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Sotto il mito, nulla?

Venezia, le veneziane e i veneziani. La crescita del turismo e la desertificazione della città, con la conseguente espulsione dei residenti. Il fenomeno degli affitti brevi e la crisi degli alloggi. La necessità di una nuova economia urbana che metta al centro i residenti, e non solo la crescita del turismo.


Sotto il mito, nulla? Credits: https://www.needpix.com/photo/864720/venezia-venice-italy-travel-water-veneto-tourism

Con Venezia ho sempre avuto un rapporto strano e per certi versi sbilanciato. Se da un lato ho avuto il piacere di stringere ottime amicizie con veneziane e veneziani per ragioni di studio e di lavoro, conservando bellissimi ricordi, dall’altro ho visitato la città solo poche volte, per poche ore e per motivi sempre diversi. Posso dire, quindi, di conoscere i veneziani come persone; per questo, quando guardo i telegiornali e vedo servizi dedicati alla città – spesso promozionali e incentrati sulle performance dei politici di destra, specialmente di quella veneta – provo una profonda tristezza. Non lo dico per la destra in sé, che attualmente governa l’Italia (e che spero il prossimo anno possa tornare all’opposizione), ma perché ritengo che il popolo veneziano non meriti affatto di essere amministrato in questo modo.

Ho letto molto sulla storia di questa città, sulle sue origini e sulla sua evoluzione nella laguna. Studiare la storia di Venezia è estremamente affascinante, ma a volte ci si ritrova in una dimensione quasi irreale, come sotto l’effetto di una suggestione: archeologia, arte, urbanistica e vicende belliche formano un insieme dinamico strettamente intrecciato con la nostra storia nazionale. Venezia rappresenta una parte fondamentale del nostro patrimonio culturale, artistico e storico. Tuttavia, approfondire la sua conoscenza è un processo che logora quasi senza accorgersene, in modo diverso rispetto ad altre città. La ricerca, infatti, si scontra inevitabilmente con uno studio mirato di monumenti, palazzi e opere d'arte che, paradossalmente, rischia di tenerti a distanza dalla vita reale della città, lasciandoti addosso una sottile sensazione di tristezza, anche quando ne conosci i luoghi più reconditi e famosi nel mondo.

Dal 2018, ossia da quando è entrata in vigore la legge sul “Contributo di Accesso”, non ho più seguito né le politiche cittadine né gli aggiornamenti storiografici e archeologici. Questo provvedimento ha rappresentato per me una svolta in negativo, evidentemente guidata dai "poteri forti" locali per limitare la fruibilità della bellezza di Venezia, che considero invece un diritto universale. Con questa tassa si è quasi sdoganato un atteggiamento discriminatorio verso chi desidera semplicemente accostarsi alla ricchezza artistica e archeologica della città.

Recentemente ho avuto un confronto su Facebook con Susanna Polloni. Tutto è nato quasi per caso, dopo che le avevo chiesto per chi avesse votato alle elezioni amministrative del 24 e 25 maggio, che hanno visto l'elezione di un sindaco di destra. Con mia grande sorpresa, Susanna mi ha risposto (di solito, a domande del genere non ricevo risposta o vengo liquidato con ordinaria volgarità); i dettagli della sua risposta non sono rilevanti per questa riflessione, ma lo è il motivo per cui l'ho contattata: il 2 luglio aveva pubblicato un post intitolato “Il turismo cresce. Ma chi si arricchisce davvero?” [1].

Ho cercato di approfondire il tema del suo post per quanto possibile. Si tratta di una questione complessa che merita attenzione, soprattutto ora che in Parlamento si discute il cosiddetto "piano casa". Speravo vi fossero sinergie positive, ma analizzando il progetto del governo Meloni-Salvini ho compreso che si tratta di un'operazione prevalentemente pubblicitaria: di nuove case concrete non se ne vedranno, almeno in questa legislatura, sebbene il piano diventerà a breve legge. Venezia si trova in una situazione estremamente difficile. La sua stessa geografia impone una mobilità lagunare complessa e costosa, ma questa è la natura intrinseca della città.

Il turismo a Venezia è in costante aumento perché la città è, a tutti gli effetti, un museo a cielo aperto, dove ogni angolo reca le tracce materiali della sua storia. Saggi e libri continuano a essere pubblicati, svelando nuove sfumature culturali e artistiche e rendendo la città un polo d'attrazione irresistibile per visitatori e studiosi di ogni livello. Questa crescita incontrollata, tuttavia, spinge i proprietari immobiliari a preferire la redditività degli affitti brevi a scapito delle locazioni residenziali ordinarie. Questo fenomeno, in forte crescita negli ultimi anni, sta privando i residenti di alloggi accessibili, costringendoli ad abbandonare la città: una vera e propria emergenza sociale.

Per quanto mi consta, il problema della casa a Venezia è storico, ma oggi presenta risvolti inediti e fuori controllo. La crisi degli alloggi per chi vive e lavora in città è legata sia alle nuove logiche di profitto speculativo, sia alla desertificazione urbana accelerata dal boom degli affitti brevi, un fenomeno tollerato e persino normalizzato dalle amministrazioni comunali degli ultimi anni. Questa progressiva desertificazione rischia di essere irreversibile: intere aree della città registrano ormai indici di residenza stabile bassissimi. Questi quartieri si animano solo temporaneamente grazie a bar e ristoranti, attivi prevalentemente dal tardo pomeriggio a sera inoltrata, determinando lo smantellamento dei servizi di prossimità essenziali per la comunità.

