Le elezioni per il Landtag della Sassonia-Anhalt del 6 settembre hanno prodotto uno dei risultati più dirompenti della storia politica della Repubblica Federale negli ultimi decenni. Secondo il risultato ufficiale provvisorio, la formazione di estrema destra Alternative für Deutschland (AfD) ha ottenuto il 43,8% dei voti, più che raddoppiando il 20,8% raggiunto nel 2021 e stabilendo il proprio record assoluto in un’elezione regionale. Al contrario, la CDU, che cinque anni fa aveva dominato con il 37,1%, è precipitata al 17,2%, il peggior risultato della sua storia nel Land. Seguono SPD con il 9,3%, Verdi con l’8,9%, Die Linke con l’8,6% e Bündnis Sahra Wagenknecht (BSW) con il 5,3%, mentre FDP, fermo al 2,6%, resta fuori dal parlamento regionale. L’affluenza, salita dal 60,3% del 2021 al 77,8%, ha raggiunto un livello record e rende ancora più difficile liquidare il successo dell’AfD come semplice effetto della smobilitazione degli altri elettorati.
La nuova assemblea sarà dunque composta da 83 deputati: 39 dell’AfD, 15 della CDU, otto ciascuno per SPD, Verdi e Die Linke e cinque del BSW. L’AfD manca quindi di appena tre seggi la maggioranza assoluta, fissata a 42. È un risultato che modifica radicalmente gli equilibri politici del Land: per la prima volta la formazione classificata dall’Ufficio regionale per la protezione della Costituzione come forza di estrema destra accertata non soltanto è nettamente il primo partito, ma si trova a pochissima distanza dalla possibilità di governare autonomamente.
La portata della sconfitta della CDU è altrettanto significativa. Per decenni il partito cristiano-democratico aveva potuto presentarsi come forza naturale di governo della Sassonia-Anhalt, assumendo il ruolo di argine conservatore nei confronti delle formazioni collocate alla sua destra. Stavolta questo dispositivo è crollato. Il passaggio della leadership dall’ex ministro-presidente Reiner Haseloff a Sven Schulze non ha impedito alla CDU di perdere quasi venti punti percentuali rispetto al 2021. L’AfD ha conquistato inoltre 38 dei 41 collegi uninominali, mostrando un radicamento territoriale che va ben oltre una generica protesta nazionale. Il risultato rappresenta quindi anche una pesantissima sconfitta personale e politica per Friedrich Merz, perché arriva mentre la CDU guida il governo federale e mentre la fiducia nell’esecutivo di Berlino è precipitata.
Limitarsi tuttavia alla condanna morale dell’AfD sarebbe insufficiente e, sotto molti aspetti, controproducente. È precisamente questo uno degli elementi messi in evidenza dal presidente del Deutsche Kommunistische Partei (DKP), Patrik Köbele, sulle pagine di Unsere Zeit. Per i comunisti tedeschi, l’avanzata dell’estrema destra non può essere compresa separandola dalla politica economica, sociale e internazionale portata avanti negli ultimi anni da tutte le principali forze politiche federali (CDU, SPD, Verdi e FDP). Köbele osserva che l’AfD è stata rafforzata dalla «politica di guerra e di crisi» dei partiti che hanno governato la Germania e anche dall’atteggiamento contraddittorio assunto da Die Linke nei confronti di quella stessa politica. La risposta, secondo questa lettura, non consiste nel criminalizzare milioni di elettori, bensì nell’affrontare le condizioni materiali che producono paura, insicurezza e rabbia sociale, impedendo che tali sentimenti vengano trasformati in nazionalismo e ostilità contro i migranti.
I dati disponibili sembrano confermare almeno una parte di questa analisi. In Sassonia-Anhalt le principali preoccupazioni degli elettori non riguardano esclusivamente l’immigrazione. Secondo le rilevazioni di infratest dimap, il 25% degli elettori ha indicato la sicurezza sociale come tema decisivo nella scelta di voto, il 17% la pace in Europa e il 15% l’economia. Una precedente ricerca sul Sachsen-Anhalt-Monitor aveva individuato soprattutto economia, lavoro e salari, infrastrutture, carenza di personale e condizioni dei servizi pubblici fra le maggiori preoccupazioni della popolazione. Si tratta, del resto, di un Land che continua a portare sulle proprie spalle il peso della deindustrializzazione successiva alla riunificazione, dello spopolamento e di un divario economico e patrimoniale con l’Ovest mai completamente superato.
