Il profeta del capitalismo e il fondatore della dialettica dell’illuminismo

Anticipazioni della quarta lezione, a cura del prof. Renato Caputo, del corso dellUniversità popolare Antonio Gramsci “Controstoria del secolo di ferro (1559-1650). Fra crisi e rivoluzioni: dalla rivoluzione scientifica alla Rivoluzione inglese”. Appuntamento Mercoledì 23 settembre alle ore 18,00 in videoconferenza su google meet https://meet.google.com/xsg-rmee-wjn o in differita sul canale youtube dell’Unigramsci 


Il profeta del capitalismo e il fondatore della dialettica dell’illuminismo

Con Bacone emerge nel modo più evidente come la rivoluzione borghese antifeudale assuma non di rado la forma della rivoluzione passiva. Non a caso Bacon sosterrà l’assolutismo di contro alle forze del parlamento che, di lì a poco daranno l’avvio alla Rivoluzione inglese. Anche sul piano teoretico Bacon supera la storica contrapposizione fra scienza e tecnica. In tal modo comprende come il loro indissolubile binomio sia lo strumento del dominio dell’uomo sulla natura, di cui non coglie il lato oscuro.

Bacone, nato a Londra nel 1561 e morto nel 1626, si è dedicato alla carriera politica, avendo notevoli successi nel regno di Giacomo I. Sostenitore dell’assolutismo, è stato accusato di corruzione dal parlamento, che lo avversava politicamente. Di famiglia alto borghese, Bacon si è arricchito come ministro e alto magistrato, una volta costretto ad abbandonare la vita politica attiva, si dedica agli studi e a godersi la vita. Bacone è un tipico uomo del Rinascimento, contrario a ogni forma di ascetismo medievale. Fa parte di quella borghesia che è entrata a far parte dell’aristocrazia, ponendosi al servizio del potere assoluto dello Stato, che era stato necessario alla borghesia, anche se ora già puntava a sottometterlo alla ormai sviluppata società civile.

L’ideologo della scienza moderna

Bacone è generalmente considerato l’ideologo della scienza moderna, anche se lui stesso non è stato uno scienziato. Bacone ha infatti compreso, da uomo del Rinascimento, che è la scienza a essere al servizio dell’uomo e non viceversa. Perciò Bacone è stato anche definito il profeta della tecnica. Naturalmente la scienza è al servizio dell’uomo borghese, cioè maschio, possidente e inglese.

Nani sulle spalle dei giganti

Centrale nella filosofia di Bacone è l’idea di progresso, che si lega a una concezione progressiva del sapere, caratteristica del Rinascimento in cui la veritas è considerata filia temporis: ossia non si crede a una verità precostituita, fondata sul principio di autorità, ma la si ritiene prodotta dall’esperienza, per cui è l’uomo a farla propria anche se in modo graduale. Durissima è la polemica di Bacone con gli aristotelici che fondavano i loro argomenti sull’ipse dixit, da cui Bacone cerca di distinguere Aristotele, sostenendo che quest’ultimo si sarebbe per primo opposto all’ipse dixit. Bacone ama ripetere che rispetto al mondo antico siamo come nani sulle spalle dei giganti. Naturalmente Bacone sembra non conoscere, in quanto non interessato, ai pesantissimi costi di questo progresso protocapitalista. Dai contadini espulsi dalla terra e condannati a morte nei lavori forzati in campi di concentramento, al genocidio delle popolazioni degli altri continenti, alla schiavitù domestica della donna, esclusa anche della libertà dei moderni che raggiungeva i maschi mediante il calvinismo.

Sapere è potere

La seconda concezione portante di Bacone è l’evidenziazione della potenza della tecnica, per cui sapere è potere. Con tale massima Bacone rovescia la concezione aristotelica, che considerava il sapere fine a se stesso. Al contrario per Bacone il sapere ha un valore strumentale e serve ad accrescere il potere dell’uomo sulla natura. Attraverso la tecnica l’uomo trasforma e domina la natura ponendola al proprio servizio. In tal modo si accresce il potere e il sapere degli uomini e si assoggetta la natura agli scopi umani. Così, ad esempio, mediante la tecnica il fulmine, prima distruttivo, diviene generatore di elettricità e assume, quindi, una funzione costruttiva nel momento in cui è assoggettato ai fini umani. Si accresce così anche il sapere che supera una concezione religiosa dei fenomeni naturali, portando a una concezione scientifica. Ma proprio perché è potere, tale sapere è riservato esclusivamente ai maschi, inglesi e possidenti. Non a caso l’inventore del parafulmine, sarà un grande dirigente della rivoluzione dei coloni d’America, ma al contempo un importante teorico del genocidio degli amerindi. Senza contare che la scienza asservita al dominio dell’uomo sulla natura diviene strumentale al borghese, razzista, classista, maschilista ed ecocida.

