La scuola come terreno di conflitto sociale
Il sistema scolastico di un paese non può mai essere analizzato come un sistema autonomo; come tutti i campi dell’attività umana riflette sempre, nella sua specificità, il movimento generale dello sviluppo dell’umanità e la dinamica del conflitto tra le classi in cui questo ecosistema è inserito. Dentro questa dinamica un ruolo fondamentale lo gioca l’ideologia che ha la funzione di naturalizzare, cioè di rendere inevitabile, necessario, immodificabile, ciò che è, invece frutto di scelte precise, di azioni politiche consapevoli compiute da uomini che esprimono interessi specifici e di classe. Per questa ragione non diciamo nulla di nuovo e di originale se analizziamo le riforme attuali della scuola come il prodotto di un attacco alla funzione emancipatrice della scuola che comincia negli anni 90 e che è incardinata sul modello ideologico del profitto come unica e fondamentale dimensione dell’esistenza umana.
L’avanzata delle controriforme scolastiche
In un crescendo di controriforme gli esponenti del capitale finanziario in politica hanno tradotto una serie di costruzioni ideologiche – spesso incomprensibili dal senso comune – in leggi, dispositivi operativi, gestione finanziaria, adempimenti, obblighi e coercizioni che, a seconda dei casi, hanno trovato resistenze più o meno forti, hanno generato, spesso lotte generali che hanno rallentato quei processi, in altri insoddisfazione, senso di frustrazione e resistenza passiva ad un meccanismo coercitivo ed alienante percepito con paura, senso di frustrazione ed impotenza. Si tratta di una lotta quotidiana in cui la classe dominante, forte di tutti gli apparati di coercizione, della leva finanziaria e del controllo della macchina burocratica, non ha mai abbandonato l’attacco, sempre con lo stesso obiettivo e con i suoi dogmi ideologici, sondando, caso per caso, a seconda della resistenza che ha incontrato, l’intensità e la forza dell’azione da intraprendere ma mai abbandonando l’obiettivo strategico: trasformare la scuola in un grande strumento di manipolazione culturale al servizio dell’indottrinamento e dell’utilizzo della vita e delle menti degli individui all’ideologia del profitto del grande capitale finanziario.
La scuola-azienda e l’ideologia del profitto
Il modello dell’azienda non è altro che uno degli strumenti di quest’operazione, così come lo schema dell’appiattimento puro e semplice della funzione della scuola solo ed esclusivamente in funzione del lavoratore salariato a basso impiego. Si tratta di pura e semplice ideologia.
Chi non auspicherebbe una formazione scolastica che prepari anche al lavoro; che predisponga il ragazzo alla comprensione dei processi produttivi, alla qualificazione di un lavoratore autonomo e di un cittadino consapevole? Poche persone immaginano un processo di formazione che corrisponda solo ed esclusivamente all’assimilazione di nozioni astratte da imprimere nella mente dei ragazzi.
Il punto è un altro. Se non si capisce che l’intero impianto è fondato su un assunto ideologico, su un dogma incontrovertibile, non si riesce a scardinare il modello di scuola che nel tempo diventa sempre più penetrante, coercitivo, ideologico e disfunzionale.
Il salto di qualità del Ministero dell’Istruzione e del Merito
Con il Ministero dell’Istruzione e del Merito assistiamo ad un salto di qualità: l’ideologia, che fino a poco tempo fa, si muoveva sui tagli, sulle riforme burocratiche, sull’ampliamento dell’offerta formativa ad attività estranea alla didattica, ora sta entrando pienamente ed organicamente nell’attività di ogni insegnante, si traduce sempre di più in forme di coercizione e in obblighi che tendono a svuotare completamente di senso tutta l’attività didattica. Nelle Scuole superiori le ore di orientamento e di alternanza scuola-lavoro, divenute obbligatorie, riducono materialmente il tempo scuola, frammentano gli apprendimenti in una molteplicità di attività che destabilizzano completamente la formazione.
La riforma degli istituti tecnici
La Riforma degli Istituti tecnici, ridotti a quattro anni, con l’accorpamento di più discipline concepita in un’ottica di risparmio e dequalificante; lo svuotamento della formazione umanistica e scientifica tutto a vantaggio di una dimensione astrattamente professionalizzante rende chiara l’idea dell’appiattimento di tutta la formazione esclusivamente alle logiche del profitto.
Ci si potrebbe chiedere: dato che la scuola non ha la stessa identica struttura del lavoro materiale, a questo punto chiudiamo la scuola ed integriamola nella fabbrica. Un totale non senso.
È stata inevitabile, da questo punto di vista, la protesta degli insegnanti e degli studenti negli istituti tecnici che è culminata nello sciopero del 7 Maggio e che proseguirà con altre attività che il coordinamento sta predisponendo.
Una trasformazione che riguarda tutta la scuola
Il problema è che la lotta va allargata, estesa a tutto il mondo della formazione, poiché la riforma degli istituti tecnici è solo un momento drammatico, ma un momento di un processo che è in atto e che sta raggiungendo picchi di autoritarismo e di coercizione mai visti prima.
L’escalation dell’ideologia ordoliberista sta raggiungendo forme di violenza ed insensatezza parossistiche: la riduzione di un anno è prevista anche per i licei ed il progetto di Valditara è d’integrare il modello predisposto per gli istituti tecnici a tutti gli ordini di scuola; quindi portare tutte le scuole secondarie a quattro anni.
L’uso ideologico delle materie umanistiche
Che si tratti di un disegno puramente ideologico è evidente dall’aspetto culturale imposto da Valditara e predisposto nelle linee guida e nell’educazione civica: le materie umanistiche hanno una funzione; non la perdono affatto; l’impianto gentiliano e classista non viene meno, cambia la sua funzione, si adatta alle nuove esigenze del bonapartismo regressivo della destra europea: rivendicare la superiorità dell’occidente, il suo primato culturale e la sua missione civilizzatrice di fronte alle orde barbariche dei popoli del terzo mondo. La follia e l’irrazionalità del disegno egemonico è degna di un’élite parassitaria ed in decadenza.
La necessità dell’organizzazione e della resistenza
Stiamo arrivando ad un passaggio critico nel mondo della scuola. L’abbrutimento a cui ci stanno portando è evidente a tutti coloro che la vivono quotidianamente, un abbrutimento accentuato da un senso d’estraniazione e da una logica autoritaria, violenta ed individualistica che opera quotidianamente.
Si tratta di organizzarsi per interrompere questa macchina, di confrontarsi per farla inceppare rimanendo nel quadro della legalità e delle nostre funzioni. L’attacco è troppo forte, non si può contrastare questa deriva se non si bloccano tutte quelle attività aggiuntive che alimentano quest’ideologia.
Non è un lavoro facile, bisogna svolgere nei confronti di molti insegnanti un’azione educativa, egemonica che li porti a prendere coscienza e ad abbandonare funzioni e processi che tendono a riprodurre in forme meccaniche.
Ma è l’unica strada percorribile per opporsi alla barbarie.
