La critica di Lenin all’estremismo

Proseguendo con la critica di Lenin all’opportunismo di sinistra, affrontiamo la sempre attuale polemica contro l’estremismo quale malattia infantile del comunismo


La critica di Lenin all’estremismo Credits: https://www.lacittafutura.it/cultura/la-critica-di-lenin-al-disfattismo-dell-estremismo-dottrinario

Segue da Lenin e i sette peccati capitali dell’opportunismo di destra e di sinistra

L’estremismo

L’attuale riemergere dell’estremismo ha un’origine analoga a quella dell’anarchismo, esso è un effetto del prevalere dell’opportunismo di destra che ha quindi, tra l’altro, la colpa di favorire l’affermazione della posizione apparentemente opposta, ma sotto diversi aspetti assimilabile, tanto che i leninisti sono soliti denunciarla come opportunismo di sinistra. Perciò, solo lo sviluppo di un forte e credibile movimento rivoluzionario permetterà di superare non solo l’opportunismo di destra ma, di conseguenza, anche l’estremismo quale la malattia infantile del comunismo. Per dirla con Lenin: “la malattia infantile dell’estremismo passa e passerà a misura che il movimento si sviluppa” [1].

Da parte sua, l’estremismo rappresenta una posizione tipica dell’attitudine immatura del cavaliere della virtù che ripudia il reale in quanto non si confà ai propri astratti ideali. Si tratta per Lenin di un errore capitale, poiché non si può “ritenere ciò che è superato per noi [comunisti rivoluzionari] come superato per la classe, come superato per le masse” [2]. Il predomino ideologico della borghesia e le condizioni sempre più difficili di riproduzione della forza-lavoro rendono gli stessi settori combattivi della classe operaia subalterni al radicalismo piccolo-borghese. In particolare, di fronte alla dabbenaggine di una sinistra “di lotta e di governo [di uno Stato imperialista!]” vi è un ritorno all’astensionismo, sebbene la realtà dimostri che ancora la maggioranza dei lavoratori riconosca le istituzioni elettive borghesi. Si tratta di un atteggiamento anarcoide che ripudia la tattica comunista di prepararsi “alla rivoluzione utilizzando lo Stato moderno” [3] per dare maggiore visibilità alla denunzia dei meccanismi della “democrazia degli sfruttatori”.

Tale ribellismo è tipico dei piccolo borghesi che nel momento in cui vedono messi in discussione i loro miseri privilegi si dimostrano subito a parole pronti ad assumere le posizioni più estremiste, ma non sono mai in grado di praticare i loro proclami ultra-rivoluzionari in quanto nel medio-lungo periodo si dimostrano immancabilmente privi di tenacia, disciplina, fermezza, organizzazione [4]. Si tratta, in effetti, di una posizione opposta, ma speculare a quella della sinistra di governo che, per mantenere il contatto con le masse, considera necessario porsi sul piano del senso comune in esse imperante, senza fare alcuno sforzo per denunziarne i “pregiudizi democratico borghesi e parlamentari” [5]. Di contro a entrambe queste posizioni, Lenin sostiene che per non correre il rischio d’essere dei “ciarlatani” è indispensabile per i comunisti operare all’interno delle strutture statuali esistenti sino al momento in cui si disporrà dei rapporti di forza necessari a sciogliere il parlamento borghese e tutte le altre istituzioni reazionarie” [6].

D’altra parte, però, quando questa situazione rivoluzionaria si produce è un errore gravissimo schierarsi contro il boicottaggio delle elezioni. Così, per citare un esempio emblematico, Lenin ha polemizzato duramente con Trotski, che denunciava come estremista il boicottaggio delle elezioni per la duma del 1905. Anzi, per Lenin: “la prima (ed unica) vittoria nella rivoluzione è stata strappata da un movimento di massa che ebbe per parola d’ordine il boicottaggio. (...) La socialdemocrazia decise a stragrande maggioranza (contro i menscevichi) di boicottare questa Duma e di chiamare le masse a un attacco diretto contro lo zarismo, allo sciopero di massa e all’insurrezione” [7].

