Non è un docufilm!

Antonio Angelino, sindaco di Caivano, ha espresso “delusione” sulla fiction “La Preside” andata in onda lunedì 12 gennaio su Rai 1. Si chiede un dibattito in modo che si possa conoscere la realtà odierna di questa città.  


Non è un docufilm! Credits: www.fotoeweb.it

Premesso che quando la Rai presenta una fiction che descrive problemi sociali è sempre positivo e, ovviamente, proprio perché si tratta di una fiction, questa non potrà mai presentare una descrizione uguale alla realtà altrimenti sarebbe un docufilm che è un’altra cosa. Quindi. al di là del quadro sociale complessivo che si è delineato in questa fiction, nonché delle belle interpretazioni attoriali del cast e dei luoghi obiettivamente diversi nei quali sono state girate alcune scene, anche come San Giovanni a Teduccio che fa parte della periferia della città di Napoli, il tema del degrado di Caivano, che è un paese che fa parte della Città Metropolitana di Napoli ma è un comune autonomo, dovrebbe diventare di attenzione nazionale, perché la fiction non è stata vista soltanto dai telespettatori di Caivano. 

In questo articolo si mette in evidenza che la realtà odierna di Caivano è obiettivamente diversa da quella presentata dalla fiction, almeno come ha dichiarato il sindaco di Caivano Antonio Angelino, che di certo conosce la realtà del suo paese. Però questa diversità dovrebbe diventare di dominio pubblico a livello nazionale, possibilmente anche oltre i telespettatori che hanno visto la fiction. Il sindaco di Caivano è intervenuto su questa fiction, andata in onda lunedì 12 gennaio, su “Campania Oggi”, che è una trasmissione di “Tele club Italia” ed ha presentato un commento sulla fiction che ha come titolo “La Preside”. È ispirata alla figura di una preside di Caivano, Eugenia Carfora, che, come è stato sintetizzato nella presentazione, entrava nelle case degli studenti per contrastare la dispersione scolastica invitandoli ad andare a scuola, ma cercava anche, allo stesso tempo, di contrastare il disagio sociale. La serie della fiction è di 4 puntate, ognuna composta da due episodi, la protagonista Eugenia Carfora è stata interpretata dall’attrice Luisa Ranieri e la serie è stata diretta da Luca Miniero. Il sindaco di Caivano ha espresso apprezzamenti per l’attenzione nazionale rivolta al territorio dalla fiction, che tratta di una storia simbolo di impegno civile e di riscatto, però non ha nascosto un po’ di delusione, che è stata condivisa in parte anche dai cittadini di Caivano, ed è stata rilanciata dai media. ll sindaco ha sottolineato come la fiction sia stata girata a San Giovanni a Teduccio e non a Caivano, una scelta che, a suo avviso, priva il territorio di Caivano di una rappresentazione autentica. Inoltre, alcune scene risultano romanzate e distanti dalla realtà quotidiana rischiando di offrire un’immagine non fedele alla realtà. È da condividere pienamente il suo intervento, ma questo non deve precludere di andare oltre questa fiction rilanciando un dibattito, esso però va canalizzato per renderlo gestibile con documentazioni verificabili e va messo in evidenza che Caivano è cambiata rispetto ai tempi di riferimento della fiction.