Ciò non significa minimizzare la componente propriamente reazionaria del voto AfD. Tra i suoi elettori, immigrazione, criminalità e sicurezza interna hanno avuto un peso nettamente superiore rispetto agli altri elettorati, e il programma di Ulrich Siegmund contiene proposte particolarmente dure: accelerazione delle espulsioni, aumento delle strutture destinate alle persone in attesa di rimpatrio, classi separate per alcuni figli di rifugiati e programmi di lavoro obbligatorio per i richiedenti asilo. A ciò si aggiungono una marcata retorica nazionalista e il tentativo di rimettere in discussione alcuni pilastri della cultura politica sviluppatasi nella Germania del dopoguerra. In questo modo, la protesta contro le conseguenze reali della crisi viene deviata verso soluzioni che individuano nei settori più deboli della società il bersaglio su cui scaricare le contraddizioni del sistema.
La questione della guerra costituisce però un altro elemento essenziale, troppo spesso trascurato nelle letture che spiegano l’AfD esclusivamente attraverso l’immigrazione. In Sassonia-Anhalt il tema della pace in Europa è risultato il secondo più importante per l’insieme dell’elettorato. Il 57% degli intervistati ha espresso approvazione per la fine delle forniture tedesche di armi all’Ucraina, mentre il 29% ha indicato proprio l’AfD come il partito maggiormente capace di garantire la pace in Europa, davanti a tutte le altre forze politiche. Si tratta di un paradosso politicamente rilevante: una formazione nazionalista e di estrema destra riesce ad appropriarsi anche di un sentimento contrario alla guerra che storicamente avrebbe dovuto trovare rappresentanza nella sinistra.
È proprio su questo terreno che il risultato del BSW merita una lettura particolarmente attenta. Con il 5,3%, il partito fondato da Sahra Wagenknecht supera la soglia di sbarramento ed entra per la prima volta nel Landtag della Sassonia-Anhalt con cinque deputati. Non è un risultato travolgente, ma assume un’importanza enormemente superiore al suo peso numerico perché proprio quei cinque seggi possono diventare decisivi nell’elezione del prossimo ministro-presidente. AfD e BSW insieme arriverebbero infatti a 44 deputati, due più della maggioranza assoluta.
Il BSW aveva cercato di costruire la propria campagna su una posizione autonoma rispetto ai due blocchi dominanti. Nel programma regionale, significativamente aperto dal capitolo «Friedenstüchtig statt kriegsbegeistert» [1], il partito si è opposto all’aumento delle spese militari e alla reintroduzione della leva, ha chiesto una politica energetica meno costosa, anche attraverso la riapertura dei canali commerciali con la Russia, e ha collegato la crisi economica della Sassonia-Anhalt alle politiche neoliberali e alla destinazione di risorse crescenti al riarmo mentre scuole, ospedali e infrastrutture territoriali rimangono insufficienti. Prima del voto, il dirigente regionale John Lucas Dittrich aveva esplicitamente rivendicato l’intenzione di collocare il BSW «fra tutte le sedie», rifiutando sia un fronte comune con CDU, SPD, Verdi e Linke contro l’AfD sia un allineamento con quest’ultima.
Il problema è che la gigantesca polarizzazione della campagna ha lasciato poco spazio a questa terza posizione, al punto che la consultazione è diventata progressivamente un referendum pro o contro l’AfD. Persino SPD e Verdi sembrano aver beneficiato in maniera significativa del voto tattico: secondo infratest dimap, il 78% degli elettori socialdemocratici e il 68% di quelli ecologisti ha dichiarato di aver votato soprattutto per impedire l’elezione di un ministro-presidente dell’AfD. In un simile contesto, il BSW ha avuto difficoltà a trasformare in consenso il proprio profilo pacifista e sociale, nonostante una parte molto consistente della popolazione condivida alcune delle sue critiche alla politica estera e all’economia energetica tedesca.
Dopo il voto, tuttavia, proprio il BSW è diventato il fulcro del problema della governabilità. Claudia Wittig e Thomas Schulze hanno escluso, almeno finora, una coalizione formale con l’AfD. Il BSW continua a proporre il cosiddetto «Magdeburger Weg»: l’elezione di un ministro-presidente sovrapartitico e un governo che cerchi maggioranze variabili sui singoli provvedimenti, superando la logica rigida delle coalizioni. Wittig ha persino prospettato la possibilità che l’AfD governi in minoranza, sottoponendo di volta in volta le proprie proposte al parlamento. Al tempo stesso, il direttivo regionale del BSW ha deciso all’unanimità di accettare l’invito dell’AfD ai colloqui, mentre CDU, SPD, Verdi e Die Linke lo hanno rifiutato. Il confronto dovrebbe riguardare energia, istruzione e politica di pace.
