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Il materialismo cartesiano e i compromessi dualistici

Introduciamo la rivoluzione culturale cartesiana trattando della sua vita e delle sue opere principali


Il materialismo cartesiano e i compromessi dualistici Credits: Xilografia a colori di fine ottocento, di un anonimo che si ispira al celebre ritratto seicentesco

La filosofia di Cartesio rappresenta una svolta decisiva nella storia della filosofia, in quanto chiude, ricomprendendola in sé, la fase della transizione umanistico-rinascimentale e fonda la filosofia moderna, che ha al suo centro la soggettività umana e la sua analisi, ossia riconsidera i rapporti fra uomo e mondo dal punto di vista e a vantaggio dell’uomo. Il fondamento della conoscenza, da Cartesio fino a Hegel, non sta nell’oggetto ma nel soggetto (soggettività moderna borghese).

Cartesio fonda il razionalismo, corrente filosofica moderna (ripresa e sviluppata in seguito da Pascal, Hobbes, Spinoza e Leibniz), che considera la ragione l’organo della verità sulla base del quale è possibile elaborare una visione scientifica del mondo.

Cartesio si pone l’obiettivo di dare una fondazione metafisica alla scienza, trovare dei principi, dei fondamenti certi che garantiscano l’universalità della conoscenza. Come in Bacone e in Galilei, anche per Cartesio, è centrale il metodo. Per Galileo e Bacone il metodo è la via per giungere ad una conoscenza stabile, è così anche per Cartesio, solo che la via percorsa da Cartesio, per giungere al metodo e al suo fondamento sarà la via del dubbio.

Naturalmente fondare la verità sulla razionalità del soggetto, piuttosto che sull’oggettività della natura o di dio, dell’assoluto, è una rivoluzione filosofica decisiva. La verità non è più qualcosa di esterno, di estraneo a noi, alla quale dobbiamo sottometterci. Non è una verità rivelata o religiosa. Non è la verità del nostro habitat naturale alla quale dobbiamo adattarci come gli altri animali. Non è neanche un assoluto estraneo e, di conseguenza, dominante sul soggetto. Non è il determinismo assoluto della natura, il meccanicismo della fisica. Ma al contrario si fonda sul valore assoluto che ha assunto la libertà del soggetto in quanto razionale. Naturalmente il limite è l’individualismo borghese. Il dominio sulla natura e, dunque, anche sull’altro uomo. Dunque una società ecocida fondata sullo sfruttamento.

La formazione e i viaggi

Cartesio nasce a La Haye in Francia nel 1596. Fra il 1605 e il 1613 studia nel collegio gesuita di La Flèche, dove apprende molte nozioni, ma non un metodo che gli consenta di distinguere il vero dal falso, in modo da orientarsi autonomamente nel mondo. Di contro al sapere morto appreso nel collegio dei gesuiti, per Cartesio è importante riunire l’attività teoretica e la pratica, per permettere all’uomo di dominare la natura. Perciò Cartesio avrà sempre una grande attenzione per la tecnica e la salute. I suoi studi devono servire a liberare l’uomo dalle malattie del fisico e dello spirito. Il sapere dei gesuiti serve ad apprendere l’ideologia dominante in modo fideistico. Si tratta di apprendere e imparare a ripetere a memoria una verità che è data una volta per tutte. Non si tratta di trasformare, di creare niente, ma di conservare o restaurare l’opera di dio, che si incarna nel papa. Al solito il limite di Cartesio è questa attitudine di dominio, l’arrestarsi al rapporto servo padrone, solo a ruoli rovesciati. Dove è finalmente l’io a essere il padrone, anche se poi è l’io maschio, possidente, del popolo dei signori. Mentre la natura, l’altro è ridotto a servo. Quindi il lavoratore manuale, la donna, gli untermenschen che non appartengono al popolo dei signori. Tutti questi aspetti sono sottintesi, non tematizzati da Cartesio. Ma non in senso progressista, ma nel senso reazionario dell’abiura di Galileo. Per cui, proprio perché consapevole della portata rivoluzionaria della filosofia moderna, deve dimostrare che la si sviluppa in modo da non mettere in discussione l’ordine costituito. Anzi proprio perché il nuovo sapere è potenzialmente rivoluzionario, non solo bisogna vivere di nascosto, in modo radicalmente apolitico, ma bisogna per tutto il resto apparire il più possibile conformisti. Durante la permanenza in Germania intuisce la questione del metodo

Nel 1618-19 di Maurizio di Nassau, che si armava in teoria per la ripresa delle ostilità dopo la fine della tregua con la Spagna. Apparentemente si trattava di una nobile lotta per il diritto di un popolo all’autodeterminazione, contro la principale potenza imperialista, ma in realtà l’aristocratico olandese mirava a rovesciare il governo borghese, per porsi come l’uomo solo al comando. Dopo la conoscenza di un intellettuale olandese Cartesio riprende gli studi iniziando ad applicare la matematica alla fisica, gettando le basi per i suoi futuri e rivoluzionari contributi nella geometria analitica e nell'ottica.

