Clacton, la vittoria che non basta a Farage: il voto satirico rivela i limiti di Reform UK

Nigel Farage riconquista senza difficoltà il seggio di Clacton, ma dietro il 63,3% emergono segnali meno rassicuranti per l’estrema destra: affluenza al 44,4%, quasi diecimila voti al candidato satirico Count Binface e un consenso nazionale per Reform UK che sembra aver raggiunto il proprio limite.


Clacton, la vittoria che non basta a Farage: il voto satirico rivela i limiti di Reform UK

Nigel Farage ha vinto nettamente le elezioni suppletive di Clacton del 13 agosto, riconquistando il seggio che aveva volontariamente lasciato vacante poche settimane prima. Il leader di Reform UK ha ottenuto 22.239 voti, pari al 63,3% dei suffragi validi, contro i 9.455, il 26,9%, raccolti da Count Binface, personaggio satirico interpretato dal comico Jonathan Harvey. Nessuno degli altri trentadue candidati è andato oltre l’1,5%. Il risultato potrebbe dunque apparire come una dimostrazione di forza difficilmente contestabile per il leader dell’estrema destra britannica. Tuttavia, letto nel contesto della consultazione e confrontato con le elezioni generali del 2024, esso offre un quadro molto più complesso.

Facendo un passo indietro, Farage aveva provocato personalmente la suppletiva dimettendosi dalla Camera dei Comuni mentre era sottoposto a un’indagine parlamentare relativa alle proprie dichiarazioni finanziarie e, in particolare, alla mancata registrazione di un dono da 5 milioni di sterline ricevuto dall’imprenditore Christopher Harborne. Il leader di Reform aveva tuttavia deciso di ripresentarsi immediatamente, cercando di trasformare la consultazione in uno scontro fra gli elettori di Clacton e quello che descrive come l’establishment politico e mediatico deciso a distruggerlo. L’obiettivo era dunque quello di ottenere una nuova investitura popolare e utilizzare il risultato come risposta politica alle accuse che lo riguardavano. L’indagine parlamentare, per la cronaca, è ripresa immediatamente dopo la sua rielezione. 

La sua strategia è inoltre stata alterata dalla decisione dei principali partiti britannici di non partecipare alla consultazione. Labour, Conservatori, Liberal Democratici, Verdi e Restore Britain hanno tutti rinunciato a presentare un candidato, privando Farage del confronto diretto con l’establishment che intendeva mettere sotto accusa. Il Comitato esecutivo nazionale del Labour, in particolare, ha definito la consultazione un circo e ha sostenuto che il leader di Reform avrebbe dovuto lasciare che l’indagine parlamentare facesse il proprio corso. La leader conservatrice Kemi Badenoch ha adottato una posizione analoga, distinguendo questa elezione provocata volontariamente da Farage da un’eventuale futura suppletiva determinata dalle conseguenze dell’inchiesta. Ed Davey, leader dei Liberal Democratici, ha invitato gli altri partiti a non fornire ulteriore visibilità a quello che considerava un progetto personale del leader di ReformQuesta scelta spiega perché il 63,3% ottenuto da Farage non possa essere confrontato meccanicamente con il 46,2% delle elezioni generali del luglio 2024. Due anni fa a Clacton esisteva una competizione normale tra i principali partiti. Farage aveva raccolto 21.225 voti, i Conservatori 12.820, il Labour 7.448, i Liberal Democratici 2.016 e i Verdi 1.935. La partecipazione era stata del 58,7%. Reform e Conservatori, sommati, avevano dunque raccolto il 74,1% dei voti espressi.

Nel 2026, l’affluenza è scesa al 44,37%: sono stati espressi poco più di 35.000 voti validi, contro quasi 46.000 nel 2024. Allo stesso tempo, Farage non ha perso voti: al contrario, è passato da 21.225 a 22.239, guadagnandone poco più di mille. È probabilmente questo il dato più favorevole per Reform UK: la parte più fidelizzata dell’elettorato faragista non soltanto non si è smobilitata davanti alle controversie finanziarie, ma è tornata alle urne in una consultazione estiva, anomala e priva di una vera competizione partitica. Clacton dimostra quindi che Farage possiede un nucleo elettorale fortemente mobilitato e disposto a seguirlo anche in una consultazione costruita esplicitamente attorno alla sua persona.

Ma a rendere l’elezione bizzarra e mediatica è stato soprattutto il fatto che un personaggio satirico come Count Binface abbia raccolto 9.455 voti, il 26,9% dei validi, diventando di gran lunga il principale avversario di Farage. Il personaggio, che si presenta alle elezioni con un grande bidone nero al posto della testa e un programma volutamente assurdo, appartiene alla lunga tradizione britannica delle candidature satiriche. Mai, tuttavia, aveva raggiunto una dimensione elettorale paragonabile a quella registrata a Clacton.