Dunque, sino a che non si sarà finalmente in grado di sciogliere le istituzioni borghesi, occorre necessariamente operare anche al loro interno per i propri fini, ovvero per influenzare la massa del proletariato priva di coscienza di classe e, sostanzialmente, rincretinita dal modo di vivere barbarico cui la condanna la società borghese, riducendola a merce del più infimo valore. In altri termini, operare all’interno del parlamento per meglio denunciarne i meccanismi, è per i comunisti indispensabile sino a quando la maggior parte dei lavoratori non sarà pronta a sostituire tale istituzione dello Stato borghese con quelle consiliari dello Stato socialista, o quantomeno a tollerare che l’avanguardia realizzi tale trasformazione.

Occorre, dunque, che i rivoluzionari operino anche all’interno delle istituzioni borghesi per mostrare alle masse arretrate la necessità di scioglierle, nel momento in cui esse saranno in grado di riconoscere l’esigenza di un sistema che, come quello sovietico, realmente garantisca la sovranità popolare di contro alle oligarchie. “Ciò che conta – sottolinea dunque Lenin – è se (..) e fino a qual punto le grandi masse lavoratrici sono pronte (sul piano ideale, politico e pratico) ad accettare il sistema sovietico e a sciogliere (o a tollerare che si sciolga) il parlamento democratico borghese. (..) la partecipazione a un parlamento democratico borghese non solo non danneggia il proletariato rivoluzionario, ma anzi lo aiuta a dimostrare alle masse arretrate perché questi parlamenti meritino di essere sciolti, rende più agevole lo scioglimento di questi parlamenti, facilita il ‘superamento politico’ del parlamentarismo borghese” [8].

Bisogna, dunque, evitare il tipico errore dell’infantilismo estremista che porta a scambiare i propri desideri soggettivi con la realtà storica. Perciò il parlamentarismo non dovrà considerarsi superato sino a che sarà riconosciuto dalla maggioranza dei lavoratori. Per dirla con Lenin – in riferimento al tragico errore dei rivoluzionari tedeschi che non parteciparono alle elezioni nell’immediato primo dopoguerra, illudendosi estremisticamente di essere a un passo dalla rivoluzione, senza considerare l’arretratezza della maggioranza della stessa classe di riferimento – “come si può infatti affermare che ‘il parlamentarismo è politicamente superato’, se ‘milioni’ e ‘legioni’ di proletari non soltanto sono per il parlamentarismo in genere, ma sono addirittura ‘controrivoluzionari’!? È chiaro che in Germania il parlamentarismo non è ancora politicamente superato. È chiaro che i ‘sinistri’ in Germania hanno scambiato il loro desiderio, la loro posizione ideale e politica, per una realtà oggettiva. Questo è l’errore più pericoloso per dei rivoluzionari” [9].

La necessità di tener conto del livello di coscienza di classe delle masse non deve portare a precipitare nell’errore opposto e speculare all’estremismo, ovvero l’attitudine temporeggiatrice e iperrealista di adattarsi all’esistente, che al contrario i rivoluzionari non si devono stancare di mettere in questione. Perciò, dinanzi a masse arretrate non si può, per conquistarsene il sostegno, dare credito ai loro pregiudizi (in particolare quelli democratici piccolo-borghesi così diffusi), per altro basato sull’egemonia della classe dominante, ma occorre in tutti i modi denunciarli. Ciò vale in particolare per i paesi occidentali, a capitalismo avanzato, dove si sono affermate le istituzioni sedicenti democratiche funzionali all’egemonia della classe dominante sui subalterni. Perciò Lenin invita a combattere questi pregiudizi piccolo-borghesi in particolare in “Europa occidentale, che è particolarmente imbevuta di pregiudizi legalitari, costituzionali, democratici borghesi, radicati con forza singolare” [10]. Detti pregiudizi sono così radicati e diffusi da arrivare a egemonizzare gli stessi dirigenti occidentali della Seconda Internazionale, al punto da considerare il parlamentarismo come la regola, mentre la lotta rivoluzionaria sarebbe un’anomalia, da guardare quasi con sospetto. Per dirla con Lenin: “è diffusa in modo sorprendente tra i socialdemocratici una concezione piccolo-borghese del marxismo, come se un periodo rivoluzionario, con le sue forme particolari di lotta e i compiti particolari del proletariato, fosse quasi un’anomalia, mentre ‘Costituzione’ e ‘opposizione estrema’ sarebbero la regola” [11].

