Alle origini della filosofia marxista

Dopo una lunga pausa, riprendiamo la pubblicazione delle lezioni di filosofia marxista tenute all’Università Popolare Antonio Gramsci.


Alle origini della filosofia marxista Credits: http://confidentials.com

Segue da Marx-dalla crisi alla rivoluzione / Guarda QUI questa LEZIONE VIDEO del corso di FILOSOFIA MARXISTA

La centralità del marxismo nello sviluppo del pensiero contemporaneo

Per la capacità d’influenzare lungo un intero secolo i più diversi ambiti disciplinari – dalla filosofia, alla storiografia, dall’economia alla sociologia, dall’antropologia alle scienze politiche, sino alla psicologia e alla stessa teologia il marxismo è a tutti gli effetti una delle principali correnti del pensiero contemporaneo. Il confronto con la filosofia marxista è stato decisivo per lo sviluppo di alcuni dei più significativi esponenti del pensiero contemporaneo, da Croce a Gentile, da Adorno ad Althusser, Marcuse e Sartre, per limitarci ad alcuni dei maggiori. Tanto che il marxismo è stato in grado di influenzare non solo le correnti del pensiero contemporanee legate alle scienze sociali, ma anche quelle apparentemente più distanti come l’esistenzialismo e persino la teologia. Anzi, come più volte sottolineato da Lukács, persino i grandi pensatori che si sono opposti alle concezioni del marxismo, sviluppando visioni del mondo anche specularmente opposte, non hanno potuto prescindere da un costante confronto critico, in modo diretto o indiretto, con il marxismo. Al punto che per moltissimi anni il principale discrimine nel mondo della cultura, negli ambiti più disparati, è stato fra sostenitori e critici del marxismo.

La diffusione del marxismo è dialetticamente connessa alla capacità di lotta dei subalterni

L’ascendente del marxismo, sui diversi ambiti della cultura, è strettamente connesso alle alterne fortune dei movimenti politici che a esso si sono ispirati, dal sorgere in Europa occidentale di partiti socialdemocratici, socialisti e comunisti che al marxismo esplicitamente si sono richiamati, sino alla sua diffusione in Oriente e poi nel mondo intero sull’onda della Rivoluzione d’Ottobre. La sua crisi, nell’ultimo quarto del secolo breve, coincide con la progressiva crisi dell’Urss, che aveva finito con il ridurre il marxismo a una dottrina di stato, peraltro dimostratasi perdente nella guerra fredda. La significativa rinascita dell’interesse per il marxismo negli ultimi anni è legata da un lato al ritorno al centro dell’attenzione della crisi del modo di produzione capitalistico e dall’altro alle alterne fortune del socialismo nel XXI secolo. Tutto ciò a dimostrazione della validità di una tesi fondamentale del marxismo, ovvero che l’ambito teorico-filosofico e, più in generale culturale, è fondato sui rapporti economico-sociali di produzione e il tutto è posto in movimento dai conflitti fra i principali gruppi sociali dotati di interessi necessariamente contrapposti.

Il misconosciuto fondatore del marxismo

Come è noto Marx avrebbe polemicamente affermato “ce qu’il y a de certain c’est que moi, je ne suis pas marxiste” (“è certo che io non sono marxista”). In effetti non solo il primo sviluppo e la progressiva diffusione a livello internazionale del marxismo, ma la sua stessa definizione in contrapposizione a tutto il socialismo precedente, definito utopistico, è opera essenzialmente di Friedrich Engels (1820-1895). In tal modo, è stato proprio quest’ultimo a dare il contributo decisivo all’affermarsi della convinzione che il marxismo rappresenti la concezione scientifica del socialismo.

L’apporto di Engels allo sviluppo teorico-politico di Marx

Engels ha, del resto, dato un contributo essenziale allo sviluppo del pensiero di Marx, facendogli intendere l’importanza dello studio critico dell’economia politica in funzione dell’emancipazione della classe operaia, le cui tragiche condizioni di vita erano state denunciate proprio da Engels in un suo pionieristico studio: La situazione della classe operaia in Inghilterra. L’incontro con Engels è stato, dunque, di importanza decisiva nel convincere Marx a rompere definitivamente con la prospettiva teoreticista della conventicola filosofica dei giovani hegeliani, allo scopo di elaborare i fondamenti di quella che diverrà la filosofia della prassi. Sarà, quindi, proprio l’incontro con Engels a portate Marx a concentrare i propri interessi sulle fonti essenziali del suo pensiero rivoluzionario, ossia a unire all’interesse per le potenzialità rivoluzionarie della dialettica hegeliana, l’interesse per la prassi e, quindi, la riflessione politica del socialismo, principalmente francese, e l’interesse per lo studio critico dell’economia politica classica elaborata in ambito anglosassone.

Dalla critica all’idealismo al materialismo storico

Non è, quindi, un caso che Marx rompa pubblicamente con una asprissima polemica condotta contro la “sinistra hegeliana” nella prima importante opera scritta a quattro mani con Engels: La Sacra Famiglia, ovvero Critica della critica critica. Tantomeno è un caso che Marx venga elaborando il proprio metodo rivoluzionario di analisi critica della realtà, il materialismo storico, proprio lavorando insieme a Engels a un’opera nota come L’ideologia tedesca (1845). La sua stesura sarà poi abbandonata dai due, in quanto una volta elaborato, nella critica ai limiti della concezione idealistica hegeliana, un metodo scientifico di indagine critico e rivoluzionario, l’interesse a proseguire la lotta ideologica con i giovani hegeliani era venuto decisamente meno.

