L’Iran è uno Stato teocratico ma, piaccia o no, ha un governo eletto, è uno Stato fondatore dell’ONU, di cui fa parte dal 24 ottobre 1945 e riconosce la Corte Internazionale di Giustizia, principale organo delle Nazioni Unite per le controversie tra Stati. E’ vero, il potere esecutivo è condizionato pesantemente da quello religioso, ma anche Israele non è uno stato democratico nel senso pieno della parola.
Quello ebraico, infatti, è una democrazia parlamentare, ma non è uno Stato laico ed è impossibile disegnare con esattezza il confine che separi in maniera netta la sinagoga dallo Stato. Basta pensare al diritto di famiglia, gestito esclusivamente da tribunali religiosi in cui le leggi civili non contano, per rendersene conto. D’altra parte, da molti decenni ormai la formazione di un governo è quasi sempre impossibile senza la partecipazione di partiti di carattere religioso ortodosso e ultra ortodosso. La religione è di fatto così influente, che una sorta di compromesso storico regola la vita pubblica del Paese e si arriva al punto che di sabato in buona parte del Paese ai mezzi pubblici non è consentito di circolare.
L’idea di democrazia laica è in gran parte incompatibile con i principi sui quali si basa la vita politica di Israele. L’assassinio del leader di un Paese al quale non si è nemmeno dichiarata guerra è una scelta criminale inconciliabile con lo Stato di diritto e con la legalità internazionale.
Si potrebbe continuare a lungo questa riflessione, ma si farebbe torto all’intelligenza del lettore. Quanto finora si è osservato fa di Israele uno Stato che non è democratico nel senso pieno del termine, che non riconosce la giurisdizione della Corte Penale Internazionale dell'Aia, di cui non ha mai ratificato lo Statuto di Roma che la istituì, ma calpesta il diritto internazionale e uccidendo il leader di uno Stato membro dell’ONU di fatto rovescia le regole della convivenza civile. Se e non sarà perseguito come un tragico crimine politico, quell’assassino creerà un precedente che autorizza le forme più estreme di violenza e l’omicidio come soluzione di una crisi politica.
Così stando le cose, Israele - e gli Stati Uniti d’America che li armano e li aiutano - sono oggi la più pericolosa minaccia per il diritto internazionale e la pace nel mondo, ma in Europa una popolazione inebetita da un consumismo sfrenato e da una crisi di valori che non ha precedenti, sembra non avere la percezione del pericolo. Ognuno dei morti che fanno israeliani e americani dovrebbe causare un inarrestabile tsunami di sdegno e travolgere Governi. Non accadrà. Quei morti diventeranno parole nei talk e passo dopo passo la tragedia che incombe diventerà realtà. E’ questione di tempo, poi una volta ancora il Titanic affonderà mentre l’orchestra suona la musica dell’indifferenza.