Il sapere operativo di Bacone

Bacone si fa portavoce di un sapere pratico operativo, di contro agli accademici pedanti aristotelici. Dominando la natura con la tecnica, a suo avviso, si risolveranno tutti i problemi umani sia materiali che sociali. Perciò Bacone è anche il profeta dell’ideologia positivista, che diverrà dominante quale espressione del maschio, ricco borghese e suprematista al potere.

La nuova Atlantide

Anche Bacone scrive un’opera utopica: La nuova Atlantide, una città-Stato ideale pensata quale paradiso della tecnica. L’opera è antiutopistica dal punto di vista politico, economico e sociale, rinuncia del tutto agli ideali rivoluzionari di Moore, Campanella o Paracelso, per divenire il profeta della rivoluzione passiva che porterà la grande borghesia al potere. Insomma è la prima utopia riformista.

Il lato oscuro della tecnica

D’altra parte Bacone della tecnica coglie solo gli aspetti progressivi, mentre oggi è emerso anche il lato oscuro: come le armi di distruzione di massa, o la progressiva distruzione dell’ambiente naturale, che pone a repentaglio anche la vita dell’uomo che ne è parte. Noi, quindi, oggi siamo attenti a cogliere sia gli aspetti positivi, che il lato oscuro della tecnica, i primi contro gli ecologisti reazionari neoromantici che esaltano la natura come tale, i secondi contro i neo-positivisti che credono che con lo sviluppo tecnologico si risolveranno tutti i problemi del genere umano. Bacone non è interessato al lato oscuro, essendo ricco, maschio, inglese e vivendo in un’epoca in cui non era ancora possibile prevedere come il profitto individuale imperante nella società borghese avrebbe messo rapidamente a rischio non solo la sopravvivenza del genere umano, ma della stessa vita sulla terra.

Il problema del metodo: la critica a razionalisti ed empiristi

Un’altra questione decisiva posta da Bacone è il Problema del metodo, ossia la via da seguire per costruire una nuova conoscenza, non più dogmatica, ma scientifica. Per Bacone, in effetti, tutto il sapere si acquisisce necessariamente mediante l’esperienza. Il sapere dunque non è: né l’astratto ragionamento (perciò Bacone critica i razionalisti, che paragona ai ragni che traggono la tela da se stessi, come il razionalista che possiede un sapere sterile, dal momento che è tutto costruito a-priori rispetto all’esperienza); né la semplice raccolta dei fatti, (propria degli empiristi, che Bacone paragona alle formiche che accumulano cose che gli torneranno utili, allo stesso modo l’empirista puro raccoglie dati in modo disorganico). Visto che il sapere è ormai strumentale al dominio del maschio, inglese e ricco sulla natura, non interessa più il contenuto del sapere, ma esclusivamente la sua formula, la sua tecnica, il metodo.

La selezione e l’interpretazione razionale dei dati

Il sapere, in effetti, consiste nella selezione razionale dei dati e nella loro interpretazione razionale. Vi è, dunque, bisogno sia dell’esperienza empirica sia di un criterio razionale sulla base del quale selezionare i dati. In base al quale noi possiamo ordinare le seguenti esperienze empiriche delle api che costruiscono un alveare, convertono il nettare in miele e succhiano il nettare. Solo ordinando logicamente gli eventi, si potrà comprendere che le api succhiano il nettare e lo convertono in miele, con cui poi costruiscono l’alveare. Interessante che mentre Bacone ancora critica aspramente gli empiristi, che come le formiche divorano subito quello che raccolgono, al contrario gli innumerevoli apologeti borghesi ne faranno il profeta dell’empirismo, altro aspetto caratteristico dell’ideologia dominante borghese.

L’Istauratio magna e il Nuovo organo

Bacone ha progettato un’enciclopedia delle scienze, di cui dà le direttive nella Istauratio magna. Di tale grandioso progetto realizza solo alcune parti, ma la più importante delle quali è il Nuovo organo, la logica. Nel Nuovo organo Bacone espone la logica del procedimento scientifico in polemica con la logica formalistica aristotelica. Quest’ultima produce solo vuote dispute verbali, in quanto è meramente deduttiva, quindi sterile, solo esplicativa. Non si fonda, né è aperta all’esperienza. Contro tale formalismo, Bacone ricorda che “la natura non va anticipata ma interpretata”. Che è anche una ottima critica alla magia, giustamente contrastata in modo vigoroso da parte di Bacone. Significativo che tutta la rivoluzione scientifica, come già la grande cultura Umanistica e Rinascimentale, si sviluppa tutta non solo fuori, ma anche contro l’università. Quest’ultima, dopo la sua nascita rivoluzionaria, era rapidamente divenuta uno strumento di egemonia del potere politico e religioso sulla società civile. Perciò tutta la cultura rivoluzionaria sarà generalmente costretta a svilupparsi fuori e contro l’Università.

