Dall’Iran all’Ucraina, passando per il Libano e il Sahel, le crisi regionali vengono interpretate come parti di un unico confronto geopolitico globale. Particolare attenzione è dedicata al Mali, dove l’offensiva dei gruppi jihadisti legati ai ribelli tuareg e sostenuti da attori esterni avrebbe costretto le forze governative e l’Africa Corps a ripiegare verso la capitale Bamako, trasformando il Sahel in uno dei fronti più instabili e strategici del continente africano. L’analisi si concentra poi sulle tensioni tra Iran, Israele e Stati Uniti, dove la tregua resta estremamente fragile. Al centro dello scontro vi è ancora una volta il controllo dello Stretto di Hormuz, nodo cruciale del commercio energetico mondiale. Secondo la ricostruzione proposta, la chiusura parziale dello stretto e il sistema di pedaggi imposto da Teheran stanno producendo conseguenze economiche e politiche globali, mettendo sotto pressione sia le economie occidentali sia la Cina, che continua a spingere per la riapertura delle rotte commerciali. Il confronto assume così una dimensione strategica più ampia, in cui il conflitto mediorientale si intreccia con la competizione tra Washington e Pechino. La puntata approfondisce inoltre la situazione in Libano, dove continuano gli scontri con Hezbollah e dove Israele, incapace di neutralizzare la rete di tunnel nel sud del paese, intensifica i bombardamenti sulle aree civili. Parallelamente, sul fronte ucraino, la Russia prosegue una strategia di avanzata lenta e logoramento, mentre gli attacchi ucraini contro infrastrutture energetiche russe non sembrano aver prodotto gli effetti sperati. Attraverso questi scenari, il professor Di Mauro delinea un ordine mondiale sempre più instabile, caratterizzato da conflitti indiretti, rivalità tra potenze e guerre regionali destinate a influenzarsi reciprocamente in un equilibrio globale sempre più fragile.