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Era il primo maggio del 305!

Il crollo dell’Impero Romano sarebbe avvenuto nel III secolo se Diocleziano non fosse stato acclamato Imperatore dai suoi soldati. Nella Recensione del libro di Umberto Roberto si delinea il suo regno, la Tetrarchia e la sua abdicazione.


Era il primo maggio del 305!

La Storia Romana è la storia in età antica dell’Europa, del Mediterraneo e parte del medio-Oriente. Inizia con il 753 a.C. con la fondazione di Roma e termina con la fine dell’Impero d’Occidente nel 476 quando Odoacre, sconfitto Oreste, depone l’ultimo imperatore d’Occidente, Romolo Augustolo, e invia le insegne imperiali a Zenone. Ma si potrebbe dire che esso termina definitivamente nel 565 con la morte di Giustiniano: le date segnalate sono da considerarsi anche come convenzionali. Alcune fasi non sono completamente chiare, una di queste è quella del Regno di Diocleziano che va dal 384 al 305. 

Umberto Roberto, professore ordinario di Storia romana all’Università di Napoli Federico II e Direttore dell’Istituto Italiano per la Storia Antica ha pubblicato un libro sulla ricostruzione del profilo di questo imperatore analizzando i momenti salienti del suo regno e delineando le sue riforme, la fase oltre il primo maggio del 305, quando abdicò, fino alla morte avvenuta nel 313. L’abdicazione è stata una scelta che non è stata ancora completamente definita e spiegata storicamente per quanto riguarda le motivazioni, tanto che gli studiosi sono ancora impegnati nella ricostruzione del quadro storico di quella fase.

Il libro ha per titolo “Diocleziano” ed è stato pubblicato dalla “Salerno Editrice” nella Collana Profili e con 392 pagine si presenta l’itinerario delle vicende e della biografia. Le cinque parti sono: “La conquista del potere”; “Come due fratelli: la Diarchia”; “Una nuova era: la Tetrarchia”; “La fine di un ciclo. Trionfo e abdicazione (303-305)”; “Fallimenti e Oblio (305-313)”. In estrema sintesi, l’insieme dei capitoli della prima parte analizzano come Diocleziano divenne imperatore, la seconda la tradizione e la dura militanza, la terza il sistema della tetrarchia con i trionfi e la tradizione tra conservazione e riforme, la quarta analizza la fine del regno e la quinta il crollo del sistema e i fallimenti.

Le sue riforme istituzionali, fiscali e monetarie compresa la persecuzione contro i cristiani fallirono in quanto, soprattutto per quest’ultima, Costantino e Licinio garantirono la libertà di culto e ordinarono anche la restituzione dei beni confiscati ai cristiani già durante le persecuzioni e dopo il 313 Costantino concesse vari privilegi, come l'esenzione fiscale per i vescovi e la possibilità per la Chiesa di ricevere lasciti. L’Impero comunque fu salvato grazie alle sue guerre e, come si diceva, l’abdicazione non è stata completamente chiarita: è avvenuta il primo maggio del 305 presso la colonna la colonna di Giove appena fuori Nicomedia (p.332), una città dell’Anatolia oggi nota come Izmit in Turchia. Il libro è stato pubblicato nel 2014 ma con la ristampa del 2023 il testo è stato aggiornato con la nuova bibliografia. Ogni capitolo è corredato da note che evidenziano l’acronimo del titolo della fonte bibliografica di riferimento, tutta la bibliografia è stata ordinata nelle pagine da 334 a 364; alle pagine 328-333 si presenta la cronologia che inizia con il 22 dicembre del 245 con la nascita di Diocleziano (nome completo originale C. Valerius Diocles, prima che diventasse imperatore con il nome Diocleziano). L’anno di nascita non è sicuro, la cronologia termina con marzo-aprile dell’anno 313, quando muore nel suo palazzo di Salona, in Croazia, oggi Spalato. Le cartine sono da pp. 369-370, importante la genealogia ossia lo schema della famiglia dei tetrarchi.

