Riconversione dell’automotive a fini militari: dove ci stanno portando?

Il testo descrive un crescente processo di riconversione dell’industria automobilistica europea verso la produzione militare. Diversi stabilimenti in Germania, Francia e Italia (come quelli legati a Volkswagen, Renault e altre aziende) stanno passando alla produzione di veicoli militari, droni e munizioni, spesso attraverso acquisizioni o accordi con imprese della difesa.


Riconversione dell’automotive a fini militari: dove ci stanno portando?

Lo stabilimento Volkswagen di Osnabrück, in Germania, sta per essere rilevato dal colosso Rheinmetall per produrre veicoli militari come il KF41 Lynx – e probabilmente, assieme all’israeliana Rafael Advanced Defence Systems, anche veicoli per il trasporto e il lancio di missili [1] – e seguire in tal modo la sorte toccata ad altri impianti, come quelli di Berlino e di Neuss. In Francia lo storico impianto Fonderie de Bretagne, che produceva componentistica per la Renault, è stato acquisito da Europlasma e sta cominciando la produzione di proiettili da artiglieria (circa un milione all’anno), mentre la Renault inizierà presto a produrre lo scheletro di droni militari a lungo raggio negli stabilimenti di Le Mans e Cléon, nella misura di seicento al mese totali. [2] La Valeo, altra multinazionale francese attiva nell’industria automobilistica, avrebbe sottoscritto un’intesa industriale con altre società (circa cento) sempre per la dronistica militare. Un’iniziativa simile a quella del gruppo tedesco Schaeffler (produttore leader a livello mondiale di cuscinetti volventi e prodotti lineari, rinomato fornitore dell'industria automobilistica), che per produrre droni ha firmato un memorandum con la startup militare specializzata Helsing.[3]

L’azienda italiana Berco, che produce componenti per veicoli, verrà rilevata dalla Thyssenkrupp e fabbricherà anche per i veicoli militari,[4] mentre sono in corso simili trattative con il gruppo Stellantis. Sempre in Italia, fra parentesi, la Iveco produce già da tempo veicoli militari ed è stata acquisita pochi giorni orsono da Leonardo. [5] Proprio il caso della Berco è emblematico, in quanto i lavoratori si sono impegnati in oltre duecento giorni di mobilitazione al fine di scongiurare la riduzione delle attività e la chiusura degli stabilimenti. La parziale riconversione dell’azienda a fini bellici, pertanto, è stata opportunisticamente presentata dalla parte datoriale come antidoto alla cassa integrazione e alla disoccupazione.

Del resto gli interventi delle aziende militari – come Leonardo – e delle Forze Armate nelle scuole negli ITS e nelle Università non servono solo a «normalizzare» la presenza dei militari nella società civile o a convincere i giovani ad arruolarsi, bensì anche a presentare l’industria militare come volano di occupazione, e di un’occupazione di qualità e ben remunerata. Certo, la veridicità di questo aspetto è tutta da dimostrare: storicamente, in Italia, a un incremento della spesa per la Difesa non è mai corrisposto un aumento dell’occupazione, anche perché gli appalti militari che rendono di più sono proprio quelli ad alta intensità di capitale (ossia quelli che fanno largo impiego di tecnologie e macchinari a discapito dell’utilizzo di manodopera), [6] eppure le aziende belliche stanno riuscendo nel tentativo di presentarsi come attori utili e fondamentali nella società del lavoro. Al punto che Cingolani, Ceo di Leonardo, il mese scorso ha potuto ergersi come paladino delle materie Stem (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica) e affermare, davanti a una platea di alcune centinaia di studenti liceali di Roma: “Leonardo negli ultimi tre anni ha assunto quasi 20mila persone, oggi siamo 63mila e nei prossimi tre anni ne verranno assunte probabilmente altre 17mila. La gran parte di queste persone ha una formazione tecnico-scientifica”. [7]

Lo studio delle materie Stem, la riforma degli istituti tecnico-professionali [8] e i tanti accordi per l’insegnamento fra istituzioni scolastiche o universitarie, aziende e Forze Armate fanno dunque parte di un’elaborata politica di brand della filiera militare, rappresentando un cavallo di troia contro le spontanee tendenze alla pace dei giovani studenti. Questi vengono surrettiziamente portati ad accettare le attività imprenditoriali di aziende come Leonardo proprio in quanto sinonimo di un’occupazione eccellente e di antidoto alla disoccupazione. Per questo tramite le finalità immorali di queste aziende vengono taciute e fatte passare in secondo piano nelle menti di tanti giovani preoccupati per il loro futuro e bisognosi di un lavoro decente.

