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Il Tribunale della piazza mette sotto accusa il campidoglio: la frattura insanabile tra profitto privato e beni comuni

Sabato 16 maggio, centinaia di cittadini si sono dati appuntamento in Campidoglio per istituire il "Tribunale delle Comunità Ribelli". Sotto la lente d'ingrandimento un modello politico speculare tra Comune e Regione, accusato di mascherare con retorica green lo smantellamento del pubblico.


Il Tribunale della piazza mette sotto accusa il campidoglio: la frattura insanabile tra profitto privato e beni comuni

C’è un momento preciso in cui la distanza tra le stanze del potere politico/amministrativo e la realtà dei territori cessa di essere una semplice divergenza di opinioni e diventa una frattura insanabile. Quel momento si è consumato ieri mattina, sabato 16 maggio, sulla piazza del Campidoglio a Roma. Nella Giornata Mondiale del Vivere Insieme in Pace, centinaia di persone si sono date appuntamento nel luogo del potere per celebrare un rito politico e sociale di rara intensità: la costituzione del Tribunale delle Comunità Ribelli. Non una sfilata di slogan, ma un vero e proprio atto d'accusa formale, poggiato su un'analisi impietosa dei dati e delle delibere, che mette sotto processo la gestione ambientale della giunta capitolina di Roberto Gualtieri e, in perfetta continuità, quella regionale di Francesco Rocca. La sentenza della piazza è netta: un modello di governo sordo, che finge di ascoltare le istanze di chi reclama servizi essenziali e infrastrutture degne, che ha abdicato alla tutela dell'interesse pubblico per piegarsi alle logiche del profitto privato e della speculazione.

L’asse Gualtieri-Rocca: la continuità delle grandi opere speculative

L'analisi delle rivendicazioni porta a galla un dato politico macroscopico: la caduta delle barriere ideologiche quando si tratta di grandi interessi economici. Un partito unico del cemento e degli affari che unisce sia la Destra che la Sinistra istituzionale. I comitati in tal senso denunciano una sostanziale sovrapponibilità non solo tra il piano rifiuti comunale e quello regionale, ma anche un evidente convergenza nell’interpretare l’azione amministrativa verso l’unico obiettivo di difendere lo status quo e i privilegi acquisti.

Il famigerato inceneritore di Roma che dovrebbe sorgere a Santa Palomba e i mega-biodigestori industriali previsti nel tessuto cittadino si collegano direttamente alle infrastrutture impattanti per tutta Roma e provincia come ad esempio lo Stadio della Roma a Pietralata. Ciò che i movimenti denunciano è il fallimento strutturale di un sistema che preferisce centralizzare i profitti in mano a pochi colossi privati della gestione rifiuti, piuttosto che investire sul recupero pubblico, sulla riduzione alla fonte del rifiuto e sulla partecipazione dei cittadini su temi fondamentali che vanno dal diritto all’abitare, agli spazi culturali condivisi, all’ambiente. Nel mirino finiscono anche le recenti ordinanze sui TMB, definite dai comitati “ordinanze-vergogna”. Insieme a Pietralata, altri impianti minacciano Cesano, Roma Est, Aprilia e Civitavecchia. Municipi e comuni limitrofi vengono descritti dai comitati come territori assediati da ruspe e motoseghe in nome di presunte “riqualificazioni arboree”, tradotte – denunciano – in distruzione di flora, fauna e identità dei luoghi.

La "torsione linguistica": quando il cemento si traveste da parco

Il cuore pulsante della protesta di ieri ha toccato quello che i manifestanti definiscono una "corruzione innanzitutto morale": l'uso mistificatorio della transizione ecologica. L'amministrazione comunale viene accusata di utilizzare un vero e proprio greenwashing linguistico per far digerire interventi di pura pressione edificatoria.

I casi sollevati dalla piazza sono emblematici e documentati:

  • Il bosco urbano di Pietralata: Un ecosistema unico, habitat di fauna selvatica e baluardo fondamentale contro l'isola di calore urbano, raso al suolo. Il Comune promette un "Parco dello Stadio", ma le carte rivelano che sarà coperto al 70% da superfici impermeabili e cemento.
  • Il Parco delle Risorse Circolari: Un'etichetta suggestiva che va a sovrapporsi e a cancellare la richiesta popolare del Parco Ettore Ronconi e la tutela del Fosso della Cancelleria libero.
  • La filiera delle biomasse e lo svuotamento del PRG: Gli abbattimenti indiscriminati di alberi e boschi urbani in tutta la Capitale non sarebbero figli di esigenze di sicurezza, ma subordinati agli interessi della filiera energetica delle biomasse e a varianti urbanistiche che aggirano il Piano Regolatore Generale.

«Siamo di fronte a una torsione linguistica funzionale a imporre scelte calate dall'alto, su cui la cittadinanza non è mai stata ascoltata né coinvolta», spiegano gli attivisti del Tribunale. «Ci dicono che creano parchi, ma stanno impermeabilizzando il suolo e distruggendo la biodiversità.»

Ordinanze, liberticide e discriminatorie: la critica sociale al "falso green" e la necessità di difendere le fasce più deboli della popolazione cittadina

L'aspetto più vibrante della manifestazione di ieri risiede nella capacità di aver unito la lotta strettamente ambientale a quella sociale. Il Tribunale delle Comunità Ribelli ha messo a nudo la natura profondamente discriminatoria di alcune recenti ordinanze comunali. Con il pretesto della transizione ecologica, sono stati varati provvedimenti restrittivi sulla mobilità e sulla gestione urbana che colpiscono in modo sproporzionato le fasce sociali più deboli e precarie della popolazione, private di alternative pubbliche efficienti e punite militarmente nella loro quotidianità. È la fotografia di un pubblico che arretra sul piano dei servizi e della protezione sociale, ma avanza con il volto repressivo della burocrazia.

La mappa della resistenza: i prossimi passi

La mobilitazione del 16 maggio non si finisce perimetro di Piazza del Campidoglio. I movimenti hanno annunciato la nascita di un organismo di ottemperanza del Tribunale, una struttura permanente che verificherà legalmente l'attuazione delle richieste inviate agli enti e coordinerà le prossime tappe della mobilitazione, che si preannunciano caldissime:

  1. 5 Giugno: Manifestazione sotto la sede della Regione Lazio contro il piano rifiuti della giunta Rocca.
  2. Azione a Piazzale Clodio: Un esposto formale alla magistratura per costringere le autorità giudiziarie a vagliare la "montagna di criticità e responsabilità" ambientali accumulate in questi anni.

La giornata di ieri dimostra che la narrazione di una Roma rassegnata all'ennesima colata di cemento in nome dei grandi eventi o dell'emergenza perenne è falsa. Esiste una città sotterranea, viva e coordinata, che ha deciso di non delegare più il proprio futuro ai signori delle biomasse e dei grandi appalti privati. E che, da ieri, ha aperto un processo pubblico a cui il Palazzo non potrà sottrarsi a lungo.

 

22/05/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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