Le conseguenze di questa deriva sono illustrate con efficacia nel post di Susanna Polloni (consultabile integralmente al link in nota 1). In sintesi, il problema non è la mancanza assoluta di case, ma la loro sistematica conversione in alloggi turistici. Come scrive Susanna in un passaggio emblematico:

“Una città non può vivere solo di turismo: ha bisogno di residenti, di case accessibili, di scuole, di servizi, di lavoro stabile e ben retribuito”.

Durante il nostro confronto non avevo approfondito questa parte del suo scritto, limitandomi a osservare che l'economia urbana di Venezia è in crisi e va riformata. Oggi vorrei aggiungere che sono proprio i residenti a dover costituire la base di una nuova economia cittadina, garantendo un popolamento stabile che conviva (e non subisca) il turismo, che resta comunque una risorsa. Chi vive e lavora in città, pagando le tasse, ha diritto a una casa; la vocazione turistica di Venezia non può e non deve trasformarsi in una barriera di esclusione sociale. Se aspettiamo che siano gli economisti accademici a disegnare un nuovo modello per i veneziani, allora ai residenti non resta che fare le valigie.

Tra gli interrogativi principali che questa situazione solleva, spicca una domanda cruciale: se il turismo di massa genera profitti immensi per i proprietari e per le grandi piattaforme digitali che monopolizzano il mercato degli affitti brevi, a vantaggio di chi va questa ricchezza? È evidente che questa ricchezza alimenta unicamente la rendita immobiliare e pochi intermediari economici. Ai lavoratori restano solo precarietà, impieghi stagionali sottopagati e turni massacranti.

Questo è il presente di una città celebre nel mondo per la sua bellezza e la sua cultura. Sotto il mito, dunque, c'è il nulla? No. Quel "nulla" lo percepisce solo chi si ferma alla superficie, ignorando la Venezia che resiste. In città è nata ed è attiva l'associazione «l’Officina dei Diritti», che si batte per spezzare la monocultura del turismo mordi e fuggi, diversificare il tessuto economico e restituire vivibilità al territorio. Il turismo deve essere un settore complementare ad altre attività produttive, un fenomeno da governare e non da subire: questo è il cuore della loro battaglia.

Se esportato su scala nazionale, il modello veneziano rischia di trasformare l'Italia in un Paese-vetrina, che svende il proprio patrimonio culturale rinunciando a investire in lavoro qualificato, innovazione, industria e servizi d'eccellenza. Il sovraffollamento turistico altera profondamente il mercato immobiliare, moltiplicando la domanda e distorcendo l'offerta. A Venezia le locazioni turistiche rappresentano quasi la metà dei 50.000 posti letto totali, con interi palazzi storici interamente convertiti all'accoglienza dei visitatori. Questa drastica riduzione dell'offerta residenziale, unita alla speculazione degli investitori attratti da rendimenti elevati, ha fatto impennare i prezzi delle case (con rincari stimati fino al 14,7%). L'effetto è l'espulsione forzata dei residenti, in un circolo vizioso che svuota la città della sua anima comunitaria. Privilegiare la rendita finanziaria rispetto ai diritti costituzionali alla casa e al lavoro significa svuotare di significato il principio di uguaglianza della nostra democrazia.

Le criticità veneziane sollevano una questione di portata nazionale che riguarda tutte le nostre città d'arte. Sarebbe urgente una legge quadro nazionale che regolamenti gli affitti brevi e che analizzi l'offerta alberghiera in rapporto alla domanda turistica. Questo tema si inserisce nel più ampio dibattito sul rilancio economico dell'Italia, un rilancio frenato da un governo più propenso a investire nel riarmo e nel sostegno ai conflitti bellici che nel welfare e nella cultura. Nonostante queste pesanti criticità, dobbiamo fare il possibile per non abbassare il livello culturale del Paese, un compito non facile se pensiamo a riforme scolastiche (come quella degli istituti tecnici) che tendono a ridurre l'istruzione a mero addestramento professionale, rinunciando alla formazione critica dei giovani.

Non dobbiamo però rassegnarci, né rinunciare alla fruizione dei beni culturali. Anche quando mancano le risorse per viaggiare, la Rete può offrire un contributo – parziale ma prezioso – alla conoscenza. L'Italia di oggi si profila come un Paese fortemente liberista, dove le istituzioni promuovono costantemente politiche di destra; davanti a questa deriva, l'unica strada percorribile è non accettarle, ma contrastarle attivamente.

 

Note:

[1] (https://www.facebook.com/photo/?fbid=10245149909707472&set=a.10204716344453611&comment_id=1451273866767799&notif_id=1783268579966475&notif_t=feedback_reaction_generic&ref=notif).

 

 

17/07/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: https://www.needpix.com/photo/864720/venezia-venice-italy-travel-water-veneto-tourism

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L'Autore

Felice di Maro
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