Diocleziano è una figura complessa non facile da studiare nei particolari in quanto, come è noto, le fonti per il III secolo sono alquanto scarse e, quindi, bisogna utilizzare come metodo di studio il delineare il contesto complessivo delle varie fasi, in modo che le poche fonti disponibili diventino più produttive venendo relazionate anche con il concorso complessivo della vasta storiografia che presenta un insieme di interpretazioni spesso differenti. Quindi è necessario avere pazienza, il III secolo è un secolo importante e se vengono approfonditi i momenti salienti risulta più facile delineare le fasi dei secoli successivi almeno fino al VII, quando iniziano quelle della storia bizantina. 

Nel III secolo alcune situazioni si presentarono simultaneamente come l'aumento della pressione dei “barbari” sui confini (e cioè le cosiddette invasioni barbariche che spesso venivano accompagnate da secessioni come sono state quelle dell'Impero delle Gallie e del Regno di Palmira) nonché i disordini interni: sono stati fenomeni che richiedevano riforme strutturali che Diocleziano farà - come quella della tetrarchia per governare al meglio l’Impero che fu realizzata con la divisione dell’Impero in due parti governate da due Augusti, Diocleziano (Oriente) e Massimiano (Occidente), ed entrambe divise ancora in due con a capo due Cesari, Costanzo Cloro che governò sulla Gallia, Britannia e Spagna e Galerio che governò le province danubiane e balcaniche, tra cui l’Illiria, la Macedonia e la Grecia. L’Impero fu diviso in 12 diocesi, ognuna aveva a Capo un Vicario, le province da 48 passarono a 100, grosso modo diventeranno i territori degli Stati che si formeranno nel Medioevo e nel Rinascimento. Questa riforma è presentata da pagina 129 a 134 col titolo “Un Impero centralizzato e unito”. 

La crisi dell’Impero era diventata irreversibile e presentava una grave instabilità a causa dell’anarchia militare iniziata nel 235 che continuò fino al 284. Era stata continua, tutto era iniziato quando l'imperatore Alessandro Severo era stato assassinato dai suoi soldati durante una campagna contro gli Alamanni lungo il fronte settentrionale al ritorno dal fronte orientale dopo tre anni di campagne contro i Sasanidi della Persia. Durante questo periodo gli imperatori, tutti militari, sono stati circa 20 ed alcuni di loro non riuscirono ad andare a Roma, i loro regni durarono pochi anni e per qualcuno 30 giorni. Diocleziano al termine della sua notevole carriera militare fu proclamato imperatore dai suoi soldati a Nicomedia perché l'imperatore Numeriano era stato ucciso dal suocero Arrio Apro (anno 284): Diocleziano giustiziò Apro e fu attaccato e vinto dall'imperatore Carino, il quale però fu ucciso dai suoi e fu così che Diocleziano si impadronì dell’impero e, in pratica con la violenza, e governò con feroce determinazione e per più di venti anni, dal 284 al 305. Ma i fasti del potere non cambiarono la sua natura: rimase sempre un soldato.

La causa principale della crisi è legata al tramonto di un’idea di Impero che aveva caratterizzato le dinastie giulio-claudia ed antonina e faceva perno sulle relazioni di collaborazione tra l’Imperatore, il potere militare e le forze politico-economiche interne: questo equilibrio si era incrinato, al riguardo nei primi due secoli dell'Impero la contrapposizione tra autorità politica e potere militare si era mantenuta, anche se c’erano state guerre civili, ma si erano manifestate all'interno di un discreto equilibrio che si reggeva grazie alle enormi ricchezze che affluivano a Roma (ossia il bottino delle guerre: tesori, armi e schiavi) e complessivamente ai privati tramite le note campagne di conquista. Quindi tutte le risorse finanziarie disponibili venivano impiegate per fare opere pubbliche come restauri strutturali di ponti e del sistema viario oppure per fare bonifiche per migliorare l’agricoltura, ma poiché la difesa dei confini era diventata problematica a causa delle invasioni barbariche bisognava avere un esercito sempre più efficiente. Dunque all’interno dell’Impero cessarono le manutenzioni delle opere pubbliche e questo determinò prima la crisi generale e primariamente demografica - che influì sia sulla produzione agricola dell’Impero e sull’ambiente in quanto i campi non venivano più coltivati. Con l'esaurirsi della spinta espansiva delle conquiste, le legioni finirono per riversare la loro attenzione all'interno dell'Impero invece che all'esterno e il risultato fu che l'esercito che era stato il fattore principale della potenza economica dell’Impero finì per diventare un peso sempre più schiacciante e nel contempo la sua prepotenza politica divenne una fonte permanente di anarchia. Ciononostante la crisi, che fu complessiva ed investì tutto l'Impero con Diocleziano, venne superata anche se le sue riforme, soprattutto alla fine del suo regno, non funzionarono.

Come si diceva sopra, il periodo dell’anarchia militare è iniziato nel 235, quando l'imperatore Alessandro Severo venne assassinato dai suoi soldati durante la campagna contro gli Alamanni lungo il fronte settentrionale al ritorno dal fronte orientale dopo tre anni di campagne contro i Sasanidi della Persia. La pressione dei barbari lungo le frontiere settentrionali e quella, contemporanea, dei Sasanidi dall’Oriente, si era intensificata e vi era la diffusa sensazione che l'impero fosse totalmente accerchiato; ormai erano inefficaci gli strumenti della diplomazia tradizionale che erano stati usati fin dai tempi di Augusto e basati in prevalenza sulla minaccia dell'uso della forza e sulla fomentazione di dissidi interni verso le diverse tribù ostili per tenerle impegnate le une contro le altre. Si rendeva necessario ricorrere immediatamente alla forza militare, schierando armate tatticamente superiori e capaci di intercettare il più rapidamente possibile ogni possibile via di invasione dei barbari, la strategia era però resa difficoltosa dal dover presidiare immensi tratti di frontiera con contingenti militari per lo più scarsi. 

L'anarchia militare che causò la crisi dell’Impero ebbe una durata di 50 anni. L’esercito di Diocleziano è stato definito dagli storici come un elemento decisivo per la difesa dell’Impero ma, durante il periodo dell’anarchia militare, era diventato un’autorità indipendente tanto che gli imperatori non provenivano più dai ranghi del Senato come era tendenzialmente stato in precedenza, ma erano scelti tra i generali che avevano fatto carriera nell'esercito ed erano stati proclamati dai soldati, avendo ottenuto il potere dopo aver combattuto contro altri comandanti. Con la riforma dell'esercito di Gallieno (260-268) il Senato di Roma finì per essere escluso anche ufficialmente dal comando militare in quanto l'imperatore decretò che le legioni potessero essere guidate anche da praefecti di rango equestre, mentre in precedenza il comando delle legioni era monopolio di legati della classe senatoria.

Con la morte dell'imperatore Numeriano nel novembre del 284, a cui il padre Caro aveva affidato l'Oriente ed il successivo rifiuto delle truppe orientali di riconoscere in Carino, primogenito di Caro, il naturale successore, entrò in scena Diocleziano, già validissimo generale che fu acclamato imperatore dai suoi soldati, e la guerra civile che ne scaturì vide in un primo momento prevalere Carino ma, in seguito, le sue armate furono sconfitte ad opera di Diocleziano sul fiume Margus, nei pressi dell'antica città e fortezza legionaria di Singidunum, attuale Belgrado, capitale della Serbia. Carino trovò la morte, a causa di una congiura dei suoi stessi generali, nella primavera del 285. Ottenuto il potere, nel novembre del 285 Diocleziano nominò suo vice, Cesare, un valente ufficiale, Marco Aurelio Valerio Massimiano, che pochi mesi più tardi elevò al rango di Augusto, il primo aprile 286. Si formò così una Diarchia nella quale i due imperatori si dividevano su base geografica il governo dell'Impero e la responsabilità della difesa delle frontiere e della lotta contro gli usurpatori. 

Data la crescente difficoltà a contenere le numerose rivolte interne e lungo i confini, nel 293, si procedette a un'ulteriore divisione territoriale al fine di facilitare le operazioni militari: Diocleziano nominò come suo Cesare per l'Oriente Galerio, mentre Massimiano fece lo stesso con Costanzo Cloro per l'Occidente, la Tetrarchia avrebbe governato l’Impero. Le riforme volute da Diocleziano e i successi militari ottenuti, consentirono di ridare pace e sicurezza all'impero che continuò in Occidente per altri due secoli e ancora per un millennio in Oriente.

La tetrarchia tentò di introdurre un sistema di successione al trono imperiale che evitasse le lotte per la successione: vennero creati quattro imperatori, due augusti e due cesari, destinati a succedere ai primi come augusti e a scegliere quindi a loro volta i propri successori nominando dei nuovi cesari. La suddivisione dell'impero e lo spostamento delle sedi imperiali, trasferite da Roma in centri più vicini ai confini da difendere, e la riorganizzazione dell'esercito resero più efficaci le difese. I provvedimenti adottati in campo economico e monetario permisero di arrestare la crisi: il sistema fiscale fu razionalizzato eliminando antiche esenzioni e privilegi, l'amministrazione civile a cui venne affidata la riscossione delle imposte venne riorganizzata anche con nuove suddivisioni amministrative e nettamente separata da quella militare.

Diocleziano al culmine della gloria e proprio al momento di godere di una pace finalmente riconquistata, abdicò: era il primo maggio del 305. Fu una scelta inaudita, inaspettata, unica nella storia dell’Impero Romano, si ritirò in un grande palazzo vicino a Salona, oggi Spalato in Croazia. L’interrogativo è noto, perché abdicò? Malattia, stanchezza, delusione? O, piuttosto, volontà di applicare un progetto politico teorizzato negli anni? L’abdicazione di Diocleziano è ancora oggi un enigma che continua ad affascinare gli storici. Sicuramente il desiderio di congedarsi dai duri impegni della sua missione fu una delle sue ragioni ma non sappiamo se decisiva. Si tenga conto che Diocleziano era sempre rimasto, come gli storici concordano, sostanzialmente un soldato ed è da pensare che, come tale, non amasse certo incontrare continuamente burocrati e politici ossia funzionari che non avevano stretti rapporti con i soldati e con i cittadini. Ma anche Massimiano contemporaneamente cedette il potere a Costanzo che divenne Augusto e si ritirò in una sua villa tra la Campania e la Lucania: fu una svolta istituzionale decisa insieme? Si tenga anche conto anche che il noto editto dei prezzi del 301 era fallito in quanto il blocco dei prezzi non si era realizzato perchè le merci venivano vendute in nero a prezzi maggiorati rispetto a quelli indicati dall’editto. Il tema è complesso e ci sarebbe molto da dire, compito non certo assolvibile nello spazio di una recensione. Forse proprio il fallimento dell’editto in buona parte dell’Impero, fu una fondamentale ragione alla base della sua abdicazione. 

Questo libro di Umberto Roberto è nell’insieme anche un guida per approfondire oltre che il profilo biografico di Diocleziano anche le relazioni delle sue scelte con il contesto politico-economico-istituzionale dell’Impero in quella delicata fase. Gli interrogativi aperti ci sono e sono di rilievo: non si esclude che Umberto Roberto ci possa offrire ancora altri contributi. La ricerca non si deve mai fermare.

13/02/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Felice di Maro
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