Noi e Alberto Moravia

La borghesia secondo Marx e le descrizioni di Alberto Moravia dal 1929 al 1990 attraverso i romanzi. Il video di Jacopo Veneziani per Rai 3 sulla “Casa Museo di Alberto Moravia” e l’intervista a Dacia Maraini al Caffè Rosati di Roma.


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La borghesia, come classe sociale, nasce e si forma nei comuni medievali fino a diventare quello che oggi chiamiamo ceto medio-alto, che svolge in generale attività commerciali, industriali e finanziarie. Per Marx ha rappresentato la classe che detiene il controllo dei mezzi di produzione ed anche della distribuzione. La presenta nei “Manoscritti economico-filosofici” del 1844 e individua nelle condizioni del lavoro alienato la contraddizione principale della società borghese, facendola derivare dalla dialettica hegeliana compresa la convinzione della necessità del suo superamento attraverso la lotta di classe con l’affermazione del comunismo. 

La borghesia italiana ha avuto le sue responsabilità nella formazione del fascismo pur avendo poi accettato la nascita della Repubblica. Si è sempre caratterizzata per una sua morale che, in teoria, si richiama a delle tipologie politiche con equilibri sbilanciati verso i ceti popolari, ma poi di fatto vanno a vantaggio sempre di quelli che hanno redditi alti. La borghesia italiana si identifica con il capitalismo corrente che storicamente tende sempre a diventare imperialismo economico e finanziario. In sintesi, assume sempre posizioni più o meno conservatrici, condividendo la difesa e il potenziamento continuo delle proprietà private che rappresentano e definiscono le caratteristiche principali della borghesia. 

Non mancano descrizioni della società borghese in Italia ma colui che ne ha fornita una ad un livello maggiormente comprensibile senza mai personalizzare eccessivamente è stato per lo più Alberto Moravia, l’osservatore più attento e, al contempo, il più acuto e il più popolare, che abbia approfondito i vari aspetti della borghesia italiano, soprattutto con riferimento ai comportamenti sociali. Quella della borghesia è un’area sociale che oggi governa anche con i voti delle classi popolari e dal 2022 è stata capace di aumentare la povertà assoluta cancellando il Reddito di Cittadinanza senza creare alcuna alternativa in grado di realizzare un equilibrio socioeconomico: i senza tetto sono in aumento ed hanno problemi di alimentazione e di reperibilità delle risorse necessarie a curarsi. 

Moravia ha utilizzato vari strumenti di descrizione e in particolare i romanzi e ne ha pubblicati diversi. 

In questo articolo si delinea, insieme ad alcuni richiami biografici, soprattutto la distanza che c’è oggi tra noi - considerando il nostro attuale quadro politico-sociale - e lui che è stato uno scrittore e romanziere ed è stato - seppur soltanto ideologicamente - un comunista. Ha descritto nelle sue opere i temi della sessualità, dell’alienazione, dell’esistenzialismo descrivendo la borghesia italiana del Novecento come una classe sempre in declino, caratterizzata dal conformismo e con un profondo vuoto morale ed esistenziale con l’obiettivo di aumentare in continuazione le proprie ricchezze. 

Nell’opera principale, “Gli indifferenti” del 1929, pubblicata quando aveva 18 anni, si concentra la sua critica sul conformismo e sull'incapacità di provare sentimenti autentici, e quindi ha descritto i borghesi dell’epoca come “indifferenti”. È da ricordare che Moravia è stato segnato da una lunga malattia giovanile che lo ha costretto a letto per anni e che, proprio tra i libri, trovò la sua strada osservando la realtà sociale della sua epoca. Il tema della borghesia è centrale per comprendere complessivamente l'opera di Moravia e soprattutto il contesto sociale del suo tempo che è stato il fascismo. Dopo la guerra ha continuato a pubblicare i suoi romanzi fino al 1990, anno della sua morte. Oggi, cogliere la distanza tra noi che viviamo in una fase di incertezza a tutti i livelli, tra razzismo e guerre che sono interminabili e di ogni tipo, e la sua interpretazione della borghesia, è importante al di là delle opinioni specifiche letterarie che si possono avere sulle sue opere. Si ricordano in sintesi i principali romanzi: 

