Forse in molti abbiamo finora frainteso un fatto importante quando abbiamo notato che il governo Meloni pareva non avesse nulla da dire sulla tragica fase congiunturale che stiamo attraversando e in particolar modo, ma non solo, sul genocidio del popolo palestinese ancora in corso. Ebbene, non è vero che il governo non parla, il governo parla, e fin troppo.
Prima dell’estate, per esempio, la Meloni ha incontrato Mette Frederiksen, la premier danese socialdemocratica, con cui ha sviluppato una assai curiosa sintonia sulla gestione dei flussi migratori. In quell’occasione le due hanno parlato e parlato e hanno annunciato nientepopodimeno che avrebbero lanciato un dibattito a livello europeo sul futuro delle convenzioni internazionali in materia di migrazione. Poi le due hanno parlato su questo tema anche coi leader di altri 7 Paesi europei (Austria, Belgio, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e Repubblica Ceca) e alla fine tutti insieme hanno partorito una lettera – pretendendo peraltro di parlare a nome della grande maggioranza di noi comuni mortali – con cui propongono di dibattere su una “soluzione innovativa” per risolvere la sfida della migrazione sregolata nel contesto del mondo globalizzato e di queste nostre povere democrazie pregne di rispetto dei diritti umani ma prese d’assalto. La lettera si basa su una serie di assiomi incontrovertibili: la nostra società occidentale è l’unica democratica, i nostri valori sono necessariamente superiori e quindi sono quelli a cui il mondo ambisce sottostare, la “globalizzazione” è un fatto che non solo descrive il presente della nostra società ma anche il suo futuro, non può esistere altro. Segue un postulato: i migranti sono un po’ troppi ed essi si recano perlopiù irregolarmente nelle nostre gioiose lande non perché non esista un modo regolare per entrarvi ma per il puro gusto di trasgredire la legge; inoltre spesso celano intenti criminosi in qualche modo innati (citando la lettera: “è al di là della nostra comprensione come alcune persone possano venire nei nostri Paesi e condividere la nostra libertà e la nostra vasta gamma di opportunità e, di fatto, decidere di commettere reati.”). Dunque si desume altresì che decenni di studi di sociologia criminale per individuare i nessi esistenti fra delinquenza e ambiente sociale siano stati completamente inutili dal momento in cui costoro affermano con sicumera che la scelta di delinquere discenda in loro solo e unicamente da una precisa scelta un po’ ingrata di assecondare una certa attitudine deviante, pur essendo accolti in un Paese europeo che, come noto, dispiega una vasta e scintillante gamma di opportunità ai subalterni, soprattutto se extracomunitari.
Già questo sarebbe sufficiente per preferire di gran lunga il silenzio dei “leader” dei governi piuttosto che tale disgustosa sequenza di ipocrisie e suprematismo occidentale. Ma no, essi proseguono e passano ad illustrare le “nuove soluzioni” che avrebbero elaborato e che vorrebbero essere liberi di attuare a livello politico, ognuno nei propri Paesi, senza dover sottostare alle pruriginose statuizioni della Corte europea dei diritti dell’uomo che, con la propria attività giurisprudenziale, ha esagerato nell’imbrigliare l’autonomia degli Stati che in tal modo non sono liberi di calpestare i diritti umani dei migranti per sacrificarli sull’altare del capitale. Hanno scritto che loro avevano una “idea innovativa” che consta nel proporre sostanzialmente una limitazione (o meglio, una revisione) dei criteri garantisti con cui finora la Corte ha interpretato la Convenzione di Ginevra sui rifugiati e la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, che prevedono il divieto di rimpatrio in luoghi in cui la persona sarebbe a rischio di tortura e trattamenti inumani e degradanti. Stanno quindi diffondendo il falso mito per cui la Corte impedirebbe chissà quanti e quali rimpatri di pericolosi criminali per evitare loro di essere sottoposti a tortura nel Paese di origine allo scopo di convincere l’opinione pubblica che il garantismo della Convenzione venga sfruttato da queste specie di toghe rosse della Corte Europea dei diritti dell’uomo per tenere a spasso in Europa criminali inespellibili.
Il fatto vero, però, è che quello che stanno veramente chiedendo i cari “leader” con la loro letterina di Babbo Natale è giungere ad eliminare la possibilità che esistano canali di protezione per la stragrande maggioranza dei casi ossia tutti quegli stranieri che, in assenza di sistemi legali di ingresso per ricerca di lavoro in molti Paesi europei, utilizzano per regolarizzarsi il viatico del sistema asilo pur non provenendo da contesti in cui è in corso una vera e propria guerra o vengono perseguitati e, successivamente, costruiscono un percorso di vita fatto di lavori spesso precari ma continui: ecco che la Corte si trova nella posizione di tutelare dal divieto di espulsione non dei criminali ma persone che, pur straniere, hanno costruito in Europa un percorso di vita, in ottemperanza a quanto previsto dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali che tutela appunto dalle ingerenze il rispetto della vita privata e familiare. E’ un vero peccato perché queste persone sarebbero tanto più preferibili se fossero clandestine e ricattabili al 100% dal capitale!
