La scuola e la lotta politica e sociale

Valditara si conferma fedele continuatore degli assi portanti della lunga controriforma: subordinazione alle aziende, deculturazione e destrutturazione della funzione docente.


La scuola e la lotta politica e sociale

Il compagno Francesco Cori¹ ritorna opportunamente sulle questioni più urgenti della scuola italiana. Al centro del ragionamento vi è il ruolo del dicastero guidato da Valditara, inserito nel quadro del lungo attacco alla scuola pubblica sferrato dalle classi dirigenti italiane almeno dagli anni Novanta.²

L’analisi è necessariamente articolata. Da un lato, Valditara si conferma fedele continuatore degli assi portanti della lunga controriforma: subordinazione alle aziende, deculturazione e destrutturazione della funzione docente. Da questo punto di vista, la riforma dei tecnici, esaminata da Francesco, assume un valore paradigmatico e prefigura il destino destinato all’intero sistema dell’istruzione. Dall’altro lato, Valditara sta tentando di rendere la scuola italiana funzionale a una battaglia egemonica della destra. Sotto questo profilo, il documento più completo e inquietante è rappresentato dalle recenti Indicazioni nazionali per la scuola superiore. Possiamo affermare che esse costituiscono, ad oggi, il testo ideologico più organico e ambizioso prodotto dalla destra di governo. In continuità con la lettera agli studenti sull’anticomunismo scritta appena insediato, Valditara apre una partita egemonica che investe non solo il sistema scolastico, ma l’intera società italiana. Il clamoroso accantonamento di pensatori fondamentali della cultura mondiale come Marx e Spinoza – duramente criticato da vaste aree intellettuali – si inserisce in un più ampio riorientamento della prospettiva culturale che la scuola italiana è chiamata a sostenere, all’insegna di un occidentalismo reazionario delle classi dominanti. Questo impianto, già anticipato nelle Indicazioni per il primo ciclo, segna inoltre una convergenza – del resto ampiamente visibile a livello internazionale – tra una destra di chiara origine fascista e le correnti liberal-conservatrici più retrive. Come spiegare altrimenti la sorte riservata al cruciale 1917 russo, ridotto alla “rivoluzione di Febbraio” e al “colpo di Stato di Lenin” dell’Ottobre?

Tutto questo marciume ideologico, tutt’altro che nuovo, viene inserito in un quadro complessivo che segna un’ulteriore deculturazione della scuola italiana. È evidente, infatti, che le Indicazioni nazionali, in tutte le discipline, si collocano in coerenza con quanto avviene nella vita quotidiana della scuola (ridotta e frammentata da FSL, orientamento, progettificio permanente, ecc.), con le sperimentazioni della scuola quadriennale – che si stanno estendendo anche ai licei – e con un ulteriore taglio del tempo-scuola.

«La follia e l’irrazionalità del disegno egemonico è degna di un’élite parassitaria ed in decadenza», scrive Francesco. Ed è senz’altro così. Questo elemento di irrazionalità e decadenza, che segna il capitalismo occidentale contemporaneo, va tematizzato e indagato: esso ne rivela la pericolosità e la spregiudicatezza, facendone inevitabilmente la matrice di una volontà di guerra senza mediazioni, tanto sul piano del conflitto sociale quanto su quello della scena internazionale. La battaglia sulla scuola si conferma quindi, se possibile ancora più che in passato, una battaglia politica e sociale di carattere generale. È dunque necessario e urgente, come fa Francesco, aprire una discussione sui caratteri e sugli strumenti di questa lotta. In prima approssimazione, tre esigenze generali mi sembrano prioritarie: l’unificazione delle forze critiche nel mondo dell’istruzione – forze di notevole ampiezza e spessore intellettuale, ma molto frammentate –, una mobilitazione capace di coniugare il piano nazionale con un’articolazione per scuole e territori, e una connessione stretta tra la mobilitazione della scuola e gli altri terreni di lotta (connessione che ha grandi potenzialità come indicano chiaramente le manifestazioni sulla Palestina).

 Già in questi giorni in cui l’anno scolastico volge al termine (e in cui non si escludono nuove manovre inquietanti del governo) deve partire una discussione ampia e un’accumulazione di forze in vista di un settembre che sarà complicato.

Luca Cangemi

¹ Francesco Cori, I danni crescenti dell’ideologia di destra nella scuola, la Città Futura, 15 maggio 2026.

² AA.VV., La controriforma permanente. La Scuola Italiana tra mercato e guerra, Marxventuno edizioni, 2025.

06/06/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Luca Cangemi

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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