La mascherata” collana Tascabili narrativa, Milano, Bompiani, 2019 (1941); 

“Agostino” a cura di Simone Casini, collana I libri di Alberto Moravia con illustrazioni di Renato Guttuso, Milano, Bompiani, 2014 (1945); 

La romana”, collana I grandi tascabili, Milano, Bompiani, 2001 (1947); 

La disubbidienza”, Milano, Bompiani (1948); 

L'amore coniugale” Milano, Bompiani, 1949; 

Il conformista”, Milano, Bompiani, 1951; 

Il disprezzo”, Milano, Bompiani, 1954; 

La ciociara”, Milano, Bompiani, 1957; 

La noia”, Milano, Bompiani, 1960; 

L'attenzione, Milano, Bompiani, 1965; 

Io e lui”, Milano, Bompiani, 1971; 

La vita interiore”, Milano, Bompiani, 1978; 

1934” Milano, Bompiani, 1982; 

L'uomo che guarda, Milano, Bompiani, 1985; 

Il viaggio a Roma”, Milano, Bompiani, 1988; 

La donna leopardo”, Milano, Bompiani, 1991 (romanzo incompiuto, postumo); 

I due amici” Frammenti di una storia fra guerra e dopoguerra, a cura di Simone Casini, Collana Narratori italiani, Milano, Bompiani, 2007, (romanzo incompiuto, scritto nel 1952, postumo).

Sono davvero tanti i temi che Moravia descrive e analizza, in estrema sintesi: la famiglia borghese viene rappresentata come un ambiente dove i rapporti sono mediati dall'interesse economico oppure da una noia esistenziale e quindi il vuoto è una caratteristica ordinaria; la critica sociale e politica si manifesta come una denuncia dell'ipocrisia e della menzogna e fa parte della società italiana del Novecento. Dopo il boom economico tra la fine degli anni Cinquanta-inizio anni Sessanta, Moravia ha colto in questa fase un'evoluzione importante e la rappresentazione della borghesia viene descritta come una classe che appare ripiegata su sé stessa e si evidenzia una chiusura nella sfera della propria individualità. È interessante notare che Moravia ha spesso dichiarato che la sua analisi della borghesia era partita dalla sua stessa condizione di appartenenza “a quella classe”, cosa che rende i suoi romanzi come una presa di coscienza critica e non come una condanna ideologica esterna al suo ambiente famigliare. Su questo aspetto, tuttavia, albergano giudizi differenti per quanto resti innegabile che, come comunista, Moravia sia stato sempre attento alle pieghe della società e, in particolare, come osservatore della società nel suo complesso; si tenga conto che essendo stato anche europarlamentare, dal 1984 al 1989, politicamente, comunque ha sempre condannato la borghesia. 

Venerdì 10 aprile Jacopo Veneziani per Rai 3 nella trasmissione “Vita da Artista” ha presentato la “Casa Museo di Alberto Moravia”, il luogo, a Roma sul Lungotevere Vittoria 1, dove per circa trent’anni, dal 1963, Moravia ha vissuto, prima insieme a Dacia Maraini e, successivamente, con Carmen Llera. In quella casa, oggi diventata un museo, Moravia ha scritto la maggior parte delle sue storie con una macchina da scrivere, “Olivetti 82”, seduto ad una scrivania costruita su misura con i ritratti firmati da artisti come Guttuso e Schifano. L’immagine a corredo di questo articolo mostra il suo studio che si vede nel video che mostra anche il Moravia più privato: il rapporto con Elsa Morante, la lunga storia con Dacia Maraini, i viaggi in giro per il mondo, il matrimonio nel 1986 con Carmen LIera.