Visto che detto così pareva brutto - perché ancora negli ambienti incravattati e nei salotti che contano pensano che dire le cose con le parolone e le supercazzole sia sufficiente per prendere in giro le persone – allora si sono inventati che la Corte decide in modo “troppo umanitario” e che le esigenze e le sfide del mondo contemporaneo (leggasi del capitale) esigono maggiore libertà di controllo e di espulsione (leggasi clandestinità) dei migranti con la scusa che alcuni di loro “approfittato della nostra ospitalità per commettere reati e far sentire gli altri insicuri” (cit.). Quindi via, revisioniamo la Convenzione, d’altra parte questi non sono uomini perché non sono noi.
Non è forse vero che tutto questo contenuto increscioso è esplicitamente emerso pur avendo “i leader”, come si autodefiniscono, parlato con un linguaggio formalmente ineccepibile? La violenza dei contenuti - leggete da voi quella lettera - la percepite oppure no mentre fanno finta di nascondersi dietro a un dito? La pericolosità dei concetti evocati, il goffo tentativo di mostrare l’esigenza di diminuire il bisogno di umanità perché ne va della nostra “sicurezza”: come potrebbe ancora qualcuno concentrarsi stoltamente a guardare il dito anziché cogliere la Luna, la spaventosa direzione disumana verso cui le ancelle del capitalismo morente ci conducono mentre tentano di convincerci che non c’è alternativa?
Le parole o le non parole del nostro governo, come di tutti gli altri, mai come ora sono funzionali ad inculcare nelle menti delle classi sociali dominate che l’orrore ha una fondatezza razionale, che va accettato e, anzi, non va più messo in discussione perché è incontrovertibile e necessario: è orribile che le persone non arrivino a fine mese e che la povertà sia una realtà sempre più tangibile ovunque, allora, a furia di ripetercelo, dobbiamo introiettare e normalizzare il concetto che la povertà è una colpa ed è giusto ghettizzarla e rimuoverla ai margini della società; è orribile che esistano persone al mondo a cui è consentito di fare tutto e di andare ovunque senza chiedere il permesso e persone per cui invece questo diritto debba essere regolamentato e spesso negato, allora, a furia di ripetercelo, dobbiamo introiettare e normalizzare il concetto che gli stranieri sono persone di serie B con cui possiamo e dobbiamo diminuire i canoni di garanzie dei diritti.
Mutatis mutandis, è orribile che, anziché sedersi ad un tavolo come richiesto da tempo per negoziare i termini di una pace che è sempre stata possibile nell’esatta misura in cui era evitabile da principio l’inizio della guerra in Ucraina, i leader del mondo occidentale continuino a ripetere da anni con la bava alla bocca “guerra, guerra, riarmo!”: e allora, a furia di ripetercelo, dobbiamo introiettare e normalizzare il concetto che la guerra non è il problema ma la soluzione, con buona pace delle vite umane perse. Infine, è orribile che da due anni un intero popolo, dopo decenni di apartheid e abusi, venga platealmente sterminato in mondovisione con le armi fornite dai nostri governi che finora hanno maciullato volontariamente i corpi di quasi 20mila bambini: e allora, a furia di ripetercelo, dobbiamo introiettare e normalizzare il concetto che sì forse il sionismo è un po' cattivello, ma d’altra parte il suo “diritto di difendersi” è superiore al diritto di esistere dei palestinesi perché Israele è una “l’unica democrazia” capitalistica del Medio oriente e quegli altri sono solo dei ciavattari terroristi subumani.
Anche il nostro governo parla eccome e dice tutte queste cose su tutti questi temi. Questo è, che piaccia o meno. E lo fa o direttamente o per il tramite dell’apparato statale e mediatico tutto, pur di fronte alle incessanti proteste della gente d’Italia e di tutto il mondo contro il genocidio dei palestinesi. E la negazione di prendere una posizione, anche solo di facciata, contro quello che sta facendo quel miserabile individuo che ancora alcuni giornalisti e opinionisti definiscono quasi affettuosamente “Bibi” Netanyahu in quegli stucchevoli dibattiti televisivi dove si costruisce la legittimazione dell’orrore e della guerra, mentre fingono di fare l’opposto, quel mutismo, quella sordità, è un’altra parola che si leva chiara e tonda sopra le nostre teste accalcate, indignate, inferocite: “non contate nulla, come loro che muoiono come mosche a Gaza”. Diranno prima o poi: è necessario uccidervi per salvarvi. E ancora ci saranno i servi, i paggetti, a ripetere a reti unificate il mantra suicida a uso e consumo dei mandanti.
Cosa abbiamo intenzione di fare, noi?