Come riaprire la partita politica in Italia?

Allo stato attuale le carte nella campagna elettorale le dà tutte la destra. Le cose potrebbero iniziare a modificarsi se Schierarsi e Agorà costringessero il Campo largo a dire qualcosa di sinistra. Ma per un reale cambiamento ci vorrebbe un grande movimento dal basso che spazzi via l’attuale classe dirigente e rifondi la vita politica a partire dall’attuazione della Costituzione.


Come riaprire la partita politica in Italia?

Sul piano internazionale la situazione è significativamente mutata. Fino a pochi anni fa le potenze occidentali potevano presentare le loro aggressioni imperialistiche come operazioni di polizia internazionale. I nemici di turno venivano sconfitti in termini molto rapidi. Capi di Stato che si opponevano al nuovo ordine unipolare venivano, in tempi relativamente rapidi, processati o sommariamente eliminati.

Le cose sembrano addirittura peggiorate, con l’arresto del presidente del Venezuela, senza nemmeno un giorno di scontro diretto e la guida suprema dell’Iran, uccisa al secondo attacco statunitense.

D’altra parte la Russia, apparentemente caduta in una trappola come furono il Vietnam per gli Usa e l’Afghanistan per l’Urss, al momento non solo non cerca di disimpegnarsi dal conflitto in Ucraina, ma è ancora in grado di imporre le proprie condizioni per l’apertura dei colloqui di pace.

Ancora più sorprendente è che, nonostante l’aggressione congiunta di Israele e Usa, nonostante la grande instabilità interna, con un regime che sembrava prossimo al crollo, l’Iran non solo non è stato costretto alla resa o a un cambio di regime, ma appare in grado di dettare le proprie condizioni per colloqui di pace con gli aggressori statunitensi. Appare sorprendente che Stati Uniti e Israele sono rimasti soli nell’aggressione e, anzi, diversi fra i loro più stretti alleati chiedono di aprire al più presto colloqui di pace. Cosa ancora più sorprendente è che la maggioranza degli stessi statunitensi si dice contraria a questa guerra e si sente più vicina ai palestinesi che agli israeliani.

Né Russia, né Iran sono stati isolati e condannati sul piano internazionale e, novità ancora più significativa, a non avere armi a sufficienza per continuare il conflitto non sono Russia e Iran, ma piuttosto le grandi potenze occidentali. Persino i ribelli yemeniti sciiti, una minoranza che abita la zona più povera e arretrata del paese, riesce a tenere testa e a costringere a scendere a patti gli Stati Uniti e mette in seria difficoltà una grande coalizione guidata dall’Arabia Saudita.

Ancora più imprevedibile appare il fatto che, nonostante sotto attacco da potenze molto più grandi, Iran e Houti sono in grado di controllare due passaggi decisivi dei traffici internazionali. Si ricordi che uno degli aspetti principali che aveva fatto degli Stati Uniti l’unica grande potenza internazionale era il fatto che assicurava il controllo delle grandi vie di traffico internazionali.

Anche il modo di considerare Israele, questa fondamentale testa di ponte dell’occidente imperialistico all’interno dei paesi non allineati ha perso sempre più la sua capacità di egemonia a livello internazionale. Se ancora fino a pochi anni anni fa la Stato ebraico appariva la grande vittima della storia, oggi sul piano internazionale, viene sempre più spesso identificato con l’aggressore.

D’altra parte, in un lasso di tempo altrettanto breve le forze della destra radicale e persino dell’estrema destra, dall’ apparire marginali sul piano internazionale hanno assunto sempre maggiore centralità. Non solo controllano direttamente la prima e la terza potenza internazionale, cioè gli Stati Uniti e il Giappone, ma anche la quinta: l’India. In quasi tutti i paesi europei più potenti la destra radicale, o l’estrema destra sono divenuti i partiti di maggioranza (relativa): Francia, Germania, Gran Bretagna e Italia.

Pesino in America Latina, l’unico continente in cui fino a poco tempo fa avevano il sopravvento le forze progressiste, si sono affermati presidenti di destra radicale o estrema: Argentina, Colombia, Perù, Cile, El Salvador, Equador per citare solo i più noti.

Anche dal punto di vista economico le cose sono mutate in modo estremamente rapido. I rapporti di forza sul piano economico fra paesi del Sud globale e potenze imperialiste occidentali si sono rovesciati. In sede Onu queste ultime hanno perso gran parte della loro capacità di egemonia sul piano internazionale. L’Arabia Saudita ha deciso di non vendere più il proprio petrolio esclusivamente in dollari. Così anche il signoraggio del dollaro è in fase di costante declino. Per la prima volta gli interessi sul debito statunitensi hanno superato gli investimenti nel settore militare. Anche il capitalismo tedesco, che sembrava quello più in grado di resistere alla crisi, ora – per sopravvivere – deve votarsi al riarmo.

In Italia, sempre più in crisi economica, il governo egemonizzato dalla destra radicale entra finalmente in crisi. Purtroppo ad avvantaggiarsene è l’opposizione dell’estrema destra. L’opposizione progressista, al contrario, dall’inizio della crisi del governo dopo la pesante sconfitta nel referendum, punta esclusivamente a conquistarsi il benestare dei poteri forti.