D’altra parte, però, sottolinea Lenin, di contro all’estremismo e all’astratto astensionismo, “appunto perché nell’Europa occidentale le masse arretrate dei lavoratori, e ancor più le masse dei piccoli contadini, sono molto più profondamente che in Russia imbevute di pregiudizi democratici borghesi e parlamentari, appunto per questo, soltanto dall’interno di istituzioni come i parlamenti borghesi i comunisti possono (e devono) condurre una lotta lunga, ostinata, che non s’arresti dinanzi a nessuna difficoltà, per denunciare, dissipare, superare questi pregiudizi” [12]. Dunque, rivolgendosi ancora ai comunisti tedeschi, anche se tale discorso ha validità generale per tutti gli aspiranti rivoluzionari, “voi siete in dovere di non scendere al livello delle masse, al livello degli strati arretrati della classe. Questo è incontestabile. Voi avete il dovere di dir loro l’amara verità. Voi avete il dovere di chiamare pregiudizi i loro pregiudizi democratico borghesi e parlamentari. Ma nello stesso tempo avete il dovere di considerare con sobrietà lo stato reale della coscienza e della maturità di tutta la classe (e non soltanto della sua avanguardia comunista), di tutte le masse lavoratrici (e non solo degli elementi d’avanguardia)” [13].

Anzi, nel momento che si sono affermate le istituzioni sovietiche in uno Stato rivoluzionario, il sostenere la superiorità della democrazia parlamentarista borghese può essere considerata come una cartina di tornasole di chi è passato dall’essere l’ala destra del movimento operaio a coprire a sinistra il fronte borghese. Emblematico è il caso denunciato a questo proposito da Lenin: “nel dopoguerra la difesa della rapace ‘Società delle Nazioni’, la difesa delle alleanze dirette o indirette con la borghesia del proprio paese contro il proletariato rivoluzionario e il movimento ‘sovietico’, la difesa della democrazia borghese e del parlamentarismo borghese contro il ‘potere sovietico’: sono queste le manifestazioni principali dei compromessi inammissibili e proditori, che, nel loro insieme, rappresentano un opportunismo esiziale per il proletariato rivoluzionario e per la causa” [14].


Note

[1] V. I. Lenin, Lettera ai comunisti tedeschi [14 agosto 1921], in Id., Contro l’opportunismo di destra e di sinistra e contro il trotskismo, Edizioni progress, Mosca 1978, p. 571.

[2] Id., L’estremismo malattia infantile del comunismo [aprile-maggio 1920], in op. cit., p. 444.

[3] Id., Stato e rivoluzione [agosto-settembre 1917], in op. cit., p. 325.

[4] “Il piccolo proprietario, il piccolo padrone (tipo sociale che, in molti paesi europei, è rappresentato da una massa molto ampia), – osserva a questo proposito Lenin – “subendo sotto il capitalismo un’oppressione continua e, molto spesso, un peggioramento incredibile rapido e brusco delle proprie condizioni di vita e la rovina, si abbandona con facilità a un rivoluzionarismo estremistico, ma non è capace di manifestare tenacia, spirito organizzativo, disciplina e fermezza”, Id., L’estremismo …, in op. cit., pp. 416-17.

[5] Ivi, p. 444.

[6] Ivi, p. 445.

[7] Id., Il significato storico della lotta all’interno del partito in Russia, in op. cit., p. 119.

[8] Id., L’estremismo …, in op. cit., p. 446.

[9] Ivi, p. 444.

[10] Ivi, p. 441.

[11] Id. Prefazione alla traduzione russa delle lettere di K. Marx a L. Kugelmann [5 febbraio 1907], in op. cit., p. 56.

[12] Id., L’estremismo …, in op. cit., p. 451.

[13] Ivi, p. 444.

[14] Ivi, p. 456.

28/07/2019 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Renato Caputo

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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