La scoperta del soggetto rivoluzionario e la stesura del suo Manifesto

Si tratta, al contrario, di fare del nuovo metodo di indagine rivoluzionario un’arma nelle mani dell’unica classe che, spinta dalle sue tragiche condizione storiche, potrà rivoluzionare il modo di produzione capitalistico in crescente crisi. Proprio perciò Engels e Marx si legano ai primi nuclei di operai che hanno elaborato una forma ancora embrionale di coscienza di classe, li conducono a superare la concezione ancora utopistica del loro socialismo, convincendoli a rinominare comunista la loro Legadei giusti, di cui sono incaricati di scrivere il programma. Ne nasce l’opera più letta e diffusa al mondo dopo la Bibbia, ovvero il Manifesto del partito comunista, mediante la quale i due compagni di studio e di lotta danno una base scientifica al programma politico rivoluzionario di emancipazione della classe operaia e, attraverso essa, dell’intera società.

Una divisione sistematica del lavoro rivoluzionario

Marx ed Engels sono costretti a separarsi, dopo la battuta d’arresto del grande processo rivoluzionario del 1848, durante il quale i due hanno continuano la loro collaborazione su un piano più direttamente politico, guidando tramite un giornale rivoluzionario la parte più avanzata e risoluta del fronte rivoluzionario. Negli anni successivi, costretti a sopravvivere dinanzi alla terribile repressione delle forze rivoluzionarie, i due sono costretti a interrompere la collaborazione diretta. Ciò non toglie che restano in costante contatto epistolare e si incontrano non appena è possibile. Inoltre si dividono, sistematicamente, il lavoro teorico-politico secondo le personali attitudini intellettuali. Così Marx, più dotato di capacità d’astrazione, svilupperà maggiormente il lavoro teoretico, mentre Engels, sempre in strettissima connessione con il primo, si occuperà principalmente delle questioni “pratiche”, anche dal punto di vista teorico, come ad esempio gli importantissimi studi sulle questioni militari. Inoltre il ritorno all’auto-forzato impegno nelle attività economico-finanziarie del padre, consente a Engels di poter a lungo finanziare l’eroico sforzo di Marx di portare avanti, in una condizione di povertà talvolta estrema, gli studi necessari all’elaborazione de Il capitale. Engels inoltre mantiene in modo diretto i contatti decisivi con le avanguardie internazionali del movimento operaio, indispensabili alla diffusione al loro interno delle concezioni elaborate da lui e da Marx. Infine ha la sensibilità di togliere le castagne dal fuoco al compagno, assumendosi la patria potestà del frutto di un rapporto extra-coniugale di Marx, che rischia di far precipitare il già debole equilibrio su cui si regge la famiglia di quest’ultimo.

L’esigenza di dotare il proletariato di una visione del mondo autonoma dalla dominante, implicitamente funzionale agli interessi della borghesia

Con lo sviluppo del movimento socialista tedesco, cui Engels ha dato un apporto determinante, anche intellettuali tradizionali (borghesi) si avvicinano a esso. Il loro contributo, però, spesso si riduce a revisionare la teoria socialista sulla base della loro concezione della scienza che però, per quanto inconsapevolmente, corrisponde a quella dominante. Da tale punto di vista pionieristica è stata l’opera di Eugen Dühring (1833-1921) che, anticipando il successivo movimento dei “socialisti della cattedra”, è il primo accademico a solidarizzare apertamente con il movimento socialista. Dühring, che condivideva in modo sostanzialmente acritico la concezione positivista dominante della scienza, non aveva potuto che criticare aspramente la dialettica hegeliana e il suo influsso sul pensiero di Marx ed Engels. A partire da tale critica aveva operato nella direzione di sviluppare una sintesi fra la scienza (positivista) e il socialismo, per dare finalmente a quest’ultimo una reale forma scientifica. Dal momento che l’ideologia dominante è sempre l’ideologia delle classi dominanti, tali concezioni avevano successo anche all’interno del movimento socialdemocratico, soprattutto fra i settori piccolo-borghesi che da sempre avevano vanamente tentato di osteggiare l’affermazione delle concezioni in seguito definite marxiste. Lo spinoso e noioso compito di contrastare l’attacco ideologico di Dühring, per il quale dal punto di vista teorico Marx ed Engels non avevano alcuna stima, se lo assume quest’ultimo, anche perché nella divisione del lavoro con il primo si era assunto il compito di approfondire in modo maggiormente specifico le scienze della natura e le conseguenti questioni epistemologiche.

La scienza sovvertita dal signor Dühring (1878)

Quest’opera, in seguito meglio nota comeAnti-Dühring, apprezzata dallo stesso Marx, ha avuto grande diffusione e importanza per l’affermazione di una concezione del mondo realmente autonoma e rivoluzionaria della classe operaia, che prenderà il nome di marxismo, in grado di criticare a fondo la concezione della scienza allora dominante e di contrastare nettamente ogni concezione rivolta a trovare un accordo fra la teoria socialista e l’ideologia dominante. Perciò, nonostante oggi diversi epistemologi, anche non avversi al marxismo, ne contestino alcune semplificazioni – in parte dovute al carattere critico-politico dell’opera, e all’esigenza del “non specialista” Engels di rivolgersi a proletari digiuni di conoscenze scientifiche – L’Anti-Dühring ha dato un grande contributo alla fondazione del marxismo quale visione del mondo autonoma delle classi subalterne.

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22/07/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Renato Caputo

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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