I paesi a capitalismo maturo sono in una crisi sempre più strutturale. Per aggirare la crisi di sovrapproduzione avrebbero bisogno della guerra, ma al momento non hanno la possibilità di portarla realmente avanti. In Europa orientale si limitano a sostenere l’Ucraina nel sudovest asiatico a sostenere i sionisti.
Fare realmente la guerra vorrebbe dire mettere in campo la fanteria, nel momento in cui i bombardamenti terroristici non sono in grado di costringere alla resa il proprio avversario. Attualmente l’Unione europea non è preparata né militarmente né ideologicamente alla guerra. Discorso analogo vale per gli Usa per quanto riguarda l’Europa orientale, mentre nel sudest asiatico avrebbero voluto ma non hanno potuto. Sono a corto di missili intercettori e hanno raggiunto il massimo di impopolarità, sia sul piano internazionale che nazionale.
In una tale situazione ci sarebbe la possibilità di rilanciare la prospettiva della rivoluzione sociale. Ma anche le forze rivoluzionarie non sono preparate né sul piano politico-militare né sul piano ideologico. In questa situazione, per mantenere l’egemonia le forze che non intendono mettere in discussione l’attuale modo di produzione debbono puntare a incentrare il dibattito politico sugli unici temi che possono consentire ai filoligarchici della destra di avere una base di massa: il razzismo, il nazionalismo, il militarismo, le politiche securitarie, volte a reprimere la microcriminalità senza toccarne le cause, cioè senza mettere in discussione la grande criminalità al potere, che rende realmente insicure le prospettive di vita delle classi subalterne. Altri temi sono poi l’opposizione al femminismo, alla cultura woke, all’ecologismo radicale e al comunismo.
Naturalmente, su questo piano, l’originale dell’estrema destra è molto più credibile delle altre forze politiche che proponendo ricette analoghe più moderate appaiono dei surrogati. Ciò spiega il grande successo, a livello internazionale in tutte le società capitaliste in crisi, dell’estrema destra.
In Italia, con la destra radicale al governo, l’estrema destra sembrava ridotta ai minimi termini, ma grazie ai poteri forti, a cominciare dal quarto potere: i mezzi di comunicazione di massa, Futuro nazionale è in costante crescita.
L’attuale estrema destra si differenzia dal fascismo perché non ha bisogno degli elementi di rivoluzione passiva caratteristici di quest’ultimo, che si doveva affermare in una epoca in cui, paradossalmente, pur non essendoci le condizioni oggettive presenti oggi, la rivoluzione socialista appariva una alternativa realistica.
Perciò l’attuale estrema destra dal punto di vista economico-sociale non si differenzia in modo significativo dagli ordoliberisti.
D’altra parte, a differenza di questi ultimi l’estrema destra non si serve, come copertura, dell’ideologia neoliberista, preferendo puntare su razzismo, nazionalismo, politiche securitarie, odio per le femministe, la cultura woke e l’ambientalismo radicale. In Italia, patria del fascismo, l’estrema destra si richiama a questa tradizione politica, ma solo negli aspetti più reazionari. Quindi, si esalta la Decima MAS, ma non si lancia un ampio programma di nazionalizzazioni come nel fascismo reale, storico (anche se, spesso, era funzionale a socializzare le perdite, a partire dalla grande crisi esplosa nel 1929).
Il problema è che le altre forze tendono a essere subalterne all’ideologia dominante neoliberale, per cui l’estrema destra, egualmente ordoliberista, ma che usa ideologie più populiste, rischia di avere maggiore successo. Come è noto l’attuale governo e il partito di maggioranza relativa si reggono sul fatto che Fratelli d’Italia si è potuto presentare alle elezioni politiche con un programma elettorale contrapposto all’agenda Draghi, che tutti gli altri partiti dell’arco parlamentare avevano portato avanti.
Naturalmente, una volta al governo, Fdi ha portato avanti proprio l’agenda draghi, anche se puntando sulla copertura ideologica sovranista, piuttosto che neoliberale. Perciò la destra al governo, anche quella più radicale, ha perso credibilità anche fra una parte significativa di chi li aveva votati. Così alle prossime elezioni c’era il rischio di un, per quanto scialbo, governo di centrosinistra (borghese), perciò i poteri forti, a cominciare dal Quarto potere, hanno iniziato a sponsorizzare Futuro nazionale.
Quest’ultimo, sebbene non abbia bisogno della rivoluzione passiva del fascismo tradizionale, riesce a fare egemonia persino su persone che si dicono comuniste, in quanto se non si ha l’unica concezione del mondo alternativa, quella marxistaleninista, non si può che essere inconsapevolmente succubi dell’ideologia dominante. Peraltro, ideologicamente, la destra radicale si rivolge alla piccola borghesia e ai ceti medi, mentre la sinistra borghese alla grande borghesia “illuminata” o, al massimo, alla media borghesia intellettuale.
Tanto è vero che l’attuale maggioranza dell’opposizione parlamentare, il cosiddetto campo largo, non riesce a fare altro che cercare di avere il nulla osta dei poteri forti a un nuovo governo di larghe intese. Anche perché non dando battaglia da sinistra, cioè negli interessi delle classi subalterne, per vincere debbono necessariamente scendere a compromessi con il sedicente centro, che si presenta con l’ideologia neoliberista.
La lotta per la leadership all’interno del campo largo è condizionata tanto dalla necessità di apparire come il male minore agli occhi dei poteri forti, quanto da la necessità di conquistare il voto del popolo della sinistra. Abbiamo così Conte che da una parte assume posizioni meno distanti alla destra sul tema degli immigrati, apre alla critica alla cultura Woke e si schiera contro la patrimoniale, dall’altra prende posizione contro il riarmo dell’Ucraina e, più in generale, è un po’ più critico verso l’economia di guerra dell’Ue. Schlein ha posizioni più avanzate nella lotta al razzismo, evita prese di posizioni populiste di destra verso la cultura Woke, ma è decisamente più vicina alla politica guerrafondaia della Unione (imperialistica) europea.
