Arresto di Queiroz: fine della rachadinha?

L'arresto per corruzione di Fabricio Queiroz, amico personale del presidente, e le possibili ripercussioni, tra alleanze all'interno del Parlamento e pressione popolare per la fine del suo mandato.


Arresto di Queiroz: fine della rachadinha?

Nella settimana che ha coinciso con la fuga degli USA dell'ormai ex ministro dell'educazione Abraham Weintraub per evitare il suo possibile arresto [1], a tenere banco è stata la detenzione dell'amico personale del presidente, Fabricio Queiroz, da tempo considerato uno dei principali artefici dello schema di corruzione denominato “rachadinha”.

Il suo arresto è arrivato dopo oltre un anno in cui di lui si erano perse le tracce, peraltro nella casa del suo avvocato, amico personale del presidente Bolsonaro. Tale avvocato ci ha tenuto a precisare che lui e Bolsonaro sono diventati la stessa persona, in un tentativo di evitare che tutte le accuse possano essere scaricate sulle sue spalle, e al tempo stesso facendo presente che egli è fedele a Bolsonaro, e che quindi eviterà dichiarazioni che possano colpirlo. Infatti ha saputo dichiarato che Bolsonaro non sapeva che Queiroz fosse nascosto a casa sua.

Le investigazioni a carico di Queiroz erano cominciate nel dicembre 2018 quando il consiglio di controllo sulle attività finanziarie (Coaf) aveva rilevato movimentazioni sospette sul suo conto corrente, per un valore prossimo a 1 milione e trecentomila reais (al cambio attuale circa 300 mila euro), tra il gennaio 2016 e 2017, nel periodo in cui era portaborse del figlio maggiore del presidente, Flavio, all'epoca deputato dello Stato di Rio de Janeiro. Alla richiesta di presentarsi per l'interrogatorio a dicembre 2018 egli rispose che non si sarebbe presentato per motivi di salute, ma vari video mostrarono egli mentre ballava nell'ospedale in cui era ricoverato, mentre Flavio non si presentò difendendosi dietro l'immunità parlamentare.

Secondo l'istituto responsabile per l'investigazione la quantità di soldi movimentata era incompatibile con il suo stipendio da portaborse, in particolar modo ci si riferiva al fatto che egli ricevesse pochi giorni dopo il pagamento del salario una parte dei salari di altri portaborse (il che sarebbe la prova dello schema di corruzione chiamato rachadinha) e avrebbe fatto un bonifico di 24.000 reais alla moglie del presidente, all'epoca giustificato come pagamento di un prestito precedente.

A inizio gennaio 2019 fu rivelato che Flavio Bolsonaro ricevette 48 bonifici da 2.000 reais a più riprese, tutti da bancomat dell'assemblea legislativa di Rio de Janeiro, che confermerebbero i sospetti (l'idea di frazionare i trasferimenti era derivante dall'ipotesi di evitare controlli). Tra le persone sospettate di illeciti vi era anche la figlia di Queiroz, che aveva lavorato anche lei come portaborse, allo stesso tempo in cui lavorava anche come personal trainer in una palestra di Rio, senza però che risultasse un'assenza nel suo registro delle presenze alla camera dei deputati [2].

Nel luglio 2019 erano state sospese ad opera del giudice Dias Toffoli tutte le investigazioni su conti bancari senza preventiva autorizzazione di un tribunale, ma a novembre dello scorso anno è stato invece deliberato che era possibile, portando nel dicembre 2019 a 24 mandati di perquisizione contro Flavio, Queiroz e l'ex moglie di Jair Bolsonaro, con l'obiettivo di incontrare documenti compromettenti che comprovassero le accuse. Quello che apparve chiaro fin da subito è che Flavio sapesse della “rachadinha”, già che Queiroz aveva affermato che conservava le ricevute degli assegni per usarli come mezzi di pagamento.

Al di là di quanto succederà nelle prossime settimane, l'arresto di Queiroz potrebbe costituire un ulteriore indebolimento politico di Bolsonaro, già in difficoltà per la mancata gestione della pandemia legata al coronavirus con un approccio che passa frequentemente dal menefreghismo al disprezzo per la vita umana.
In particolare il paragone che si è fatto è quello con PC Farias, l'uomo il cui coinvolgimento in schemi di corruzione condusse all'impechment del primo presidente brasiliano post dittatura, Fernando Collor.

L'ipotesi, o forse la speranza di molti, è che tale episodio costituisca la prova decisiva per permettere l'impechment di Bolsonaro. In ogni caso ciò che è già successo è un ulteriore avvicinamento di Bolsonaro al blocco politico chiamato Centrao, con la promessa di distribuire incarichi politici in cambio di appoggio contro possibili processi. Ma in generale tale ipotesi ci appare ancora ottimistica in assenza di un consistente movimento di massa( al momento solo embrionale) che ponga con forza la questione della sfiducia popolare al duo Bolsonaro Mourao, per avviare un processo di transizione a nuove elezioni. Va fatto osservare in conclusione che negli ultimi giorni sono stati diversi gli arresti a carico di esponenti dell'ala estremista del movimento bolsonarista [3], a testimonianza che forse anche qualcuno all'interno delle istituzioni comincia a manifestare la sua insofferenza verso l'attuale presidente brasiliano.


Note:

[1] Tra le accuse mosse a suo carico in relazione a diverse sue dichiarazioni ci sono quella di razzismo, omofobia e di attentato agli organi dello Stato

[2] Il che, salvo improbabili doni dell'ubiquità, rende difficile credere all'ipotesi che lei realmente lavorasse come portaborse.

[3] Sono stati trovati in possesso di fuochi d'artificio illegali, striscioni di appoggio alla dittatura e con attacchi al supremo tribunale federale.

28/06/2020 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Matteo Bifone

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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