Questi ultimi – consapevoli che, nonostante l’assenza di una reale opposizione, le politiche antipopolari del governo non potevano che farne decrescere la capacità di egemonia – hanno dato il nulla osta alla formazione di una opposizione di estrema destra.

Quest’ultima fra la crisi delle forze di governo e del campo largo è divenuta ben presto l’ago della bilancia, capace di spostare decisamente a destra il dibattito politico anche per l’ignavia della sinistra tanto moderata che radicale.

Per la prima volta negli ultimi sondaggi il centrosinistra ha superato, per quanto di misura, il centrodestra. Entrambi gli schieramenti tendono però a perdere consensi a favore della destra estrema. Per cui, allo stato attuale, in mancanza di accordo fra destra ed estrema destra, vincerebbe di misura il centro-sinistra. Con la modifica della legge elettorale, ormai a buon punto, si rischierebbe una situazione di sostanziale pareggio. In presenza invece di accordo a destra, ci sarebbe un governo significativamente più reazionario del precedente.

Nonostante questo scenario da incubo,  né la sinistra moderata, né la sinistra radicale sembrano in grado di entrare in partita. Nella Uil hanno prevalso le forze filogovernative, per cui insieme alla Cisl non contribuiscono in nessun modo all’opposizione verso il governo più reazionario della storia della Repubblica. La stessa Cgil, egemonizzata da forze afferenti al Campo largo, ha smesso di opporsi alle politiche del governo, proprio quando quest’ultimo è entrato in crisi. Nello stesso tempo i sindacati di base, divisi e generalmente massimalisti, non sono stati in grado di sviluppare lotte di massa, che potessero incidere sul panorama politico.

In tale drammatica situazione solo le forze liberali progressiste, rappresentate da “Il fatto”, sembrano al momento in grado di riaprire il confronto politico, spostando almeno in parte il dibattito politico su temi che non favoriscono la destra, come il contrasto all’escalation della guerra contro la Russia. In realtà tale parola d’ordine può essere sfruttata anche dalle componenti dell’estrema destra. D’altra parte, le critiche a un campo largo intenzionato ad assumere posizioni ancora più centriste, mirando a inglobare anche le forze ultraliberiste, sta costringendo anche le forze che fanno capo a Di Battista a minacciare di scendere in campo, in particolare se si arriverà a riciclare nell’opposizione persino Renzi.

In tal modo anche la partita politica nel breve periodo si potrebbe riaprire se si cercasse – grazie a convergenze fra le forze liberali progressiste e quelle della sinistra radicale che si oppongono al Campo largo, tendenzialmente larghissimo – di costituire una alternativa di sinistra, in grado di fare egemonia sullo schieramento progressista e sulla politica nazionale. Un po’ come Futuro nazionale è riuscito a influenzare profondamente lo schieramento conservatore e a spostare ancora più a destra il dibattito pubblico.

Se si aprisse un tale scenario si verrebbe a creare una situazione di sostanziale parità sul piano politico, differente da quello elettorale, fra le forze in campo. Rispetto allo stato attuale sarebbe un importante miglioramento di una situazione, altrimenti, pesantemente compromessa, sebbene, in realtà, anche questo sviluppo non sarebbe sufficiente. In una situazione di parità divengono infatti centrali le forze del centro liberista. Il che significherebbe il riproporsi di governi di larghe intese o di governi tecnici. In entrambi i casi le politiche liberiste e antipopolari non farebbero che rinviare di qualche anno un governo di coalizione fra la destra radicale e l’estrema destra.

Per evitare questo scenario l’unica reale possibilità è una ripresa dei movimenti dal basso, spontanei, delle classi subalterne, delle donne e delle giovani generazioni. Un movimento che se fosse in grado di svilupparsi da rivendicazioni socio-economiche a rivendicazioni politiche, potrebbe portare a liberarci finalmente da questa classe dirigente che sta portando non solo i ceti subalterni, ma l’intero paese alla rovina.

Se a questo punto la sinistra radicale sarà in grado di ritornare in sé e di dare ai movimenti spontanei di massa una direzione consapevole si potrebbe creare un governo di reale alternativa di sinistra. Un governo del tipo di quello che si venne a creare in Venezuela ai tempi della Rivoluzione bolivariana e del Socialismo del XXI secolo o un governo, per arrivare a un esempio più attuale, come quello che si è creato in Sri Lanka.

Si tratta di scenari utopistici? Sì, certo, ma non per questo impossibili da realizzare. Anche i significativi cambiamenti che si sono prodotti in Venezuela e, più recentemente, in Sri Lanka erano difficilmente prevedibili.

In tali paesi hanno avuto successo perché c’è stata una minoranza organizzata che ci ha creduto ed ha individuato anche la tattica in grado di praticare degli obiettivi precedentemente utopistici. Se in Venezuela il processo ha portato alla creazione di una nuova costituzione, decisamente più avanzata della precedente, in Italia si potrebbe partire da una piena attuazione della Costituzione, eliminando le modifiche reazionarie introdotte negli ultimi anni, a partire dal pareggio di bilancio.

15/08/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Renato Caputo

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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