La scelta è comprensibile nella logica che il BSW ha rivendicato sin dalla campagna elettorale: respingere il Brandmauer («muro tagliafuoco») come strumento politico, non costruire coalizioni puramente negative e valutare le proposte nel merito. Sarebbe tuttavia sbagliato sottovalutarne i rischi. Ad un’analisi approfondita, infatti, le convergenze sostanziali con l’AfD sono poche, e che una collaborazione potrebbe difficilmente permettere al BSW di realizzare gran parte del proprio programma. Su questioni economiche e sociali, infatti, esistono differenze profonde tra una forza che reclama maggiore intervento pubblico e protezione sociale e una destra che combina il nazionalismo con orientamenti largamente conservatori.
A nostro modo di vedere, il voto della Sassonia-Anhalt non può essere interpretato semplicemente come una «svolta a destra» della popolazione. È anche, e forse soprattutto, la manifestazione estrema della crisi di un sistema politico nel quale una parte crescente dell’elettorato non ritiene più credibili le forze che hanno governato il Paese. L’AfD ha saputo appropriarsi di molte domande reali – salari, energia, pace, declino industriale, distanza fra Est e Ovest – dando loro risposte nazionaliste, securitarie e spesso xenofobe. Il problema per la sinistra non è dunque imitare quelle risposte, ma sottrarre alla destra le domande che le hanno rese possibili.
Il risultato costituisce contemporaneamente una sconfitta strategica per il governo Merz. La promessa secondo cui una CDU più conservatrice avrebbe recuperato l’elettorato dell’AfD appare smentita nel modo più clamoroso possibile: mentre la CDU ha adottato toni sempre più duri su immigrazione, welfare e sicurezza, l’AfD non è arretrata ma ha più che raddoppiato i voti. Allo stesso tempo, l’accelerazione del riarmo e le riforme sociali prospettate dal governo federale alimentano proprio quel sentimento di insicurezza che l’estrema destra riesce poi a trasformare in consenso. A tal proposito, Reuters ha rilevato che l’87% degli elettori del Land si dichiara insoddisfatto della leadership federale, mentre costo della vita, pensioni e incertezza economica continuano a pesare fortemente sul giudizio politico.
Resta infine aperta la questione del prossimo governo. L’AfD rivendica naturalmente il mandato a governare, ma Ulrich Siegmund non dispone dei 42 voti necessari per essere eletto al primo scrutinio. Una coalizione classica con il BSW non appare, per il momento, sul tavolo; altre forze escludono qualsiasi collaborazione. Il «Magdeburger Weg» proposto dal BSW rappresenta quindi qualcosa di più di una provocazione: è il tentativo di risolvere una situazione in cui le tradizionali formule di coalizione non producono una maggioranza politicamente praticabile. Tuttavia, proprio perché il BSW possiede i cinque seggi decisivi, ogni sua scelta sarà sottoposta a un’enorme pressione e avrà conseguenze ben oltre i confini della Sassonia-Anhalt.
Il voto del 6 settembre rappresenta dunque un segnale d’allarme per l’intera Germania. Contrastare l’AfD limitandosi alla Brandmauer, alla stigmatizzazione morale o perfino alla discussione sulla sua messa al bando non affronta le condizioni che ne alimentano la crescita. Al contrario, la vera alternativa dovrebbe ricostruire una politica capace di connettere pace e giustizia sociale, opposizione al riarmo e difesa dei salari, rilancio industriale e servizi pubblici, senza cedere né al neoliberismo dei partiti tradizionali né al nazionalismo dell’estrema destra.
È questo lo spazio che il BSW ambisce a occupare e che Die Linke non è riuscita a riconquistare pienamente. Ma perché tale spazio diventi una reale alternativa sarà necessario evitare che il rifiuto della Brandmauer si trasformi nella normalizzazione delle posizioni reazionarie dell’AfD. Occorre invece attaccare simultaneamente le cause materiali della crisi e le risposte nazionaliste che la trasformano in guerra tra poveri. Soltanto su questo terreno una vera opposizione sociale a favore delle classi popolari e contro la guerra potrà contendere all’AfD quel vasto elettorato che oggi, in Sassonia-Anhalt, ha scelto in massa la destra radicale.
Note
[1] «Capaci di fare la pace invece che entusiasti della guerra». Si tratta soprattutto un gioco di parole polemico sul termine tedesco kriegstüchtig, molto usato nel dibattito politico recente con il significato di «pronti/capaci di fare la guerra». Il BSW sostituisce Krieg («guerra») con Frieden («pace») e contrappone friedenstüchtig a kriegsbegeistert.