È necessario che a questa fiction sia dedicato un contraddittorio pubblico, non soltanto in presenza ma anche online utilizzando le moderne tecniche di comunicazione, in quanto ha avuto un ascolto medio di oltre 4,8 milioni di telespettatori con il 27% di share. Quindi questa serie conferma la capacità dell’offerta della Rai, che quando vuole, s’intende, sa unire qualità narrative e forte attenzione sui temi sociali, considerati obiettivamente caldi, raccontando con sensibilità, come si è colto molto bene nelle sequenze delle scene, il complesso mondo della scuola con le sue sfide e problematiche che al momento non hanno soluzioni immediate di rilievo. La trama della fiction, come l’abbiamo colta almeno nella prima puntata, presenta il  percorso lungo il quale, Eugenia Liguori (che sarebbe la reale preside Eugenia Carfora), interpretata dall’attrice Luisa Ranieri, diventa preside dell'Istituto Morano di Caivano, scuola in stato di degrado e di abbandono. Nonostante le ostilità locali e l'assenteismo del personale, abbiamo visto che Eugenia non si piega. Inizia così la descrizione di quello che è stato il degrado di Caivano. Con l'aiuto del maresciallo Corsi si è messo in scena una battaglia coraggiosa per restituire dignità all'istituto e un futuro possibile ai suoi giovani studenti. Se questa narrazione televisiva resta unicamente confinata nella trama della fiction evapora tutta la tensione sociale, che si è formata durante la visione della fiction. Alcune famiglie del territorio, vedendo la fiction, hanno chiesto un cambiamento con interventi molto più radicali. Questa tensione politica e sociale, per una Caivano diversa, ha messo in evidenza oltre al disagio vissuto in quel territorio anche l’attuale stato dell’economia liberista dell’Italia. Il rischio è che resta soltanto il ricordo delle scene ben girate e nulla più. Ecco perché abbiamo la necessità che si vada oltre e non si perda l’occasione di fare un dibattito che metta in evidenza l’insieme dei nodi socioeconomici che, naturalmente come sappiamo, sono complessi.

Caivano non è una località turistica che viene visitata, ma è nota perché è stata al centro delle cronache dei telegiornali in quanto era una piazza importante di spaccio della droga. Il sindaco non si è dichiarato a favore della messa in onda della fiction, parlando di "delusione" sebbene non l'abbia dichiarato esplicitamente. Il pubblico a Caivano che conosce bene il tema, si è diviso tra quelli che hanno accolto positivamente la fiction e vogliono un cambiamento radicale, vedendo ottimamente i progressi in corso, e tra quelli legati alla situazione di prima che, naturalmente (ex spacciatori), sono ostili, ad esempio all'abbattimento delle Vele, cioè quelle note residenze che hanno favorito lo spaccio della droga. Delusione? Ok. È nazionale? Il sindaco di Caivano trasformi questa sua delusione, che è anche la nostra, e rilanci un dibattito, qualificato certo, nel merito documentando i cambiamenti che ci sono stati e si attivi per il rilancio di una conoscenza reale sulla odierna Caivano. È chiaro che le problematiche sociali, diciamocelo, non sono certo soltanto un tema che interessa Caivano e chi scrive questo articolo ritiene che siano nazionali, e alquanto diffuse con intensità dinamica, e che interessino non soltanto la scuola ma più in generale l'idea di che paese vogliamo che debba essere l’Italia. La scuola non può essere indipendente dall’economia la quale in Italia è un’economia liberista, nonostante non sia prevista dalla nostra Costituzione. Oggi però l’economia italiana presenta certo equilibri condivisi, ma questi sono soltanto a vantaggio di una parte del paese che possiede redditi comunque elevati rispetto a quelli dei lavoratori in generale. Teniamo in conto che il potere di acquisto dei salari, stipendi e pensioni, diminuisce continuamente e per molte famiglie non esistono gioie ma soltanto stati di tristezza progressiva anche se obiettivamente dinamici come quelli, ad esempio, per non pochissime famiglie di mettere insieme la cena con il pranzo. Non esistono per queste famiglie cene e pranzi nei ristoranti e neanche la possibilità di assistere a spettacoli in presenza nei teatri, esistono soltanto le visioni in televisione che, in Italia, presenta programmi spesso pessimi. Nella società contemporanea si coglie un odio sociale che si taglia con il coltello, soprattutto contro i politici che si vedono continuamente in televisione, che quando parlano si coglie subito  che sono molto lontani dalla gente comune. Questi politici hanno fatto approvare in parlamento una legge finanziaria che è stata denominata “finanziaria dei ricchi” che aumenta le accise e diminuisce le aliquote Irpef dal 35% al 33%  per i redditi da 28Mila euro fino a 50Mila euro e peraltro offrirà un bonus per frequentare le scuole private, mettendole in concorrenza sleale con le scuole pubbliche.  

