Capitalismo progressista: un ossimoro

Joseph Stiglitz è premio Nobel (o meglio, premio Riksbank, la banca centrale svedese, ndT) in economia ed ex capo economista presso la Banca Mondiale, nonché consigliere della direzione laburista di sinistra nel Regno Unito. Si pone a sinistra nello spettro di tendenze dell'economia mainstream.


Capitalismo progressista: un ossimoro Credits: https://scenarieconomici.it/il-piano-b-di-stiglitz-luscita-dalleuro-vista-da-un-premio-nobel/

Joseph Stiglitz ha appena pubblicato un nuovo libro intitolato People, Power, and Profits: Progressive Capitalism for an Age of Discontent [Popolo, potere e profitti: il capitalismo progressivo per un’era di malcontento], in cui proclama che “possiamo salvare il nostro disfunzionante sistema economico da se stesso”. Stiglitz è molto preoccupato per la crescente disuguaglianza di redditi e ricchezza nelle principali economie, specialmente negli Stati Uniti. “Circa il 90% dei cittadini ha visto i propri redditi ristagnare o diminuire negli ultimi 30 anni. Ciò non sorprende, dato che gli Stati Uniti hanno il più alto livello di disuguaglianza tra i paesi avanzati e uno dei più bassi livelli di opportunità - con le fortune dei giovani americani più dipendenti dal reddito e dall'istruzione dei loro genitori che altrove”.

Vedete, secondo Stiglitz il capitalismo era “progressista” in quanto sviluppava l'economia e innalzava la condizione umana, usando la conoscenza scientifica e l'innovazione; e andava bene, con lo stato di diritto e controlli democratici sugli “eccessi”. Ma poi negli anni '80, Ronald Reagan e Margaret Thatcher arrivarono e cambiarono le regole, deregolamentando l'economia - e ora Trump sta abbattendo i controlli e gli equilibri. Quindi il capitalismo progressista degli anni '60 è stato distrutto. Facendo affidamento su mercati privi di controllo, lo sfruttamento e la disuguaglianza sono esplosi.

"Il risultato è un'economia con più sfruttamento - sia che si tratti di pratiche abusive nel settore finanziario o nel settore tecnologico che utilizzano i nostri dati per trarre vantaggio da noi al costo della nostra privacy. L'indebolimento delle misure antitrust e il fallimento della regolamentazione nel tenere il passo con i cambiamenti della nostra economia e le innovazioni nel creare e sfruttare il potere del mercato, hanno reso i mercati più concentrati e meno competitivi” (Stiglitz).

Qual è la soluzione di Stiglitz? “Le cose non devono andare così. C'è un'alternativa: il capitalismo progressista. Il capitalismo progressista non è un ossimoro; possiamo in effetti canalizzare il potere del mercato per servire la società”, Ecco, come vedete non è il capitalismo il problema, ma gli interessi acquisiti [vested interest], specialmente tra monopolisti e banchieri. La risposta è di tornare ai tempi del capitalismo gestito che Stiglitz crede sia esistito nell'età dell'oro degli anni '50 e '60.

Ma come possiamo tornare all'età d'oro del capitalismo progressista? Su Democracy Now, l'emittente online, è stato chiesto a Stiglitz in un'intervista: “ci dovrebbe essere il capitalismo progressista o il potere dei lavoratori?” ed egli ha risposto “il mercato dovrà svolgere un ruolo importante. Quindi, ecco perché volevo usare la parola ‘capitalismo’. Ma volevo segnalare che la forma di capitalismo che abbiamo visto negli ultimi 40 anni non ha funzionato per la maggior parte delle persone. Ed è per questo che parlo di popolo. Dobbiamo avere un capitalismo progressista. Dobbiamo domare il capitalismo e reindirizzare il capitalismo in modo che serva la nostra società. Sai, le persone non dovrebbero servire l'economia; l'economia dovrebbe servire il nostro popolo”. E quando gli è stato chiesto: "Ma il capitalismo non ha sempre fatto questo (cioè servire i ricchi ei monopoli piuttosto che i poveri e gli operai)?", Ha risposto "Non nella misura in cui avviene ora".

Le opinioni di Stiglitz sono pura ingenuità o furbo sofismo, o forse entrambe. Pensa davvero che ci fu un periodo in cui il capitalismo avvantaggiava sia i lavoratori che le imprese; i ricchi e i poveri? L'età dell'oro dopo il 1945 fino alla fine degli anni '60 ha rappresentato un’eccezione nelle economie capitaliste avanzate e quindi solo per quelle economie, non per l'America Latina, l'Asia, il Medio Oriente e l'Africa. Per la maggior parte del globo, quei decenni furono caratterizzati da estrema povertà e una battaglia contro lo sfruttamento imperialista.

