Stampa questa pagina

La diseconomicità della disumanizzazione funzionale al genocidio

L’imperialismo oscilla fra tre opzioni: il genocidio, la schiavizzazione e il genocidio culturale, funzionale a rendere più produttiva la forza-lavoro asservita


La diseconomicità della disumanizzazione funzionale al genocidio

Magellano, un navigatore spagnolo al servizio del proprio paese, è il primo europeo a trovare un passaggio via mare all’Oceano Pacifico, per poter raggiungere le Indie. Si tratta dello stretto al quale l’avventuriero impone il proprio nome, all’estremo sud del continente americano. All’oceano, per la prima volta raggiunto da un europeo, è stato imposto il nome, particolarmente assurdo, di pacifico, perché così gli apparve quando lo “scoprì”, a ulteriore dimostrazione del genocidio culturale dei popoli che da millenni lo abitavano. Magellano fu giustiziato dopo lo sbarco nelle Filippine, in uno dei rari momenti in cui le popolazioni autoctone reagirono riuscendo, parzialmente, a contrastare l’aggressione imperialista da parte dei cristiani europei. I superstiti, che diedero inizio alla tragica colonizzazione dell’arcipelago, tornano in Spagna dopo aver circumnavigato il globo in due anni e mezzo di navigazione. Ciò dimostrava, in modo definitivo, come la terra era sferica e che, di conseguenza, l’Europa non era il centro del mondo, altro colpo per l’ideologia suprematista cristiana.

Nel 1497 il genovese Caboto (ennesimo intellettuale italiano al servizio degli stranieri) per conto del re d’Inghilterra raggiunge l’America con una rotta a nord rispetto a quella seguita da Colombo, giungendo in Canada e, in seguito, nella futura New York. Il Canada sarà poi colonizzato dai francesi. Mentre il portoghese Cabral, nel 1500, giunge in Brasile e ne prende possesso per il re del Portogallo. Altro aspetto spaventoso del genocidio, gli abitanti del paese non erano riconosciuti come esseri umani e, quindi, venivano uccisi o schiavizzati per non aver accattato di sottomettersi al sovrano e alla religione dei colonizzatori, sulla base di un proclama che, se anche avessero avuto modo di udire, gli amerindi non erano in grado di comprenderlo, non conoscendo la lingua.

  1. Imperi coloniali di Spagna e Portogallo

Fra i tanti avventurieri che varcano l’Atlantico in cerca di gloria, di ricchezza, di terra prevalgono gli hidalgos nobili spagnoli cadetti o decaduti. Erano stati i condottieri militari di quella spaventosa crociata, denominata reconquista. Una volta terminata, rischiavano di perdere il loro status, non sapendo e volendo fare altro che imporsi con le armi. L’avidità, scatenata dai metalli preziosi riportati in Europa, suscita insaziabili desideri di conquista e rapina, a malapena coperti ideologicamente da sedicenti intenti evangelizzatori.

Cortés e Pizarro

Gli hidalgos spagnoli erano militari di mestiere, pieni di ardore e spietatezza, come i più noti Cortés e Pizarro. Con poche centinaia di soldati ben armati, Cortés riesce, in poco tempo, a prezzo di crudeltà inaudite, a devastare l’antica civiltà degli Atzechi, mentre Pizarro con una violenza e spietatezza inconcepibili per gli amerindi annichilisce la civiltà degli Incas. Così, nel giro di pochissimi anni, fra il 1519 e il 1534, la spaventosa barbarie dei cristiani europei condannano alla scomparsa due delle più fiorenti civiltà del pianeta.

Le colonie spagnole e lo sfruttamento degli amerindi

Solo in seguito giungono i soldati spagnoli, che creano sulle rovine di quelle gloriose civiltà le prime colonie. Il governo spagnolo è ben presto costretto a emanare leggi per tentare di arginare lo sterminio irrazionale e del tutto controproducente degli amerindi, che possono essere più utili da vivi come forza lavoro schiavizzata. Questo è l’unico, debolissimo, freno al genocidio del colonialismo di insediamento, anche perché i corrotti funzionari spagnoli non avevano nessun interesse a far rispettare le leggi che avrebbero dovuto impedirlo.

Il colonialismo portoghese

Molto importanti per la proiezione imperialista verso i continenti extraeuropei sono anche i possedimenti coloniali portoghesi che si estendono in Africa (Angola, Mozambico e Guinea) e in America: Brasile e poi tantissime basi commerciali in India, Cina e Indonesia. Il monoteismo naturalmente intollerante e la brama di rapina di metalli preziosi sono alla base di quelli che saranno i più spaventosi genocidi della storia dell’umanità.

Nel corso del XVI secolo si svilupperà anche il colonialismo olandese, inglese e francese. In questo caso lo spirito del capitalismo oltre all’integralismo religioso e al conseguente razzismo, renderanno più sistematico e spietata la politica genocida peculiare dei cristiani europei.