La Rai fa finta di offrire un servizio pubblico di qualità, al di là di qualche trasmissione che, rispetto a tutta la sua produzione, spesso si trova in tendenziale emarginazione e si salva dalla sua chiusura esclusivamente per gli indici alti di ascolti che sono certificati. Però una volta tanto che la Rai ha prodotto una fiction su un tema sociale, che descrive un degrado conclamato, non snobbiamo questa fiction con superficiali commenti e rilanciamo un dibattito mirato con approfondimenti in modo che sia considerata per quello che è, una narrazione cinematografica che ha provocato certo anche delle contrarietà ma che delinea un percorso di conoscenza sul degrado di Caivano, che va approfondito in modo che possa alimentare la scelta di una svolta in Italia quantomeno a livello di coscienza condivisa. Poco non sarebbe.

I media hanno diffuso dei filmati, girati mentre andava in onda questa fiction, che descrivono una festa in casa di Luca Zingaretti e di Luisa Ranieri. Vedere questi video francamente non mi è sembrata una cosa aderente ai significati di questa fiction, in quanto non c’è niente da festeggiare. Sia chiaro non per la festa in sé, che è una cosa privata e non interessa, ma per il fatto che non è in linea per niente ed è stata pubblicizzata attraverso i media, facendola di fatto diventare pubblica e quindi obiettivamente condivisa.  Naturalmente non si sa davvero a quale pubblico fosse diretta. Premesso che è davvero non interessante che si faccia una festa per la messa in onda di una fiction sul degrado, perchè di degrado tratta, e che presenta tematiche non belle e sulle quali si devono analizzare le ragioni politiche, sociali ed economiche. Non festeggiare per averla prodotta. In Italia sul degrado si fanno analisi che diventano fiction in quanto rappresentano un insieme di stati sociali drammatici. Ecco, quindi, come il mondo dello spettacolo attraverso i suoi operatori produce le sue narrazioni sui fenomeni di degrado e festeggia come se fossero dei docufilm, ma non lo sono. Festeggiare su che cosa? Sulle interpretazioni degli attori? Sulle scene? La realtà di Caivano non è rappresentabile da una fiction, ma è un quadro sociale di una città che esiste ed è noto che è il risultato di scelte politiche sbagliate che vanno cambiate.    

In conclusione, c’è un interrogativo che ha caratterizzato l’attenzione dei media quando Caivano era al centro delle cronache dei telegiornali e si chiedeva con forza che doveva uscire dal degrado. Nel dibattito di allora, che riguardava principalmente il ruolo dei genitori, si diceva che il genitore, in generale, doveva svolgere un ruolo di guida verso i figli e che doveva essere bravo non solo a riprendere i propri figli ma, quando era necessario, anche ad accoglierli, quando c’era bisogno. All’epoca si commentava, facendo osservare, che una cosa è quando un genitore ha un lavoro stabile e un reddito adeguato per soddisfare le esigenze della propria famiglia, altra è quando non ha un lavoro e non ha un reddito arrangiandosi mediante anche attività illegali. I ragazzi è naturale che debbano andare a scuola, ma quando le famiglie non sono in uno stato di armonia economica con un reddito disponibile non sono quasi mai socialmente in equilibrio. Ora possiamo affermare che se i genitori non mandano i figli a scuola debbono essere perseguiti a livello di legge, ma, se non si affrontano le ragioni vere della disoccupazione che viene liquidata dagli economisti come naturale, fino a che punto le leggi possono essere davvero applicate? 

Una fiction è uno spettacolo televisivo e non può essere uno strumento che aiuti i processi sociali in quanto è prodotta da attori e operatori, professionalmente autonomi dagli stessi processi sociali correnti, che producono narrazioni che si descrivono nelle fiction stesse. Si spera che il sindaco di Caivano si attivi davvero e vada oltre la delusione che ha manifestato, aiutando così ad eliminare il degrado che esiste anche in altri centri dell’Italia.

23/01/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: www.fotoeweb.it

Condividi

L'Autore

Felice di Maro

Pin It

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

Newsletter

Iscrivi alla nostra newsletter per essere sempre aggiornato sulle notizie.

Contattaci: