Stampa questa pagina

È nata Diemmedì.

Recensione del numero zero della rivista del Centro Studi Domenico Losurdo. Il progetto di costruzione di una soggettività politica. L’introduzione di A. Bernardeschi, A. Volponi, gli 8 articoli e una recensione.


È nata Diemmedì.

Domenico Losurdo. L’ho conosciuto nei primi anni Novanta, a un convegno di Rifondazione Comunista ad Ancona: una persona davvero molto preparata. È stato un comunista del quale conservo un ricordo piacevole, soprattutto se rapportato ad altri. Non avrei però mai immaginato di poter recensire il numero zero di una rivista edita dal Centro Studi a lui dedicato. Nella vita, del resto, mai dire mai.

È nata Diemmedì, la nuova rivista teorica. Il titolo, come dichiarano Ascanio Bernardeschi e Alessandro Volponi nel primo articolo, richiama la formula marxiana della metamorfosi del capitale, a sottolineare la necessità di partire dalla conoscenza delle leggi di movimento di questo modo di produzione. Si presenta già come uno strumento di confronto, naturalmente all’interno dell’articolato mondo del marxismo e tra coloro che si definiscono comunisti. Non sono moltissimi, ma ci sono e rappresentano ancora un riferimento importante nella società contemporanea, anche se, diciamocelo, al di là delle analisi, politicamente non risultano influenti. E questo non soltanto perché sono divisi in varie formazioni politiche, movimenti e collettivi.

La rivista, al momento, è online [1] ed è gratuita; su questo aspetto tornerò più avanti. Nel complesso si presenta, idealmente s’intende, come un motore capace di produrre analisi e, di conseguenza, di rilanciare il dibattito. È, ovviamente, dichiaratamente di rottura rispetto al quadro politico dominante nella fase attuale. Ma perché? Lo vedremo nel corso di questa recensione. Intanto leggiamo quanto si trova sul sito. Scusate, ma mi piace riportare queste parole dedicate a Losurdo:

«La “cassetta degli attrezzi” marxiana è fondamentale per comprendere le contraddizioni del sistema capitalistico e dunque collocare la profonda crisi che viviamo (economica, sociale, climatica, bellica…) nella giusta luce. Da qui l’importanza della formazione di chi vuole agire incisivamente per l’abbattimento di questo sistema, l’importanza di unire le competenze e le intelligenze dei compagni di disparata provenienza dall’ormai polverizzato movimento comunista del nostro Paese, che è la ragione stessa della nascita di questo centro studi, intitolato non a caso alla prestigiosa figura del marxista Domenico Losurdo, storico della filosofia e militante politico» [2].

A mio avviso, va aggiunto che Marx è sempre con noi e, naturalmente, anche Antonio Gramsci. La “cassetta degli attrezzi” marxiana rappresenta un riferimento dal quale tutto nasce e si consolida in iniziative sempre orientate contro il capitalismo, e questa nuova rivista vuole essere uno di questi strumenti. Cominciamo quindi dall’abstract, il breve riassunto che permette di comprendere rapidamente l’insieme delle tematiche, i metodi e anche gli obiettivi di questa nuova rivista. Vi si legge:

«Il contesto nazionale e internazionale, grave ma ricco di possibilità – se si guarda al di fuori del “giardino” occidentale – richiederebbe una soggettività politica in grado di contrapporsi ai disegni autoritari in atto e di indicare alle classi subalterne una prospettiva politica praticabile».

Richiederebbe. Bene. Sia chiaro: stiamo parlando di una rivista teorica, cioè di una pubblicazione che ha l’obiettivo di formare quadri, vale a dire quell’insieme di dirigenti marxisti, rappresentativi e naturalmente comunisti. Tuttavia, è necessario evidenziare subito una nota storica che riguarda innanzitutto il comunismo italiano, ossia il più grande partito comunista dell’Occidente: il Partito Comunista Italiano di Togliatti e Berlinguer, che si autosciolse a Rimini il 3 febbraio 1991.

Scusate, ma non si può far finta di niente. Anche se quell’autoscioglimento appartiene ormai alla storia, continua a essere un tema attuale e ancora al centro del dibattito politico tra i comunisti. Certo, quell’atto ha avuto l’obiettivo di cancellare il comunismo in Italia; tuttavia si continua a essere comunisti, e ci mancherebbe. Le pieghe avvelenate del capitalismo contemporaneo, infatti, sono ancora tutte attive e producono veleno sociale, un fenomeno che certamente non viene contrastato dai partiti personali che continuano a nascere come funghi, anche perché, in sostanza, sono tutti partiti liberisti.. 

Chi ha scritto questa recensione nutre forti dubbi sul fatto che la “soggettività politica in grado di contrapporsi ai disegni autoritari in atto”, come presentato in precedenza, possa “richiedere” di indicare “alle classi subalterne una prospettiva politica praticabile”. Perché, attenzione, “richiederebbe” è un condizionale e presuppone il verificarsi di una premessa. Quale? Si verificherà? Sarebbe l’unità dei comunisti in Italia? Certo, potrebbe essere una condizione, ma al momento non esiste e non si sa se si realizzerà in un prossimo futuro. Si tratta quindi di una condizione teorica, anche se presenta elementi, per così dire, necessari.

Ecco allora che una rivista teorica comunista può conquistare un suo spazio, in cui potrà svolgere un ruolo quantomeno di dibattito e, nel complesso, di analisi. Su questo aspetto, però, c’è una certa confusione ed è bene chiarirlo. Lasciamo perdere la lotta sociale in generale, perché a volte non è comunista e ha obiettivi molto diversi, e concentriamoci invece sulla lotta comunista in un Paese come l’Italia, che ha una Costituzione che però non viene pienamente applicata, ma che non costituisce di per sé un impegno di lotta costituzionale.

La lotta comunista, quando c’è — e a volte c’è — è sempre marginale ed è una caratteristica dei Paesi liberisti. Cosa manca? Manca un quadro teorico di riferimento, anche se esiste un quadro ideologico che però viene offuscato dal pensiero critico comunista: c’è, perché come comunisti critichiamo, ma oltre non si va. È chiaro che, in questa fase, come comunisti italiani non disponiamo di un teorico di riferimento per un cambiamento radicale della società.

Avere un esito positivo che metta in campo lotte comuniste dipende in prevalenza dai quadri comunisti e cioè, diciamocelo, dagli intellettuali che indicano le linee delle lotte. E fino a qui ci siamo. Ma poi, spesso, non sono in prima linea. Siamo nel 2026: si voglia o no, il livello culturale complessivo — a parte i 3-4 milioni di analfabeti funzionali — non è altissimo, ma è comunque significativo. Quando ci sono fasi di mobilitazione, si fanno analisi sulla propria condizione sociale, che spesso si presenta alquanto squallida, simile a quella dei secoli scorsi e, in qualche caso, con riferimenti al Medioevo. Ma in Italia, quasi tutto si disperde, lasciando spazio alle sempre presenti formazioni liberiste.

È chiaro che dobbiamo avere un’interpretazione unitaria: i fenomeni sociali, come le guerre e l’aumento dei livelli di miseria, per essere contrastati vanno studiati oltre le dinamiche correnti e quindi ricondotti a un quadro teorico di riferimento. Da qui, penso possa nascere la lotta comunista, che è spesso anche sindacale e dunque di contrasto all’economia capitalistica dominante.

Sembra facile, ma in Italia la lotta comunista è ai margini delle lotte sociali e, nella maggior parte dei casi, non assume un carattere anticapitalista radicale. Questa rivista, quindi, può avere un ruolo, che dipenderà dalle scelte concrete che il gruppo dirigente — cioè il Comitato scientifico e la Redazione che hanno pubblicato il numero zero — farà per i numeri successivi.

Come detto, la rivista è al momento gratuita. Parliamoci chiaro: i costi esistono e non si tratta di far decollare profitti, ma un costo politico questa rivista lo deve comunque sostenere, anche attraverso abbonamenti a costi accessibili a tutti e, soprattutto, tramite contributi.

Un altro tema di pari importanza è: chi deve scrivere gli articoli? Solo gli intellettuali? E operai, impiegati e lavoratori devono limitarsi a leggere? Ovviamente potranno criticare. Spero di sbagliarmi, ma ho la sensazione che si voglia mettere in campo una rivista teorica simile a quelle realizzate e pubblicate dal Partito Comunista di Togliatti e Berlinguer, in cui gli operai dovevano poi occuparsi della diffusione, considerata un’attività politica che tutti gli iscritti erano tenuti a svolgere.

Cari compagni di Diemmedì, attenzione: non funzionerà, e rischiate di essere ignorati. L’attivismo politico comunista di oggi non è affatto paragonabile a quello degli anni Cinquanta e Sessanta, sia per il livello di istruzione, sia perché oggi l’Italia è di fatto una società comunque informatizzata. Inoltre, giornali e riviste non pubblicano quasi mai nulla a chi è comunista militante, e quindi i comunisti non dispongono di organi di stampa. È chiaro che una rivista teorica comunista deve essere aperta a tutti: lettori e autori, senza esclusioni sistemiche, come avveniva nelle riviste del Partito Comunista di Togliatti e Berlinguer.

Il Centro Studi Domenico Losurdo presenta una propria pagina web [3] attraverso la quale è possibile inviare articoli. Cliccando su “Modello-articolo_Diemmedì” si apre un file non modificabile e, successivamente, occorre cliccare sui tre puntini in alto a destra e selezionare dal menu la voce “Scarica”. A quel punto il file sarà disponibile in formato Word sul proprio computer. Semplicissimo. Buon lavoro.

Questo numero zero presenta, come già detto, otto articoli e una recensione.

Ascanio Bernardeschi e Alessandro Volponi: Perché una nuova rivista teorica. Pensare il mondo per trasformarlo (p. 2); Fulvio Bellini: Gli Stati Uniti e la bomba atomica: una tentazione lunga ottant’anni (p. 7); Ascanio Bernardeschi: Nell’Occidente in fase di restaurazione anche la monarchia è un’opzione (p. 27); Alessandra Ciattini: Gli obiettivi del Piano Marshall. Il mito dell’“aiuto” americano (p. 36); Alan Freeman: West of Eden. Una nota sulle origini sovietiche dell’economia americana (p. 43); Francesco Galofaro: L’Europa dell’Est: dalla caduta dell’URSS all’affermazione della nuova Europa (p. 51); Fosco Giannini: Occorre risollevare l’Italia! (p. 60); Gianmarco Pisa: Cento anni con Fidel: Fidel Castro e il concetto della “pace antimperialista” (p. 66); Alessandro Volponi: I comunisti e lo Stato (p. 85); e la recensione di Fosco Giannini: C’era una volta l’URSS. Storia di un amore, un grande romanzo di Laura Salmon (p. 95).

Questi sono gli autori e i titoli degli articoli. Purtroppo lo spazio di questa recensione non consente gli approfondimenti che sarebbero necessari e che andrebbero fatti per tutti i contributi: sia gli articoli sia la recensione lo meriterebbero. Si tenga conto che nella nota 1 è presente il link della rivista.

Buona lettura.

Note:

[1] (https://www.centrostudilosurdo.com/wp-content/uploads/2026/06/DMD-0.pdf).

[2] (https://www.centrostudilosurdo.com/).

[3] (https://www.centrostudilosurdo.com/modello-di-articolo/).



03/07/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

Condividi

L'Autore

Felice di Maro
<< Articolo precedente
Articolo successivo >>