Stampa questa pagina

Oltre il Punto di Non Ritorno – Anatomia di un Conflitto Devastante tra l’Asse USA-Israele e l’Iran

Si delineano i vari punti controversi sulla crisi iraniano-statunitense e sulle rischiose possibilità di una guerra da cui nessuno uscirebbe vincitore.


Oltre il Punto di Non Ritorno – Anatomia di un Conflitto Devastante tra l’Asse USA-Israele e l’Iran Credits: https://wavellroom.com/

Nel mutevole e teso scacchiere geopolitico del febbraio 2026, la massiccia mobilitazione militare degli Stati Uniti in Medio Oriente indica che una guerra contro l’Iran ha superato la soglia della mera minaccia diplomatica per diventare una prospettiva operativa concreta. Il dispiegamento di decine di aerei da combattimento, centri di comando avanzati, due gruppi d’attacco di portaerei e una vasta flotta di aerei cisterna traccia il perimetro di un conflitto che, qualora scoppiasse, non avrebbe nulla della rapida “campagna chirurgica” auspicata dai falchi.

Se le armi dovessero prendere la parola, la simulazione degli scenari militari e geopolitici restituirebbe il quadro di una guerra di logoramento brutale. L’Iran, pur essendo lo sfavorito contro una superpotenza globale, è ideologicamente e strutturalmente preparato a incassare il colpo senza arrendersi, battendosi fino all’ultimo per imporre un prezzo insostenibile all’Occidente e, soprattutto, a Israele.

Le quattro fasi del conflitto

Ipotizziamo una serie di avvenimenti che potrebbero accadere nei prossimi giorni o settimane, suddividendoli in quattro fasi. Questo drammatico conflitto, con molta probabilità, virerebbe presto — dopo i primi colpi — in un disastro su vasta scala che non lascerebbe veri vincitori.

Prima fase – Offensiva iniziale.
Il conflitto vedrebbe un’offensiva massiccia da parte degli Stati Uniti e di Israele. Per evitare la forza missilistica iraniana a corto raggio, l’aviazione americana adotterebbe una tattica complessa basata su attacchi a lunghissimo raggio e continui rifornimenti in volo. L’attacco inizierebbe con il lancio simultaneo di centinaia di missili da crociera, seguiti da bombardieri stealth per annientare le difese aeree di Teheran. Successivamente, ondate di caccia colpirebbero centri di comando e infrastrutture vitali.

L’impatto sull’Iran sarebbe devastante, portando a un costante deterioramento dello Stato, simile a quanto subito dall’Iraq tra le due guerre del Golfo. Tuttavia, la leadership iraniana assorbirebbe il colpo senza capitolare, passando alla fase di contrattacco asimmetrico. La Cina e la Russia potrebbero sostenerla con intelligence e rifornimenti, ma senza forze di terra o navali dirette.

La saturazione delle difese sarebbe l’obiettivo di Stati Uniti e Israele. Non potendo competere nei cieli, la risposta iraniana si baserebbe su una guerra di attrito: sciami di droni e missili obsoleti lanciati verso Israele e le installazioni USA, con lo scopo di esaurire i costosi sistemi antimissile occidentali.

Seconda fase – Intelligence e logoramento.
L’Iran godrebbe di un vantaggio invisibile ma letale: intelligence satellitare fornita da Cina e Russia. Sfruttando precedenti conflitti recenti, Pechino e Mosca fornirebbero a Teheran un quadro tattico quasi in tempo reale, massimizzando l’efficacia dei contrattacchi iraniani.

Terza fase – Collasso difensivo e guerra totale.
Una volta collassato lo scudo difensivo israeliano, la guerra mostrerebbe il suo volto più atroce. L’Iran, impossibilitato a colpire il territorio continentale americano, riverserebbe la propria rappresaglia su Israele. In questa fase verrebbero colpite infrastrutture critiche: impianti di desalinizzazione, centrali elettriche, porti industriali e aeroporti.

Si attiverebbe il cosiddetto “Anello di Fuoco”: Hezbollah dal Libano lancerebbe migliaia di missili verso il nord di Israele, pagando un prezzo altissimo; gli Houthi dello Yemen potrebbero contribuire in misura minore.

Per Israele, Paese geograficamente minuscolo e senza profondità strategica, le conseguenze sarebbero drammatiche: distruzioni urbane enormi, blackout prolungati, collasso dei sistemi idrico e sanitario, gravi perdite civili e militari.

Quarta fase – Shock energetico globale.
Mentre Israele brucerebbe e l’Iran verrebbe martellato dalle bombe americane, Teheran potrebbe tentare la sua ultima carta: il blocco dello Stretto di Hormuz.

Questa mossa strangolerebbe il commercio energetico globale. I prezzi del petrolio schizzerebbero oltre i 100 dollari al barile, generando crisi energetica e inflazione in Occidente. Le banche centrali — come la Federal Reserve e la Banca Centrale Europea — immetterebbero liquidità per contenere i prezzi, ma con effetti limitati e ritardati.

Negli Stati Uniti, ciò si tradurrebbe anche in un disastro politico interno, con economia in recessione e tensioni sociali.

Conclusione

La simulazione di questo conflitto smonta l’illusione di una guerra facile e circoscritta. L’attacco all’Iran innescherebbe un effetto domino globale. Gli Stati Uniti potrebbero distruggere gran parte del potenziale militare iraniano, ma subirebbero conseguenze politiche ed economiche. L’Iran, pur devastato, dimostrerebbe resilienza. Il vero epicentro della tragedia sarebbe Israele, con città distrutte e trauma demografico e psicologico enorme.

In questa guerra non ci sarebbero trionfatori, ma solo nazioni costrette a contare i propri morti tra le macerie di un disastro globale.

Fonti

  • CSIS - Missile Defense Project – Center for Strategic and International Studies
  • INSS - Institute for National Security Studies – Tel Aviv University
  • IISS - The International Institute for Strategic Studies
  • EIA - U.S. Energy Information Administration



20/02/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: https://wavellroom.com/

Condividi

Tags:

L'Autore

Orazio Di Mauro
<< Articolo precedente
Articolo successivo >>