In assenza delle principali alternative, Count Binface è diventato il contenitore disponibile per il voto anti-Farage, per la protesta contro la natura stessa della suppletiva e per quella componente dell’elettorato che ha preferito rispondere alla teatralizzazione dello scontro politico attraverso la satira. Il boicottaggio dei principali partiti ha inoltre impedito al leader di Reform di ottenere il risultato politico che cercava. Una vittoria contro un candidato del Labour avrebbe potuto essere presentata come una sconfitta del nuovo primo ministro Andy Burnham. Una vittoria contro un candidato conservatore avrebbe rafforzato la pretesa di Reform di sostituire definitivamente i Tories come principale forza della destra britannica. La vittoria su Count Binface non consente né l’una né l’altra conclusione: Farage ha recuperato il proprio seggio, ma non ha battuto nessuno dei suoi veri avversari nazionali.

Il risultato contiene tuttavia anche un segnale problematico per la sinistra britannica. Come ha osservato il Morning Star, giornale vicino alle posizioni del Communist Party of Britain, sarebbe infatti fuorviante interpretare il successo di Count Binface come una sorta di sconfitta politica di Farage: il leader di Reform ha conservato e persino leggermente aumentato il proprio numero assoluto di voti rispetto al 2024, mentre nessuna forza della sinistra è stata presente per contendergli direttamente quella parte dell’elettorato popolare che negli ultimi anni si è spostata verso la destra populista. Il paradosso di Clacton è dunque che il voto mette in evidenza contemporaneamente i limiti di Farage e quelli dei suoi avversari: esiste un consistente sentimento di rigetto nei confronti del leader di Reform, come dimostrano i quasi diecimila voti raccolti da una candidatura satirica, ma questo malcontento non trova ancora un’espressione politica organizzata capace di sottrarre a Farage il suo radicamento tra settori dell’elettorato popolare. 

La questione diventa ancora più rilevante perché Clacton arriva in una fase nella quale l’avanzata di Reform UK nei sondaggi ha iniziato a rallentare. Nel rilevamento YouGov del 9-10 agosto il Labour risultava al 24%, Reform al 22% e i Conservatori al 21%, con il partito di Farage al livello più basso registrato dall’istituto dall’inizio del 2025. Un successivo sondaggio Opinium, realizzato tra il 12 e il 14 agosto, ha attribuito al Labour il 27%, a Reform il 25% e ai Conservatori il 18%. Due istituti diversi restituiscono percentuali differenti, ma concordano sul punto politicamente essenziale: il Labour di Burnham è tornato competitivo e Reform non domina più la scena come alcuni mesi fa.

Ancora più problematici per Farage sono i dati personali. Secondo YouGov, a luglio soltanto il 22% dei britannici aveva un’opinione favorevole del leader di Reform, mentre il 68% ne aveva una negativa, per un saldo negativo di 46 punti: il peggiore registrato dal rilevatore dell’istituto nell’arco di dieci anni. Anche Opinium registra una forte differenza fra Farage e Burnham: nel sondaggio pubblicato il 15 agosto, il primo ministro conservava un saldo di approvazione positivo di 11 punti, mentre Farage era a -28 e risultava nettamente battuto da Burnham nel confronto su chi sarebbe il miglior primo ministro. 

Nel complesso, dunque, Farage continua a essere estremamente efficace nel mobilitare il proprio campo, ma sembra incontrare crescenti difficoltà nell’allargarlo. Reform UK può ancora beneficiare dell’insoddisfazione per l’immigrazione, del deterioramento dei servizi pubblici, della crisi del sistema politico tradizionale e dell’eredità del lungo declino conservatore. Il partito dispone ormai di un radicamento che sarebbe sbagliato ridurre a una semplice fiammata populista, ma la sua ascesa sembra aver raggiunto il proprio picco, e le vicende personali del leader potrebbero sancire l’inizio del declino della formazione di estrema destra. Clacton sembra così mettere in luce il paradosso fondamentale di Reform, ma anche i limiti dei suoi avversario: Farage resta il principale motivo della forza del partito, ma potrebbe essere diventato anche il suo principale limite; al tempo stesso, i suoi avversari dimostrano di non avere ancora trovato gli strumenti politici per sottrargli stabilmente quella parte dell’elettorato popolare sulla quale Reform ha costruito la propria ascesa.

20/08/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Giulio Chinappi

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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