Nel video che Jacopo Veneziani ha girato ha colpito molto l’intervista al caffè Rosati, piazza del Popolo a Roma, a Dacia Maraini: è stato un luogo simbolo dove Moravia incontrava vari artisti e, con infinite conversazioni, animava l’ambiente romano insieme ai protagonisti della cultura italiana. In questa intervista Dacia Maraini ha dichiarato che è importante ricordare gli artisti ma soprattutto ricordare anche i luoghi dove lavoravano e scrivevano le loro storie. L’osservazione è giusta perché dell’artista si riesce ad avere una visione unitaria della sua personalità tra le sue opere e i luoghi dove ha vissuto, ma nel caso di Moravia c’è da osservare che fa parte della sua biografia, molto complessa, non soltanto l’ambiente artistico-culturale ma anche l’ambiente politico del quale era comunque un animatore; al riguardo Jacopo Veneziani, nel video, mostrando il salotto della casa di Moravia, ha parlato non soltanto del pittore Renato Guttuso ma anche degli incontri di Moravia con Enrico Berlinguer. Sono stati soltanto accenni, il documentario che è stato girato nella casa museo ha comunque messo in evidenza principalmente la personalità artistica di Moravia ma, come detto, è stato europarlamentare dell’allora Partito Comunista ed ha svolto un ruolo politico che non deve essere ombreggiato rispetto a quello artistico.

La Casa Museo di Moravia oltre ai quadri e sculture e alla terrazza, possiede una biblioteca di oltre dodicimila volumi, è stata realizzata al fine di documentare le fasi della sua attività letteraria ed è un luogo di studio anche se non è molto noto, nonostante il museo sia stato aperto al pubblico nel 2010. Anche l’Archivio ha la sua importanza in quanto è stato riconosciuto dalla Soprintendenza Archivistica per il Lazio come “di notevole interesse storico” e conta, fino ad oggi, circa 15.000 unità alle quali vanno aggiungendosi man mano nuove accessioni. 

La nostra memoria storica per ricordare Moravia è quindi attiva anche se la fase in corso non brilla per eventi culturali di eccellenza fruibili per tutti, nonostante siano disponibili anche strumenti di comunicazione online innovativi e si ha complessivamente in Italia una Rete di musei imparagonabile al passato. 

Approfondire le opere di Moravia è importante quanto approfondire il suo passato politico; ad opinione di chi scrive questo secondo aspetto non viene nobilitato quanto dovrebbe ma è chiaro che, per la ricostruzione del suo pensiero, attività politica e romanzi appaiono intimamente intrecciati.

La distanza che ci separa da lui è enorme, dagli anni Novanta siamo invasi da una moda liberista che nella dialettica della politica ha imposto, grazie anche ai media compiacenti, che le classi sociali non esistono più e che siamo tutti uguali: sappiamo bene che è falso. Tanto che, nel complesso, la borghesia italiana continua ad essere sempre uguale a sé stessa anche se ha rinnovato le sue maschere che sono solo diventate più raffinate. Chiediamoci: come vive oggi l’attuale borghesia? È noto che si oppone al salario minimo, che ha ridotto gli spazi di democrazia e che mette continuamente in discussione la Costituzione (nonostante il referendum sulla giustizia abbia dato, almeno per il momento, uno stop su questo tema). 

La lezione di Moravia è che dobbiamo guardare i comportamenti dei borghesi nella società e naturalmente anche in politica, nell’economia e nella finanza anche se si mascherano continuamente e lanciano continui messaggi attraverso i media, ma sotto le loro proposte politiche si nascondono sempre grandi fregature d’ogni tipo perché vogliono raggiungere sempre gli stessi obiettivi centrati sulla conservazione dei privilegi, come non tassare i redditi alti ma quelli minimi come abbiamo visto con l’ultima finanziaria del 2026.    






24/04/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Felice di Maro

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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