  1. Conseguenze economiche delle scoperte geografiche: la “rivoluzione dei prezzi” e lo spostamento dell’asse dei traffici

Lo spostamento dell’asse dei traffici europei verso l’Atlantico che, a prezzo di una inaudita violenza, impone il domino dei cristiani sui commerci internazionali, favorisce i paesi affacciati sull’oceano, in primis Spagna e Portogallo, mentre penalizza le città marinare italiane. Tuttavia, la politica genocida di rapina, alla base del colonialismo spagnolo, si rivela, naturalmente, controproducente. La possibilità iniziale di appropriarsi in maniera rapidissima, con una violenza e disumanità incomprensibile per gli amerindi, di enormi ricchezze, in particolare di metalli preziosi, sventrando e deturpando il paesaggio centroamericano, indussero gli spagnoli a non innovare e sviluppare la produzione agricola e manifatturiera in patria. Anche le colonie sono rapidamente depredate, senza sviluppare alcuna significativa attività produttiva. Gli stessi commerci transatlantici finiscono per essere finanziati e dati in gestione da spagnoli e portoghesi a ricchi finanzieri e banchieri tedeschi o fiamminghi, che ne ricavano i maggiori profitti. Si riproduce così la celebre dinamica della dialettica fra servo e padrone. Inoltre, il solito mito della brama di ricchezza del sorgente modo di produzione capitalista, per cui si potrebbe generare valore senza il dovuto lavoro umano, ha provocato e continua a provocare inaudite sofferenze agli amerindi. D’altra parte, anche il valore di oro e argento deriva dal tempo di lavoro socialmente necessario alla loro produzione. Se, attraverso la violenza, e la genocida schiavizzazione della popolazione ci si appropria di più metalli preziosi, rispetto al tempo medio precedentemente socialmente necessario a “produrli”, anche il valore dell’oro e dell’argento si deprezza drasticamente.

L’inflazione e l’affermazione dei nuovi ceti imprenditoriali

Perciò lo sconsiderato afflusso dei metalli preziosi dal Messico al Perù, al prezzo di indicibili sofferenze che ancora colpiscono la popolazione civile, determina inevitabilmente un’eccezionale inflazione, con il rincaro di tutte le altre merci nello scambio con i metalli preziosi, svalutati dall’eccessiva offerta, dovuta alla drastica riduzione del tempo di lavoro destinato a produrla, in quanto un enorme numero di antiche civiltà furono cancellate dalla faccia della terra da uno sfruttamento illimitato della forza lavoro. Al solito l’inflazione diviene un micidiale strumento del conflitto sociale dei ricchi e potenti ai danni di poveri e sfruttati, sui quali vengono fatti ricadere gli aspetti distruttivi della crisi voluta e causata, essenzialmente, dai primi. Ci rimettono naturalmente soprattutto i lavoratori salariati, sfruttati in cambio di un miserrimo reddito fisso, che perde una parte consistente del suo giù infimo valore. Ma finiscono per rimetterci le stesse classi dominanti del colonialismo spagnolo, gli aristocratici rentiers, mentre si arricchiscono i nuovi ceti imprenditoriali borghesi soprattutto inglesi e francesi.

  1. Il bilancio della “conquista”. L’ombra del genocidio comincia a turbare la coscienza europea, che si riscopre umana.

Davvero mostruose sono le conseguenze dell’aggressione imperialista europea ai danni degli amerindi. Il tasso di sterminio di questi ultimi oscilla fra il 75% dei più ottimisti e il 95%. Le differenti stime del genocidio dipendono principalmente dal computare soltanto le vittime dirette o anche le indirette. Oltre alle stragi indiscriminate, terribili sono le malattie importate dagli europei, spesso utilizzate come arma di distruzione di massa, e le terrificanti e disumane condizioni di sfruttamento imposte dai colonizzatori. Le terre degli amerindi sono state assegnate dalla Spagna e dal Portogallo con il sistema delle encomiendas ai privati, avventurieri e finanziatori, che hanno realizzato la spaventosa aggressione imperialista, imponendo nelle Americhe alla esigua minoranza sopravvissuta un sistema feudale, in cui al posto dei consueti servi della gleba vi sono gli indios ridotti in uno stato di assoluta schiavitù. Il modo di produzione feudale, fondato sulla disumanizzazione del lavoratore, ormai in una crisi irreversibili in Europa (dal momento che è più profittevole sfruttare un lavoratore umanizzato) viene imposto agli amerindi, non riconosciuti, anche per abominevoli giustificazioni pseudoreligiose come esseri umani, ma piuttosto come omuncoli subumani. L’ideologia dominante fra i colonizzatori è ben rappresentata dal prete teologo Sepulveda, storiografo ufficiale e cappellano dell’imperatore Carlo V, che considera gli indios schiavi per natura, in quanto non li riconosce come esseri umani, ritenendoli omuncoli privi di anima. Contro di lui si batte coraggiosamente Bartolomeo de las Casas, che da domenicano si rende conto che uccidendo e disumanizzando gli amerindi gli si preclude la possibilità di essere sottoposti alla vera fede. Questo lo porta al fondamentale riconoscimento degli amerindi come esseri umani. Riflessione potenzialmente rivoluzionaria, in quanto portava a considerare gli amerindi eguali agi ultra-razzisti e antisemiti spagnoli per motivi pseudoreligiosi, secondo il mito crociato della limpiezza del sangue, alla base del razzismo e dell’antisemitismo moderni. La parte più avvertita della chiesa era maggiormente interessata alla colonizzazione culturale e capisce i limiti della cieca politica del genocidio adottata. Anche perché, una volta colonizzati culturalmente gli amerindi divengono una manodopera asservita molto più produttiva, che era possibile sfruttare con molto più profitto. L’opera di de las Casas fu di fondamentale importanza perché fu il primo storico del genocidio che, in modo pionieristico cercò di indagare, per poter meglio denunciare lo spaventoso macello di uno sterminio che teme pochi confronti nella storia dell’homo sapiens.

07/08/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

Condividi

L'Autore

Renato Caputo
<< Articolo precedente
Articolo successivo >>