Chi vuole uccidere il reato di tortura?

Un disegno di legge presentato in Senato vuole abrogare il reato di tortura. Possibili conseguenze e soluzioni costituzionalmente orientate a difesa dei cittadini e dello Stato repubblicano.  


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Non ha ancora sette anni di vita, ma in molti lo vogliono già morto. Stiamo parlando del reato di tortura, previsto dall’articolo 613-bis del codice penale, introdotto dalla legge 14 luglio 2017, n. 110 dopo anni di battaglie civili. Al Senato sono stati infatti presentati due diversi disegni di legge. Mentre uno vuole modificare la norma in senso coerente alle più recenti sentenze dei giudici italiani [1], l’altro addirittura mira ad abrogarla, trasformandola in semplice circostanza aggravante e cancellando anche ogni riferimento esplicito alla tortura [2].

L’articolo 613-bis attualmente in vigore punisce “chiunque, con violenze o minacce gravi, ovvero agendo con crudeltà, cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico a una persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza, ovvero che si trovi in condizioni di minorata difesa (…) se il fatto è commesso mediante più condotte ovvero se comporta un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona”. La pena è aumentata se la tortura è commessa “da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o in violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio”, oppure se da tali fatti ne deriva una lesione personale o la morte. Come si vede la norma tutela l'integrità fisica e psichica della persona, la sua libertà personale e di autodeterminazione coartate da altri. È richiesta la ripetizione di più azioni poste in essere dall’agente, oppure basta anche una sola azione che però comporti un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona offesa. La violenza può essere di qualsiasi tipo e compiuta con qualsiasi mezzo, mentre la minaccia consiste nel prospettare un male ingiusto e notevole, al quale non ci si può sottrarre, e la crudeltà si traduce in comportamenti degradanti posti in essere solo per sottomettere la vittima alla propria volontà. Con la riforma compiuta dalla legge 110 il nostro legislatore si è adeguato ai richiami della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), che ha pure condannato l’Italia per il fatto di essere rimasta priva di una legislazione idonea a punire il reato di tortura [3], nonostante il nostro Paese avesse ratificato già nel 1989 la Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti adottata nel 1984. Dopo l’entrata in vigore della legge 110 il Comitato contro la tortura, pur apprezzando lo sforzo compiuto dall’Italia, ha espresso però alcune critiche sull’articolo 613-bis, ritenendo che la definizione di tortura in esso contenuta non menziona la finalità dell’atto, contrariamente a quanto prescritto dalla Convenzione, e finendo per offrire una definizione più ristretta di quella contenuta nella Convenzione. In ogni caso, è adesso possibile punire adeguatamente atti di tortura simili a quelli commessi dalle forze dell’ordine a Genova nel 2001, durante il vertice intergovernativo del G8 [4], quando centinaia di manifestanti furono sottoposti a violenze e brutalità mentre si preparavano a trascorrere la notte in una scuola. All’epoca, invece, mancando una norma specifica molti dei responsabili di tali fatti vennero prosciolti o processati solo per reati meno gravi, alcuni dei quali poi caduti in prescrizione. 

Molte furono le resistenze contro l’introduzione del reato di tortura nel nostro ordinamento, giustificate essenzialmente dalla preoccupazione di legare le mani alle forze dell’ordine, impedendo loro di svolgere il proprio dovere, e offrendo invece la possibilità a chiunque - arrestato o fermato – di accusare liberamente e in maniera pretestuosa poliziotti e carabinieri di tortura ai suoi danni. La realtà ha invece dimostrato tutto il contrario, perché dall'entrata in vigore dell’articolo 613-bis ci sono stati diversi rinvii a giudizio, processi e condanne per tale delitto [5]. Adesso però il Governo Meloni e la maggioranza parlamentare che lo sostiene vorrebbero fare marcia indietro sul punto, abrogando addirittura il reato di tortura con il disegno di legge 341, dopo anni di battaglie civili e politiche condotte perché venisse introdotto pure nel nostro ordinamento tale reato. Ecco perché Amnesty international ha indirizzato un appello al presidente del Senato Ignazio La Russa [6] perché venga respinta ogni ipotesi di abrogazione, impegnandosi invece affinché la norma sia rispettata e applicata rigorosamente. 

L’eliminazione del delitto di tortura come autonomo reato recherebbe con sé diverse conseguenze nefaste. Innanzi tutto, violerebbe l’obbligo dell’Italia di garantire un’adeguata protezione sul punto, in ossequio all’adesione del nostro Paese alle varie convenzioni internazionali a tutela dei diritti della persona; i pubblici ministeri, poi, finirebbero per perseguire solo i singoli reati minori - come le lesioni personali – puniti in modo certamente più lieve rispetto al delitto di tortura e soggetti anche a termini di prescrizione più brevi; verrebbe meno anche l’effetto deterrente che è ad esso legato, perché considerato un reato particolarmente infamante per i condannati pubblici ufficiali o incaricati di un pubblico servizio; infine, trasformando la tortura da reato autonomo in circostanza aggravante di un altro reato comune, verrebbe applicata discrezionalmente dai giudici, entrando così nel gioco del bilanciamento tra le varie circostanze, sia aggravanti che attenuanti, potendo giungere pure ad un abbassamento della pena finale inflitta al colpevole. 

È evidente, allora, come l’abrogazione del reato di tortura o la sua trasformazione in pejus porterebbero ad una denegata giustizia per le vittime di tale odioso delitto, purtroppo sempre più frequente, come anche denunciato dall’associazione Antigone [7], rappresentando un grave attacco al sistema dei diritti umani e alla Costituzione repubblicana e mettendo l’Italia fuori dal perimetro delle nazioni civili e democratiche, pur di salvare un manipolo di poliziotti che non fanno certo onore alla loro divisa, perché autori di gravi nefandezze ai danni dei cittadini posti sotto la loro custodia. Occorre invece vigilare perché la norma non solo venga mantenuta integra, ma anche correttamente applicata, promuovendo ad un tempo iniziative tra i cittadini perché conoscano i loro diritti e corsi per gli appartenenti alle forze dell’ordine perché siano adeguatamente formati, a garanzia di una polizia veramente democratica e al servizio dei cittadini e dello Stato repubblicano. 

Note:

[1] Ddl S. 661 – Bilotti, comunicato alla presidenza il 13 aprile 2023. 

[2] Ddl S. 341 – Iannone e altri, comunicato alla presidenza il 16 novembre 2022.  

[3] Sentenza 7 aprile 2015 - Ricorso n. 6884/11 - Cestaro c. Italia.

[4] Che all’epoca comprendeva Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito, Stati Uniti e Russia, quest’ultima poi espulsa. Oggi tale gruppo è conosciuto invece come G7.

[5] La prima sentenza pronunciata in Italia ex articolo 613-bis risale al 2021, quando il Tribunale di Ferrara ha condannato un agente di polizia penitenziaria per avere torturato un detenuto. Una rassegna dei processi e delle condanne inflitte per tortura è stata pubblicata dall’associazione Antigone in https://www.rapportoantigone.it/ventesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/indagine-sui-procedimenti-penali-per-tortura/.

[6] Leggilo in https://www.amnesty.it/appelli/il-reato-di-tortura-non-si-tocca/#:~:text=Dopo%20che%20ci%20sono%20voluti,legge%20e%20uno%20per%20abrogarla. 

[7] Vedi l’indagine cit. alla nota 5. 



13/07/2024 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Ciro Cardinale

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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