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Svezia, il voto frena l’estrema destra e riapre la strada ai socialdemocratici

Le elezioni del 13 settembre interrompono per la prima volta l’ascesa dei Democratici Svedesi e consegnano una risicata maggioranza parlamentare alle opposizioni. Magdalena Andersson può tornare alla guida del governo, ma dovrà conciliare socialisti, ecologisti e liberali centristi.


Svezia, il voto frena l’estrema destra e riapre la strada ai socialdemocratici Credits: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Magdalena_Andersson.JPG

Le elezioni legislative svedesi del 13 settembre hanno prodotto un risultato che si distingue dal quadro emerso negli ultimi anni in numerosi Paesi europei: mentre diverse formazioni della destra radicale ed estrema hanno continuato ad avanzare, i Democratici Svedesi (Sverigedemokraterna, SD) hanno registrato la loro prima significativa battuta d’arresto da quando entrarono nel Riksdag nel 2010. L’arretramento della formazione guidata da Jimmie Åkesson è stato sufficiente a privare della maggioranza il blocco che negli ultimi quattro anni aveva sostenuto il governo del primo ministro conservatore Ulf Kristersson, aprendo la strada a un possibile ritorno alla guida dell’esecutivo della socialdemocratica Magdalena Andersson.

Con il conteggio preliminare completato in tutti i 6.626 distretti, i quattro partiti che hanno fatto opposizione al governo uscente dispongono complessivamente di 176 seggi contro i 173 dei partiti dell’accordo di Tidö. Il Partito Socialdemocratico dei Lavoratori (Arbetarepartiet–Socialdemokraterna, S) rimane la prima forza nazionale con il 28% e 99 deputati; i Moderati (Moderaterna, M) ottengono il 19,8% e 70 seggi; i Democratici Svedesi scendono al 17,5% e a 62 deputati. Seguono il Partito della Sinistra (Vänsterpartiet, V) con l’8,4% e 30 seggi, il Partito di Centro (Centerpartiet, C) con il 7% e 25, i Democratici Cristiani (Kristdemokraterna, KD) con il 6,2% e 22, i Verdi (Miljöpartiet de gröna, MP) con il 6,1% e 22 e i Liberali (Liberalerna, L) con il 5,3% e 19. L’affluenza ha raggiunto il 84,8%.

La distribuzione dei seggi fotografa però soltanto in parte la dinamica politica del voto. I Socialdemocratici, infatti, non hanno ottenuto una vera vittoria elettorale in termini di consenso: rispetto al 2022 perdono circa 2,3 punti percentuali e otto deputati. Andersson, dunque, può ritrovarsi a capo del governo non perché il suo partito abbia riconquistato autonomamente gli elettori perduti negli ultimi anni, ma perché il rapporto di forza complessivo fra le altre componenti del sistema politico è cambiato. La maggioranza che potrebbe riportarla a Rosenbad nasce dalla contemporanea crescita dei Verdi, del Partito della Sinistra e, in misura minore, del Centro, oltre che soprattutto dall’arretramento dei Democratici Svedesi.

È infatti proprio SD il principale sconfitto della consultazione. La formazione di Åkesson perde circa 3,1 punti percentuali e undici seggi, scendendo dal secondo al terzo posto. Secondo le analisi, il partito arretra rispetto al 2022 in 285 dei 290 comuni svedesi, un dato che rende difficile interpretare il risultato come una semplice oscillazione territoriale. Si tratta invece di una battuta d’arresto quasi nazionale, particolarmente pronunciata nelle grandi aree urbane e nei quartieri con una forte presenza di cittadini di origine straniera.

Questa dinamica, come affermato in apertura, colloca la Svezia in controtendenza rispetto a diversi recenti sviluppi europei. Solo una settimana prima, per esempio, Alternative für Deutschland aveva conquistato quasi il 44% nelle elezioni del Land della Sassonia-Anhalt, diventando nettamente la prima forza politica regionale. La stessa formazione dell’estrema destra tedesca potrebbe inoltre conquistare la vittoria in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, le cui elezioni locali si tengono questa domenica 20 settembre.

Il caso svedese è particolarmente significativo perché SD non era più soltanto una forza di protesta. Dopo le elezioni del 2022, il partito aveva sostenuto dall’esterno il governo Kristersson sulla base dell’accordo di Tidö, esercitando un’influenza determinante soprattutto sulle politiche migratorie, sulla sicurezza e sull’integrazione. Alla vigilia del voto del 2026 Kristersson aveva compiuto un ulteriore passo, dichiarandosi disponibile a consentire per la prima volta l’ingresso diretto dei Democratici Svedesi nell’esecutivo. Il risultato del 13 settembre ha dunque interrotto questa traiettoria.

Una delle possibili spiegazioni dell’arretramento riguarda il prezzo pagato da SD per la propria istituzionalizzazione. Una formazione che per anni aveva costruito il proprio consenso presentandosi come alternativa al sistema politico si è trovata, durante la legislatura 2022-2026, a essere parte integrante della maggioranza parlamentare. Esponenti dello stesso partito hanno riconosciuto dopo il voto che questa trasformazione potrebbe averne attenuato il profilo antisistema. Joakim Larsson, dirigente locale di SD, ha osservato che una parte della capacità di mobilitazione del partito derivava precisamente dalla sua posizione di forza esterna all’establishment.