Ad ogni modo, è un mito che negli anni '50 e '60 tutti, in Occidente, abbiano guadagnato dal capitalismo “progressista”. E i guadagni che sono stati ottenuti nei servizi pubblici, nello stato sociale, nella quasi piena occupazione e nell’aumento dei redditi sono stati principalmente il risultato di lotte e pressioni da parte del movimento dei lavoratori che ha costretto i capitalisti a fare concessioni.

E Stiglitz non spiega mai perché questo presunto capitalismo progressista, democratico e regolato, finì negli anni '70, tranne che suggerire che sia stata la vile politica di Reagan, Thatcher, ecc. Ma i lettori di questo blog sanno che c'è stato un cambiamento delle condizioni oggettive a partire dalla metà degli anni '60, vale a dire un forte calo della redditività del capitale a livello globale.

Grafico 1. - Tasso di profitto degli Stati Uniti (due misure)

A causa di ciò il capitale non poteva più permettersi l'aumento dei redditi reali, più servizi pubblici e istruzione e sanità gratuite ecc. Gli anni di elevata redditività che consentivano tali concessioni erano finiti. La redditività è la forza trainante del capitalismo, quindi vennero eletti politici (sia di destra che di sinistra) impegnati a ridurre lo stato sociale e il potere dei lavoratori; privatizzando e deregolamentando. Soprattutto, il capitalismo “progressista” ha avuto una serie di gravi crolli che hanno indebolito il movimento operaio e ripristinato (in una certa misura) la redditività.

In effetti, Stiglitz non menziona affatto le cause delle recessioni se non quella di suggerire che sono dovute all'aumento della disuguaglianza: “Se avessimo limitato lo sfruttamento in tutte le sue forme e incoraggiato la creazione di ricchezza, avremmo avuto un'economia più dinamica con meno disuguaglianze. Potremmo aver evitato la crisi finanziaria del 2008”. Eppure i crolli internazionali del 1974-5 e 1980-82 si sono verificati quando la disuguaglianza era al punto più basso dalla nascita del capitalismo industriale (secondo Thomas Piketty – vedi grafico sotto). Quindi la crescente disuguaglianza non è stata la causa della Grande Recessione, ma il risultato degli sforzi per aumentare la redditività dopo gli anni '80.

Grafico 2. - Disuguaglianza in Europa e Stati Uniti

E comunque come torniamo a questo “capitalismo progressista”? Stiglitz propone una regolamentazione, che rompa i “monopoli”, la tassazione progressiva, la fine della corruzione ed il rafforzamento dello stato di diritto nel commercio. “La terapia deriva dalla diagnosi: inizia riconoscendo il ruolo vitale che lo Stato svolge nel porre i mercati al servizio della società. Abbiamo bisogno di regole che garantiscano una forte concorrenza senza uno sfruttamento violento, riallineare la relazione tra le imprese e i loro lavoratori e i clienti che dovrebbero servire. Dobbiamo essere altrettanto risoluti nel combattere il potere del mercato di quanto lo è il settore delle imprese nell’aumentarlo”. Queste prescrizioni rappresentano il repertorio della sinistra riformista negli Stati Uniti e altrove. La senatrice democratica della sinistra americana, Elizabeth Warren, ha presentato proposte simili con il suo piano sul “capitalismo responsabile”.

Ma cosa diavolo dovrebbe convincere l'1% più ricco e i proprietari di capitale a ridurre i loro guadagni per ottenere un'economia più equa e funzionante? E in che modo una regolamentazione e una maggiore eguaglianza affronterebbero il disastro imminente che è il riscaldamento globale mentre il capitalismo accumula rapace senza alcun riguardo per le risorse e per la sopravvivenza del pianeta? I programmi di ridistribuzione fanno ben poco per questo. E se un'economia è resa più equa, fermerebbe – in un’economia capitalista – i futuri crolli o le future grandi recessioni? Economie più egualitarie in passato non hanno evitato queste crisi.

A differenza del 1949, nel 2019 nessuna delle misure “progressiste” di Stiglitz è possibile. In effetti, un cambiamento radicale è ora probabilmente possibile solo con il “potere dei lavoratori” e se ciò diventasse una realtà potremmo andare oltre tali misure verso un reale controllo democratico dell'economia, sostituendo il capitalismo, piuttosto che “salvarlo da sé stesso”.

L’articolo è apparso sul blog dell’autore il 27/04.

Traduzione a cura di Francesco Delledonne

12/05/2019 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: https://scenarieconomici.it/il-piano-b-di-stiglitz-luscita-dalleuro-vista-da-un-premio-nobel/

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