Al momento l’unico nella destra ad agitare parole d’ordine da rivoluzione passiva, cioè rossobrune nel senso del fascismo storico, è Salvini che ha bisogno di smarcarsi tanto da Vannacci, quanto da Meloni. È l’unico nella destra a proporre di far pagare almeno in parte i costi dell’inflazione energetica alle grandi imprese che hanno fatto, speculando, extraprofitti. È arrivato, addirittura, a proporre di chiedere un contributo alle grandi imprese per rivalutare almeno un pò le pensioni, falcidiate dalle controriforme e dall’inflazione.
Nonostante questo opportunista assist di Salvini, le forze del centrosinistra non ne approfittano per chiedere maggiore coraggio su questi temi e cercare di impegnare la Lega a essere conseguente con quanto promesso.
Tutto ciò dimostra che sia Conte che il Pd di Schlein, con il codismo di Avs, sic stantibus rebus, non sembrano in grado di offrire una credibile alternativa a un nuovo governo di “larghe intese”, cioè ostaggio dei sedicenti centristi apologeti del neoliberismo, dell’Unione (imperialista) europea, della Nato e dei sionisti.
Dunque attualmente il campo largo si conferma un tappo che, insieme all’opportunismo di sinistra (massimalista e settario), impedisce che si sviluppi una reale e credibile alternativa di sinistra, cioè in grado di fare gli interessi dei ceti subalterni. Le cose potrebbero cambiare dall’alto, cioè nel senso di una rivoluzione passiva, solo se “il Fatto Quotidiano”, invece di puntare a vincere con parole populiste le primarie del campo largo, facesse le dovute pressioni affinché Schieriamoci smetta di fare l’anima bella e si schieri, quantomeno, in questa campagna elettorale, che in una società borghese non potrà che monopolizzare ogni ragionamento politico da qui alle elezioni.
Sarebbe poi necessaria, ma qui entriamo nel campo della fantapolitica, che tutte le forze a sinistra del campo largo facessero blocco, di modo che in campagna elettorale non si discuta esclusivamente delle questioni che favoriscano la destra radicale. Per rimanere nel campo della fantapolitica questo blocco di sinistra (in parte borghese, in parte proletaria) dovrebbe fissare dei paletti, sulla base di un programma minimo di classe, per arrivare a costruire un accordo elettorale con il campo largo, volto a sbarrare la strada alla destra estrema e radicale. Quasi certamente il campo largo, se potesse fare un governo nella forma del campo larghissimo non accetterebbe, ma sarebbe comunque costretto a dire quanto meno qualcosa di “sinistra” che vada, cioè, nella direzione della rivoluzione passiva. Per concludere con la fantapolitica si potrebbe addirittura auspicare che un blocco di sinistra porti alla rottura del campo largo e dello stesso centrosinistra, in modo tale che le forze socialdemocratiche e sinceramente democratiche, in particolare in Avs e nel M5 stelle, rompano con le componenti socialiberiste predominanti nel Pd.
Ma come ben sappiamo tutto ciò, al momento, è pura fantapolitica. Attualmente, se non ci saranno sorprese dell’ultima ora, magari il governo non riuscirà a formare un nuovo esecutivo immediatamente con Futuro nazionale, anche perché quest’ultimo andando al governo farebbe, di fatto, gli interessi del capitale e perderebbe credibilità in tutte le classi non dominanti. Tuttavia separate, destra ed estrema destra, riusciranno a raggiungere, sic stantibus rebus, un numero di voti tali da far sì che l’unica alternativa sarà un nuovo governo di larghe intese, cioè ostaggio degli ultraliberisti e guerrafondai. Un governo del genere darebbe la possibilità a tutta la destra di rifarsi una verginità sovranista, di influenzare pesantemente l’elezione del nuovo capo dello stato e di vincere facilmente le successive elezioni, presumibilmente anticipate, perché difficilmente il nuovo governo di larghe intese riuscirà a portare a termine la legislatura, viste le sue politiche apertamente antipopolari.
Rischiammo così di avere, fra non molto, la versione italiana del governo Trump bis, in cui l’egemonia non sarà più come ora della destra radicale, ma dell’estrema destra. Il che comporterà, esattamente come negli Stati Uniti, un problema di agibilità per le forze realmente di sinistra a causa della repressione e del rilancio della caccia alle streghe.
Unica reale alternativa sarebbe comprendere che nell’attuale situazione la rincorsa al centro, la gara ad apparire il più affidabile per le proprie posizioni moderate non può pagare, Con l’estrema destra in ascesa non si potrà che polarizzare ancora di più la società, ai limiti della guerra civile come negli Usa. Ciò rende possibile puntare a realizzare un programma minimo di classe. Il che comporta che i subalterni prendano parte all’elaborazione del programma. Ciò sarà possibile solo con una ripresa della mobilitazione dal basso. I due grandi movimenti spontanei che si sono recentemente opposti al genocidio in Palestina e al governo, nel referendum costituzionale, ci assicurano che le potenzialità ci sarebbero. Tanto più che in entrami i casi le mobilitazioni sono stare rese possibili da una grande partecipazione delle giovani generazioni. Queste ultime stanno ancora una volta dimostrando, in sempre più paesi del mondo, che sono necessariamente le più interessate a insorgere contro una casta politica che assicura un futuro in cui avranno meno opportunità delle generazioni precedenti.
La scommessa per la sinistra radicale è favorire la formazione di un tale movimento, per poi provare a offrirgli una direzione consapevole.