Allo stesso tempo, sarebbe prematuro concludere che l’influenza politica dell’estrema destra sulla politica svedese sia terminata. Numerose proposte sostenute negli ultimi anni dai Democratici Svedesi sono ormai penetrate nel dibattito politico nazionale, soprattutto in materia di immigrazione e sicurezza. Persino in caso di governo Andersson appare improbabile un ritorno alle politiche migratorie molto più aperte che caratterizzavano la Svezia di alcuni anni fa. Il politologo Niklas Bohlin, dell’Università della Svezia Centrale, ha osservato che l’orientamento complessivamente più restrittivo assunto dal Paese sull’immigrazione è probabilmente destinato a permanere anche con il centro-sinistra al governo.

La sconfitta del blocco di Tidö ha comunque già prodotto una conseguenza istituzionale concreta. Il 17 settembre Kristersson ha presentato al presidente del Riksdag Andreas Norlén le proprie dimissioni, consentendo l’avvio formale del processo di formazione di un nuovo governo. Norlén ha convocato per il 18 settembre colloqui separati con i rappresentanti delle forze parlamentari. Magdalena Andersson è la candidata naturale alla successione, ma trasformare i 176 seggi dell’opposizione in una maggioranza di governo stabile sarà molto più complicato di quanto possa suggerire il risultato numerico.

Il problema principale è rappresentato dalla incompatibilità politica tra Vänsterpartiet e Centerpartiet. Senza il Centro, Socialdemocratici, Sinistra e Verdi dispongono complessivamente di 151 seggi; senza il Partito della Sinistra, Socialdemocratici, Centro e Verdi arrivano soltanto a 146. Entrambi sono quindi indispensabili alla maggioranza parlamentare che ha sconfitto Tidö, ma il Centro continua a escludere la partecipazione della sinistra radicale a un futuro governo, mentre la formazione guidata da Nooshi Dadgostar rivendica il diritto a entrare nell’esecutivo dopo aver rafforzato il proprio peso elettorale.

Proprio il risultato del Partito della Sinistra costituisce, a nostro modo di vedere, uno degli aspetti più interessanti del voto. L’incremento di 1,7 punti e sei seggi rispetto al 2022, unito al contemporaneo calo di consensi subito dai Socialdemocratici, dimostra che all’interno dell’area progressista una parte dell’elettorato ha scelto di spostarsi verso una posizione più marcatamente socialista anziché convergere sul principale partito del centro-sinistra.

A beneficio del lettore, sottolineamo che Vänsterpartiet non è oggi una formazione comunista in senso stretto, nonostante le sue origini storiche nel movimento comunista svedese. Il programma approvato nel 2024 lo definisce esplicitamente come partito «socialista, femminista e antirazzista su base ecologica» e afferma che la sua elaborazione politica trae ispirazione dalle tradizioni marxista e femminista. Sul piano programmatico, V continua quindi a collocarsi nella sinistra socialista radicale e mantiene un riferimento esplicito al marxismo, pur operando pienamente all’interno della competizione parlamentare e senza definirsi marxista-leninista.

La crescita di V assume ulteriore rilievo perché rende più difficile per Andersson riprodurre semplicemente uno schema nel quale il Partito della Sinistra garantisca i propri voti senza partecipare alle scelte fondamentali dell’esecutivo. Il Centro, al contrario, rappresenta una tradizione liberale e favorevole all’economia di mercato e considera l’ingresso di V nel governo incompatibile con la propria partecipazione. Le divergenze riguardano questioni come tassazione delle grandi ricchezze, ruolo del settore privato nei servizi pubblici, energia nucleare e politica economica. Il possibile governo Andersson nascerebbe dunque da una maggioranza numerica reale ma politicamente eterogenea.

La formula più facilmente compatibile con il sistema svedese potrebbe pertanto essere ancora una volta un governo di minoranza, imperniato sui Socialdemocratici e forse sui Verdi, capace di ottenere l’astensione o il sostegno parlamentare sia di V sia del Centro. La Svezia applica infatti il principio del parlamentarismo negativo: per diventare primo ministro non è necessario ottenere 175 voti favorevoli, ma evitare che almeno 175 deputati votino contro. La stessa Andersson aveva ammesso prima delle elezioni la possibilità di un esecutivo di minoranza sostenuto da maggioranze variabili.

Il risultato svedese non rappresenta quindi un ritorno semplice al passato socialdemocratico. Andersson potrebbe tornare alla carica di primo ministro mentre il suo stesso partito registra un arretramento significativo. Parallelamente, la forza che cresce più chiaramente alla sua sinistra diventa indispensabile per la nuova maggioranza, ma incontra il veto del partito liberale di Centro. La possibile alternanza nasce pertanto non da una riconquista egemonica della socialdemocrazia, bensì dall’incrocio fra la perdita di consenso dell’estrema destra, la crescita delle altre componenti progressiste e l’impossibilità per Kristersson di compensare gli undici seggi perduti dai Democratici Svedesi.

La frenata dell’estrema destra svedese non significa tuttavia che le condizioni politiche e sociali che ne hanno favorito l’ascesa siano scomparse, né che il Paese sia tornato automaticamente alle coordinate politiche precedenti al 2022. Molto dipenderà dalla capacità del nuovo eventuale governo di conciliare forze che condividono l’opposizione a un esecutivo dipendente da SD, ma divergono profondamente sulla politica economica e sociale.

18/09/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Magdalena_Andersson.JPG

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L'Autore

Giulio Chinappi
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