Una logica fecondata dall’esperienza

La nuova logica induttiva, proposta da Bacone, non è sterile, in quanto è fecondata dall’esperienza. È esperienza più metodo e procede per gradi. Mediante l’organizzazione e il controllo degli esperimenti si eliminano via via i casi particolari. L’esperienza non ci fa conoscere (da sola) la verità, né ci permette di dimostrarla (direttamente). Ma solo mediante la ragione ci consente di approssimarci all’universale della legge, scartando i particolarismi che ci dimostra, necessariamente, l’esperienza.

La parte destruens purifica dagli idòla, la costruens indica il metodo

Il Nuovo organo si divide in una parte destruens e una costruens. La Destruens mira a purificare l’intelletto dai pregiudizi, gli idòla. La parte Costruens è finalizzata a costruire il metodo. La parte più importante è la parte destruens; mentre per quanto riguarda la parte Costruens il metodo di Bacone sarà presto abbandonato, perché gli sarà preferito il metodo scientifico matematico ideato da Galilei. Bacone è il grande ideologo della società borghese, caratterizzata dal dominio della tecnica sulla natura e, di conseguenza, anche sull’uomo. Dedica la sua vita a cercare di affermarsi attraverso la politica e, di conseguenza, non solo non è uno scienziato, ma non ha nemmeno contribuito a individuare il metodo della rivoluzione scientifica. Tanto che gli scienziati si rifaranno al metodo applicato da Galileo, piuttosto che a quello astrattamente indicato da Bacone.

Gli idòla tribus, specus, fori, teatri

Nella parte destruens Bacone muove da una significativa analisi dei pregiudizi. Abbiamo, innanzitutto, gli idòla tribus, i pregiudizi della tribù, comuni a tutti, che corrispondono al cattivo senso comune. Con buona pace degli empiristi la verità non è mai quella che appare, altrimenti non ci sarebbe bisogno della scienza. Vi sono, altresì, gli Idòla specus, i pregiudizi della caverna (reminiscenza platonica), propri di ognuno. Essi dipendono dall’educazione ricevuta e dalle abitudini. In effetti, chi è stato a scuola e all’università, strumenti per l’egemonia sulla società civile, apprende l’ideologia dominante, che non può che essere un ostacolo allo sviluppo scientifico, anche perché è in quanto tale antitetica alla conoscenza scientifica del mondo. Gli Idòla fori, i più importanti, derivano dal linguaggio. Si tratta della tendenza di dare ai termini più significati, significato letterale, metaforico, tecnico ecc. Il linguaggio della scienza non può essere equivoco, deve essere univoco e rigoroso. Proprio al contrario della neolingua ideologica fondata sul bipensiero, per cui i riformisti realizzano solo controriforme e la guerra è pace, perciò se vuoi quest’ultima non puoi che preparare la prima. Gli Idòla teatri, derivano dalle dottrine filosofiche del passato o da dimostrazioni errate. Tali condizionamenti della tradizione rischiano di inficiare il procedimento scientifico. Perciò Bacone contrappone il principio di ragione al principio di tradizione. Le messe in scena dell’ideologia dominante, la teatralità è caratteristica del barocco, sono pregiudizi di cui occorre emanciparsi per accostarci alla verità.

La libertà della ricerca e la neutralità della scienza

Bacone difende la libertà del ricercatore che deve essere libero dai condizionamenti, in nome della neutralità della scienza. Oggi spesso si parla di non neutralità della scienza, ma di suo asservimento al potere politico-economico militare. Del resto lo stesso motto di Bacone è sapere è potere. E, come abbiamo visto, Bacon insiste sul valore strumentale della scienza al dominio sulla natura, che comporta lo sfruttamento e la devastazione non solo dell’ambiente terrestre, ma dello stesso uomo che è a tutti gli effetti parte della natura.

I limiti del metodo di Bacone

La Pars costruens dell’opera di Bacone è meno significativa, poiché il metodo di Bacone non è accolto dalla scienza moderna, che aveva già trovato una sua logica nella matematica. Al contrario Bacone rimane ancorato a una visione qualitativa della natura come quella di Aristotele. Bacone resta un pensatore decisivo come ideologo della scienza-tecnica. Non a caso un ideologo (reo confesso di corruzione) è considerato il profeta della società borghese.

18/09/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Renato Caputo

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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