurazioni dell’ala destra del partito.

Dal grande balzo in avanti ai primi contrasti con i sovietici

Nel frattempo il primo piano quinquennale ha aumentato di molto il reddito nazionale e la produzione e anche la produttività agricola si è di molto accentuata. Mao Tse Tung nel 1958 lancia il grande balzo in avanti, mirando a raggiungere in 15 anni la produzione inglese, grazie allo slancio soggettivo che doveva favorire lo sviluppo delle forze produttive. Nelle campagne si deve passare dalle cooperative alle comuni, aumentando la collettivizzazione dei servizi sociali, pur lasciando lo stipendio legato alla produttività. Tale enorme sforzo soggettivo non dà i risultati sperati, vi è una profonda disparità nei risultati e gli obiettivi troppo ambiziosi sono ridimensionati. Inoltre nel 1960 i crescenti contrasti con l’Urss portano al ritiro dei consiglieri e degli aiuti.

Il passo indietro di Mao e il suo rilancio attraverso Lin Piao

Mao lascia la presidenza della repubblica a un uomo politico più moderato, ma diviene ministro della Difesa il maresciallo Lin Piao, che punta all’educazione politica dell’esercito sulla base del pensiero di Mao.

16/04/2021 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Renato Caputo

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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