Crisi aziendali e resistenza operaia. Intervista a una RSU della Pali Itali di Parma

La crisi economica attraversa Parma, una provincia che negli ultimi anni ha visto il moltiplicarsi di scioperi e licenziamenti e quindi della conseguente resistenza degli operai. Pubblichiamo un’intervista a una rsu FIOM al picchetto dei cancelli della Pali Italia


Crisi aziendali e resistenza operaia. Intervista a una RSU della Pali Itali di Parma

La crisi economica attraversa Parma, una provincia che negli ultimi anni ha visto il moltiplicarsi di scioperi e licenziamenti e quindi della conseguente resistenza degli operai. Pubblichiamo un’intervista a una rsu FIOM al picchetto dei cancelli della Pali Italia

Prima il caso della Intercast, finito con lo spostamento della produzione negli Stati Uniti e il conseguente licenziamento di tutti i 59 dipendenti. Alla Cft Rossi e Catelli, dove a giugno 2013 vennero messe guardie armate a difesa della fabbrica e transenne per impedire i picchetti degli operai. Anni caldi per il mondo del lavoro parmigiano con tavoli accesi tra sindacati e Unione Parmense Industriali, la Confindustria parmigiana, definita da un comunicato di Rifondazione Comunista come in piena guerra contro i lavoratori parmigiani. Il 21 novembre l’ennesimo picchetto dei lavoratori, alla Pali Italia, in crisi dal 2012, crisi che sembrava essersi conclusa, con un accordo per la CIG che prevedeva 50 dipendenti in mobilità volontaria conclusosi a maggio 2014, ma che ora si riapre di fronte al mancato pagamento degli stipendi dell’ultimo mese, cosa già avvenuta nell’inverno del 2013. A fronte di ciò gli operai hanno occupato la fabbrica e bloccato l’ingresso, siamo riusciti ad intervistare una RSU Fiom-Cgil dell’azienda presso i cancelli picchettati.

I media erano rimasti al maggio 2014, con un accordo che prevedeva la CIG fino a novembre, cosa è successo adesso?

Il 19 novembre si è chiusa la mobilità. Fino a qualche giorno fa avevamo dei dirigenti che erano subentrati per mettere a punto un piano industriale che poi è stato presentato alle banche e bocciato da esse, di conseguenza Consiglio d’Amministrazione ha quindi dato le dimissioni. Il 10 di novembre è stato comunicato ai lavoratori che in seno alle difficoltà create da questa vacatio del CdA i tempi per pagare gli stipendi si sarebbero dilatati. Abbiamo pazientato per una decina di giorni, dando prova di grande responsabilità senza dare visibilità ad alcuna protesta in quanto l’azienda si stava risollevando dalle passate difficoltà economiche, infatti tutti i lavoratori erano rientrati dalla cassa integrazione e la situazione lasciava ben sperare. Siamo dunque nella paradossale situazione di avere uno stabilimento all’interno del quale c’è lavoro ma i dipendenti non sono pagati, vi è uno stallo nella gestione e una conseguente protesta da parte dei lavoratori a fronte di tale situazione incredibilmente negativa per noi.

Qui fuori vedo anche bandiere della CISL e della UIL, avete una linea unitaria su questo presidio? Ci sono stati dissidi interni?


No, non ve ne sono stati. Abbiamo una linea unitaria per quanto riguarda questo sciopero come già nelle precedenti lotte riguardanti la Pali Italia, adesso vi è un notevole rafforzamento di questa unità dei lavoratori. Non solo, abbiamo allargato la lotta ai colleghi dello stabilimento di Anagni, i quali verranno qui a Parma a manifestare con noi. La Fiom nazionale insieme alla Uilm e alla Fim-Cisl si stanno coordinando in maniera tale da richiedere con estrema urgenza un tavolo di crisi presso il governo.

In sintesi quali sono le vostre richieste ai dirigenti della Pali Italia?


Intanto il pagamento degli stipendi poiché la gente ha subito una cassa integrazione e con l’avvicinarsi di un periodo festivo come il Natale non sa come andare avanti ed è preoccupata.
Parallelamente chiediamo la risoluzione delle problematiche legate da anni alla Pali Italia, ovvero auspichiamo che vi sia un consiglio d’amministrazione forte e stabile poichè i lavoratori già hanno fatto la loro parte con 50 esuberi che sono andati in mobilità volontaria, tocca ora ai vertici dell’azienda risolvere questa crisi, senza strumentalizzazioni di sorta contro i suoi dipendenti.

04/12/2014 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Carlo Eridan

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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