Patriottismo e internazionalismo, scritti e discorsi di Ho Chi Minh

Il comunismo si fa davvero teoria universale contro l’oppressione quando si intrecciano, nella teoria e nella pratica, le vicende e le condizioni del proletariato occidentale e di quello coloniale.


Patriottismo e internazionalismo, scritti e discorsi di Ho Chi Minh

Ho Chi Minh. Patriottismo e internazionalismo. Scritti e discorsi 1919-1969 è una raccolta di scritti pubblicata recentemente dalla casa editrice MarxVentuno Edizioni, curata da Alessia Franco (dottoranda in Storia della filosofia presso l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro) e Andrea Catone (direttore della rivista MarxVentuno), i quali hanno raccolto gran parte del materiale reperibile in lingue occidentali, componendo la raccolta di scritti più ricca finora apparsa in italiano, per ricostruire la personalità di uno degli uomini politici più importanti della storia del Novecento. La raccolta è arricchita da una corposa ed esaustiva introduzione e da un dettagliato indice dei nomi. Il progetto grafico è di Alessandro Sagliano.

Nell’Introduzione, i curatori mettono in evidenza l’eccezionalità di Ho Chi Minh e l’eccezionalità delle vicende politiche del suo paese. Il Vietnam è un piccolo paese orientale, colonizzato e vessato per quasi due secoli, che riesce a sconfiggere dapprima l’imperialismo francese e, in seguito, quello statunitense. Ho Chi Minh è altrettanto eccezionale perché, con il suo carisma, riesce a diventare protagonista della scena politica internazionale, riesce a far comprendere al mondo occidentale l’importanza e l’urgenza della condizione di uno stato piccolo e marginale, il quale racchiude in sé tutta la brutalità dell’imperialismo e tutta l’ingiustizia del capitalismo.

La raccolta comprende scritti che ripercorrono mezzo secolo di storia mondiale, dal 1919 al 1969, presi da discorsi e articoli di diversi giornali europei di sinistra, come la Correspondance Internationale, Pravda, Le Paria, l’Humanité. Attraverso questi scritti possiamo ripercorrere gli eventi più drammatici e importanti della storia del Novecento da un punto di vista particolare. Quello di un capo politico vietnamita, Nguyen Ai Quoc, il quale abbraccia la causa comunista in risposta all’appello di Lenin a tutti i popoli oppressi dai paesi occidentali imperialisti e capitalisti.

«Essi hanno poi saputo che quel grande capo,
dopo aver liberato il suo popolo, voleva che anche gli altri popoli
fossero liberi. Aveva chiesto ai popoli bianchi di aiutare i popoli neri
e gialli a liberarsi dal giogo dell’aggressore straniero, di tutti gli aggressori
stranieri, governatori generali, residenti, ecc. E per raggiungere
questa meta, egli aveva preparato un programma ben definito»

Il comunismo, secondo Nguyen, si fa davvero teoria universale contro l’oppressione quando si intrecciano, nella teoria e nella pratica, le vicende e le condizioni del proletariato occidentale e di quello coloniale. Il sistema di sfruttamento dell’uomo sull’uomo si declina come imperialismo nei paesi non occidentali, ma risponde alle stesse esigenze di accumulazione proprie dello sfruttamento della classe operaia occidentale.

Tuttavia, lo sfruttamento dei paesi occidentali nei confronti dei popoli colonizzati perde quella formalità umanistica propria dello sfruttamento occidentale: in Europa o negli Stati Uniti è difficile che un operaio bianco venga frustato, derubato, torturato e massacrato. Queste popolazioni sono considerate, dalle potenze che le sfruttano, meno che umani. Laddove in patria “libertà”, “fraternità”, “uguaglianza” sono diritti inalienabili dell’uomo e del cittadino, nei paesi colonizzati queste parole diventano una maschera ideologica indossata dalla élite economica e politica per rendere tollerabile i soprusi e le ingiustizie più brutali e intollerabili.

La caratteristica degli scritti di Ho Chi Minh è proprio quella di mostrare ai popoli occidentali, che Ho Chi Minh distingue abilmente e intelligentemente dai suoi governanti, la ferocia, la crudeltà insopportabile dei regimi coloniali, in modo da suscitare indignazione nelle popolazioni europee e statunitensi. Ci riuscirà. Attraverso un’attività incessante di propaganda e di lotta, Ho Chi Minh diventerà uno personaggi più amati e carismatici del Novecento e spingerà molti giovani occidentali ad abbracciare la causa dell’anticolonialismo.

E il grande successo di Ho Chi Minh, oltre alle sue indubbie capacità diplomatiche e organizzative, sta anche in questa sua capacità di comunicare i bisogni e i dolori del suo popolo. Bisogni e dolori di uomini concreti, in carne ed ossa, che si fanno rappresentanti di tutti gli sfruttati della terra. Ho Chi Minh descrive il suo popolo con parole asciutte, con una retorica scarna che fa emergere la drammaticità della condizione di schiavitù cui gli annamiti sono soggetti: con amara ironia si parla delle “cure” che i francesi rivolgono agli annamiti, torturandoli, massacrandoli e derubandoli; delle violenze subite dalle donne; della condizione di ignoranza e oscurantismo cui il suo popolo è condannato.

«Uguaglianza: i cittadini francesi fanno un servizio militare di 18
mesi mentre gli indigeni delle colonie sono obbligati a servire tre
o quattro anni sotto quella bandiera nelle cui pieghe si nascondono
l’oppio, l’alcol, le corvées e il saccheggio che vengono introdotti
nei loro Paesi. Mentre gli indigeni sono esiliati, deportati e messi in
prigione con pretesti ridicoli, piantatori e amministratori accusati di
omicidio, corruzione, inadempienza e furto vengono lasciati a una
brillante carriera».

Ma si parla anche della condizione di brutalità dei negri d’America – l’articolo sul linciaggio negli Stati Uniti è forse quello che colpisce e che indigna più di tutti – degli algerini, degli africani, degli operai della Ruhr, con la stessa intensità e la stessa partecipazione. Patriottismo e internazionalismo sono, per Ho Chi Minh, due aspetti della medesima lotta, due diversi modi di essere solidali e fratelli, sono le due strade fondamentali per la liberazione di tutti gli uomini oppressi.

«Il colonialismo è una sanguisuga a due ventose, delle quali una
succhia il proletariato metropolitano e l’altra il proletariato delle colonie.
Se si vuole uccidere questo mostro bisogna tagliargli entrambe
le ventose in una volta. Se se ne taglia una sola, l’altra continuerà a
succhiare il sangue del proletariato, l’animale continuerà a vivere e la
ventosa tagliata rispunterà».

Ho Chi Minh non vedrà la vittoria definitiva del Vietnam contro gli Stati Uniti, anche se la sua fede nel successo sarà sempre incrollabile. Forse anche per questa ragione Ho Chi Minh è stato uno degli uomini politici più amati: per il messaggio di speranza, di solidarietà ma anche di rigore e determinazione. In questi scritti emergono molte di queste sfumature che ci permettono di scoprire una grande personalità politica, storica, umana.

«Anche se la lotta del nostro popolo contro l’aggressione statunitense,
per la salvezza nazionale, potrebbe dover affrontare ancora
difficoltà e sacrifici, siamo destinati a conseguire la vittoria totale.
Questa è una certezza».

12/05/2019 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Annalisa Dimola

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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