Nella nuova puntata dell’“Osservatorio sul mondo che cambia”, il professor Orazio Di Mauro affronta l’intensificarsi delle tensioni internazionali, descrivendo un quadro globale segnato da conflitti interconnessi e da un progressivo logoramento degli equilibri geopolitici. Al centro dell’analisi vi è il confronto tra Iran, Israele e Stati Uniti, definito ormai un vero vicolo cieco diplomatico. Mentre i tentativi di mediazione continuano senza risultati concreti, il conflitto si concentra soprattutto nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz, diventato il simbolo della crisi del controllo marittimo occidentale. Secondo l’analisi proposta, Teheran esercita ormai un controllo di fatto sullo stretto, imponendo restrizioni e pedaggi alle navi commerciali, mentre le forze americane evitano uno scontro diretto che potrebbe avere conseguenze devastanti. La puntata ricostruisce diversi tentativi falliti di forzare il blocco navale imposto dall’Iran, mostrando le difficoltà operative della marina statunitense e il rischio strategico legato alla dispersione delle forze americane tra Medio Oriente e Indo-Pacifico. Il conflitto assume così una dimensione globale, coinvolgendo indirettamente anche la questione di Taiwan e i rapporti con la Cina. Parallelamente, vengono approfondite le tensioni regionali con gli Emirati Arabi Uniti e il ruolo strategico delle esportazioni energetiche, mentre Israele appare sempre più impegnato su più fronti contemporaneamente, da Gaza al Libano fino allo scontro indiretto con l’Iran. Ampio spazio viene dedicato anche al conflitto in Ucraina, dove la Russia prosegue una strategia di logoramento e consolidamento territoriale, e al fronte africano del Mali, interpretato come un’estensione della competizione tra Mosca e l’Occidente. Secondo la ricostruzione, nel Sahel gruppi jihadisti sostenuti da interessi esterni avrebbero cercato di colpire l’influenza russa nella regione, mentre l’Africa Corps e i governi della Confederazione del Sahel stanno tentando di contenere l’avanzata verso Bamako. Attraverso questi scenari, il professor Di Mauro delinea un sistema internazionale sempre più instabile, attraversato da guerre indirette, crisi energetiche e rivalità strategiche che coinvolgono simultaneamente Europa, Medio Oriente, Africa e Asia.