Distinzione tra aggressori e aggrediti
Innanzitutto, è necessario distinguere con nettezza fra gli aggressori, Usa e Israele, e gli aggrediti, la nazione iraniana. Da questa distinzione emerge l’assurda ipocrisia dell’ideologia dominante in Italia e, più in generale, nell’occidente collettivo, dove si può considerare aggredito solo un paese schierato dalla parte dell’imperialismo capitalista.
Paradossalmente, persino alcuni parlamentari dell’estrema destra riconoscono che, seguendo questa logica, si dovrebbero varare sanzioni contro gli Stati Uniti e sostenere senza condizioni la Repubblica islamica dell’Iran. Anche l’opposizione liberaldemocratica italiana ammette che, pur considerando il regime iraniano oppressivo, non si può giustificare chi lo attacca violando il diritto internazionale e il diritto all’autodeterminazione nazionale.
Se il popolo iraniano ha il diritto di rovesciare un regime oppressivo, potenze straniere imperialiste non hanno alcuna legittimità per aggredire un paese membro delle Nazioni Unite, compromettendo la stessa funzione dell’ONU, nata per difendere i più deboli.
Nucleare, ipocrisie e ruolo dell’Italia
Particolarmente immorale appare l’atteggiamento di paesi dotati di armi nucleari, che ostacolano la loro messa al bando ma si arrogano il diritto di attaccare altri stati accusandoli di voler sviluppare armamenti atomici.
Ancora più grave è la giustificazione del presidente statunitense, secondo cui l’Iran avrebbe potuto dotarsi della bomba in due settimane, dopo aver già dichiarato distrutto il programma nucleare in una precedente aggressione.
Sul piano interno, risultano esecrabili le posizioni del governo italiano, che pur non essendo stato preavvisato dagli alleati, ha dichiarato la disponibilità a valutare un eventuale intervento militare. Solo di fronte all’impopolarità dell’azione presso l’opinione pubblica, il governo ha ridimensionato la propria posizione.
La guerra mostra una chiara natura classista, poiché i costi economici – tra cui l’inflazione delle materie prime – ricadono soprattutto sulle masse popolari, penalizzando chi vive di reddito fisso.
Allo stesso tempo, va respinto il ricatto politico secondo cui opporsi all’aggressione significhi sostenere il regime iraniano. Difendere il diritto dell’aggredito non implica appoggiare un sistema teocratico, classista e maschilista.
Sarebbe inoltre ipocrita non rivolgere le stesse critiche ad altri regimi dispotici, come quelli del Golfo o al Vaticano. Le stesse forze fondamentaliste iraniane sono state storicamente sostenute dall’imperialismo occidentale in funzione anticomunista, impedendo l’affermazione di un governo laico dopo la rivoluzione del 1978.
Come chiarito anche da Trump, l’obiettivo non è contrastare l’oppressione interna, ma imporre governi disponibili a subordinare le proprie risorse al capitale finanziario transnazionale.
Contraddizioni del regime iraniano e rischi dell’intervento esterno
Le posizioni antimperialiste dell’Iran sono state apprezzate, ma restano inserite in una politica che ha represso le forze realmente rivoluzionarie. Inoltre, il sostegno a movimenti religiosi non progressisti non favorisce l’emancipazione, nemmeno del popolo palestinese.
Sostenere acriticamente il regime iraniano sarebbe un errore, anche considerando il suo crescente isolamento interno ed esterno. Storicamente, gli stessi Usa e Israele hanno fornito armi all’Iran durante la guerra con l’Iraq, contribuendo indirettamente alla repressione delle forze laiche e progressiste.
Le recenti proteste interne sono state alimentate anche da un blocco economico occidentale, misura assimilabile a un atto di guerra. L’ostilità occidentale affonda le radici nella rivoluzione che rovesciò un governo filo-occidentale, rifugiatosi poi negli Stati Uniti.
Infine, è necessario evitare l’illusione che un’aggressione esterna possa favorire la democrazia. Tali interventi mirano spesso alla balcanizzazione del paese e all’imposizione di governi subordinati, come già avvenuto in altri contesti. Paradossalmente, queste aggressioni finiscono per rafforzare regimi impopolari, facendoli apparire come difensori della nazione e indebolendo ogni reale opposizione interna.