Nel 1619 si arruola nell’esercito di Massimiliano di Baviera. Durante la pausa invernale delle ostilità ha tre sogni rivelatori, che costituiscono la prima intuizione sul metodo. A partire da essa più tardi comprende di poter ricostruire sulla base del metodo matematico l’intero sapere su basi puramente razionali e non più religiose o fondate sulla tradizione antica.

Le Regole per la guida dell’intelligenza

Nel 1627-28 Cartesio compone la sua prima opera matura: Regole per la guida dell’intelligenza, opera che anticipa il Discorso sul metodo, in cui nasce il metodo filosofico moderno, ossia quel criterio unico e semplice di orientamento in campo teoretico e pratico che ha come scopo il successo dell’uomo nel mondo.

Se il fine è il successo dell’uomo inteso come individuo nel mondo, è evidente che a interessare è il metodo esclusivamente astratto, formale.

Per Cartesio occorre individuare delle regole certe e facili che ci permettano di conoscere in modo scientifico e non più approssimativo la realtà. La regola base per la scienza è l’evidenza, (di contro ai misteri della fede, o all’ipse dixit), grazie all’intuito quale evidenza in atto, quale atto puro della mente con cui si eliminano i dubbi cogliendo la verità, cui segue la deduzione che ordina le intuizioni. Oggetto primo della conoscenza intuitiva chiara e distinta sono le nature semplici, ovvero gli elementi semplici fondamentali del conoscere. Si trattava dunque di ricostruire la metafisica in modo più evidente, sul modello delle dimostrazioni della geometria. Essendo tutto fondato sul soggetto, sull’individuo, il metodo non potrà che essere razionalistico, puramente deduttivo. L’altro da sé è semplicemente annullato. Siano nell’idealismo più estremo, il soggettivismo, anche se inteso in senso razionalista.

Il rifugio olandese

Cartesio viaggia per anni per l’Europa. Dal 1629, vista la sorte di Galilei e Bruno, si stabilisce in Olanda, dove gli è garantita la libertà filosofico-religiosa e Cartesio può evitare di perder tempo con gli obblighi della vita sociale. Per entrambi questi motivi vive quasi in incognito. Capisce che nel mondo borghese ognuno è preso individualisticamente dal proprio “particulare” e tende, perciò, a essere tollerante con quello che fanno gli altri, visto che non ho certo tempo da perdere per occuparsene.

L’approfondimento degli studi e le opere maggiori

Nel 1633, dopo la condanna di Galilei, abbandona la stesura del Mondo, opera in cui intendeva sintetizzare le precedenti ricerche fisiche, elaborando la critica più radicale delle dottrine qualitative della scolastica, della concezione del movimento e del cosmo aristotelico-tolemaica, a partire dalla centralità del moto della Terra. Cartesio procede con l’autocensura preventiva, neanche prova, idealisticamente come Galileo a battersi per l’affermazione della verità, salvo fare marcia indietro quando si accorge che l’ordine costituito preferisce il vecchio errore.

Discorso sul metodo

Nel 1637 Cartesio scrive il Discorso sul metodo, quale prefazione alle parti meno pericolose del Mondo che decide di pubblicare. Nel Discorso espone i principi della filosofia, che i trattati scientifici presuppongono, e offre una storia della sua formazione. Naturalmente il metodo formale, privo di contenuti, non allarma più di tanto l’ordine costituito. Poi nella sua prospettiva soggettivista e anche per non urtare l’ordine costituito, spingendo gli altri sulla sua cattiva strada, ci espone tutto dal suo punto di vista “particulare”.

Nel 1641 pubblica il trattato di metafisica Le meditazioni metafisiche e nel 1649 Le passioni dell’anima. Nel 1649 cede alle richieste della regina Cristina di Svezia a stabilirsi presso la sua corte, ma quando giunge a Stoccolma, a causa del clima rigido svedese si ammala di polmonite e muore nel febbraio del 1650. Anche se alcuni studiosi ritengono che sia stato avvelenato da un cattolico integralista, per le tendenze materialiste della sua filosofia. In qualche modo Cartesio, in contatto epistolare con principesse, anticipa il dispotismo illuminato. Peraltro lascia il rifugio olandese perché dopo la pubblicazione de “Le passioni dell’anima” non è più sicuro, visto che la sua opera è ancora più criticata dai calvinisti delle opere precedenti.

16/10/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: Xilografia a colori di fine ottocento, di un anonimo che si ispira al celebre ritratto seicentesco

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L'Autore

Renato Caputo
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