All’interno di questa strategia la riconversione industriale di molte imprese verso il militare rappresenta un tassello fondamentale, necessario per rafforzare la filiera bellica, ed è del resto un passaggio obbligato della politica economica di un Paese capitalista come l’Italia. Per questo motivo il Governo Meloni, all’interno del cosiddetto «maxi-emendamento» alla Finanziaria per il 2026, ha inserito un comma che delega il Ministero della Difesa e quello per le Infrastrutture e i Trasporti a emettere uno o più decreti “finalizzati alla realizzazione, all'ampliamento, alla conversione, alla gestione e allo sviluppo delle capacità industriali della difesa”, con l’obiettivo “di tutelare gli interessi essenziali della sicurezza dello Stato e di rafforzare le capacità industriali della difesa riferite alla produzione e al commercio di armi, di materiale bellico e sistemi d'arma”. [9]

La domanda che sorge spontanea, a questo punto, è la seguente: per quali motivi sono le industrie automobilistiche quelle più frequentemente riconvertite? Innanzitutto, in linea di massima nel settore dell’automotive le innovazioni tecnologiche rivestono un ruolo di grande importanza ma sono importate dall’esterno: alcuni settori – come per l’appunto l’automotive, ma anche il chimico o i servizi finanziari – non hanno più un tasso di innovazione molto elevato e pertanto tendono a «inglobare» nuove tecnologie nei processi produttivi soltanto quando vengano sviluppate a latere, in altri settori, e solo in un secondo tempo «trasferite».[10] Pertanto risulta utile dirottare parte della produzione verso il settore militare, che presenta un tasso di innovazione decisamente superiore e che, di conseguenza, potrebbe avere un effetto positivo sull’economia industriale dell’industria automobilistica civile. Una seconda spiegazione è data dal fatto che l’automotive abbia molto in comune con l’industria militare, in particolare in riferimento a microchip, componentistica meccanica, sistemi digitali e manifatturieri che trovano impiego duale sia su veicoli civili che bellici. Un’ulteriore ragione, infine, sta nelle difficoltà che le industrie automobilistiche europee stanno attraversando, per causa del calo delle vendite e della produzione (sottoutilizzo della capacità industriale, che nel 2023 si attestava attorno al 60% della produzione potenziale) [11] e, nello specifico, della debolezza della domanda di auto elettriche nei Paesi Ue e della concorrenza globale estera.

In tutto ciò, come notato dalla rivista specializzata Quattroruote, “L’incremento della spesa pubblica per la difesa e l’accesso agevolato ai fondi europei fungono da catalizzatori, rendendo attrattiva la riconversione degli impianti delle aziende automobilistiche”. [12] Nel frattempo la cittadinanza non viene informata e per questo resta del tutto ignara dei processi di riconversione, dei quali non è sempre facile far emergere il disegno di coerenza complessivo. Non è casuale che numerose notizie vengano sottaciute in maniera regolare e costante, al punto che in alcuni casi le aziende in fase di riconversione non emettono alcun comunicato stampa: tutto avviene in religioso silenzio nel nome dei principi di riservatezza e segretezza a cui sono vincolati i lavoratori dipendenti, e la cui violazione è perseguita con il Codice Penale e sanzioni severissime.

Note: 

[1] S. Ash, L. Pitel, K. Inagaki, German ‘city of peace’ wrestles with weapons pivot to save VW jobs, «Financial Times», 27th March 2026.

[2] Reuters, Renault partners with Turgis Gaillard on military drones, 20th January 2026.

[3] Cfr. FY 2025 Schaeffler AG earnings, The motion technology company, 3rd March 2026, p. 14.

[4] MIMIT, Comunicato stampa: Berco: azienda conferma al Mimit il piano di risanamento e nuovi investimenti per lo stabilimento di Copparo, 25 Marzo 2026.

[5] Leonardo, Comunicato stampa: Leonardo finalizza l’acquisizione del business difesa di Iveco, 18 Marzo 2026.

[6] Cfr. D. Sarasa-Flores, A. García Serrador, C. Ulloa Ariza, Buy Guns or Buy Roses: EU Defence Spending Fiscal Multipliers, SUERF Policy Brief | No. 1209, 10th July 2025.

[7] Fondazione Leonardo, Comunicato stampa: STEM, le tecnologie che aprono le porte del futuro. L'evento al Centro espositivo Leonardo, 2 Febbraio 2026.

[8] Cfr. F. Giusti, E. Gentili, La riforma degli istituti tecnico-professionali al suo primo banco di prova, 15 Luglio 2025, https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_riforma_degli_istituti_tecnicoprofessionali_al_suo_primo_banco_di_prova/42819_61925/.

[9] L. 199/2025, art. 1, c. 280. Al momento attuale tuttavia non risultano ancora decreti ministeriali attuativi di questo comma, nemmeno in fase preparatoria (schemi, bozze, ecc.).

[10] Cfr. M. Draghi, The future of European competitiveness, Part B: In-depth analysis and recommendations, p. 235.

[11] Cfr. Institute for Energy Research, Many of Europe’s Car Factories Are Underutilized, 2nd October 2024.

[12] A. Ascione, Renault entra nella difesa: 600 droni al mese. E altre Case auto sono già pronte, «Quattroruote», 12 Febbraio 2026.

29/03/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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