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Le diverse vie per la conquista del potere da parte della borghesia

Anticipazioni della settima lezione, a cura del prof. Renato Caputo, del corso dell’Università popolare Antonio Gramsci “Controstoria del secolo di ferro (1559-1650). Fra crisi e rivoluzioni: le diverse vie per la conquista del potere da parte della borghesia”. Appuntamento Mercoledì 14 ottobre alle ore 18,00 in videoconferenza su google meet https://meet.google.com/xsg-rmee-wjn o in differita sul canale youtube dell’Unigramsci. 


Le diverse vie per la conquista del potere da parte della borghesia

Il parlamentarismo in Inghilterra

L’ esperienza storica dell’Inghilterra con due rivoluzioni – una lunga e sanguinosa 1640-1648 e l’altra breve e incruenta 1688-89 – perviene, pur conservando la monarchia, a un ordinamento parlamentare  che consente alla borghesia di cogestire il potere con l’aristocrazia. Quest’ultima è la forma mista della Glorius revolution, in cui una rivoluzione attiva si rovescia quasi subito in una rivoluzione passiva, in un accordo per spartirsi il potere con la componente non reazionaria dell’aristocrazia per tagliare fuori media e piccola borghesia e non mobilitare le masse popolari.

Lo sviluppo in senso borghese è ostacolato dall’assolutismo

Fra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, con la regina Elisabetta, il paese conosce un grande sviluppo economico. I ceti imprenditoriali beneficiano della recinzione dei terreni (enclosures), lascianti sino ad allora aperti all’uso comune. La libertà di commercio e di impresa è però ostacolata dalle sopravvivenze feudali e dall’assolutismo. Si tratta della privatizzazione dei beni comuni, che impedisce ai piccoli coltivatori indipendenti di riprodursi come forza lavoro, costringendoli, bene che va, a svendere le proprie proprietà ed essere declassati a giornalieri.

L’assolutismo di Carlo I fomenta la rivolta

La rivoluzione scoppia quando i nuovi ceti in ascesa si trovano sbarrata la strada dall’assolutismo di Carlo I Stuart, che pretende di controllare manifatture e commerci. Contro il re si schiera la Camera dei Comuni, espressione dei nuovi ceti sociali emergenti. Alla sinistra del parlamento si formarono gruppi politici più radicali come i Levellers (i livellatori) e gli zappatori, egualitaristi e fautori del comunismo agrario, nemici di recinzioni e privatizzazioni.

Alla rivoluzione concorrono la lotta per le libertà individuali, messe in discussione dall’assolutismo regio, la lotta in nome dei prìncipi puritani, la lotta per la libertà di religione, la lotta liberal-democratica dei livellatori e quella proto socialista degli zappatori.

L’assolutismo di Giacomo I

Dopo la morte di Elisabetta nel 1603, con cui si estinguono i Tudor, la corona passa a Giacomo I Stuart, già re di Scozia e figlio di Maria Stuarda, fautore del diritto divino del re. Netta è la resistenza del parlamento e della stessa camera alta dei Lords, per non parlare dei puritani. Giacomo risponde facendo sciogliere il parlamento. Il sovrano non interpreta l’assolutismo come una rivoluzione passiva, ma in senso reazionario.

L’opposizione puritana a Carlo I

Nel 1625 diviene re Carlo I, che accentua l’assolutismo paterno, non convocando il parlamento e perseguitando i puritani. Questi ultimi sostengono il diritto a resistere allo Stato qualora esso invada il dominio della coscienza e si battono per una costituzione che limiti gli arbitri regi. Molti sono costretti a emigrare in America del nord dove fondano comunità repubblicane sul modello olandese e svizzero, anche se si tratta di democrazie per il popolo maschio dei signori.

Petition of rights

Da parte sua il re nel 1628 si trova del tutto senza denaro ed è costretto a convocare il parlamento per poter decretare una nuova imposta. Il parlamento risponde presentando al re la Petition of rights (Petizione dei diritti), che si richiama alla Magna Charta. Il che rischia di creare un dualismo di poteri.

La prima Rivoluzione inglese (1640-1648)

I problemi finanziari del re dipendono dal suo appoggio agli ugonotti francesi contro Richelieu. Il parlamento rivendica l’inviolabilità personale contro gli arbitrii dei funzionari regi e che non si paghino tasse senza l’approvazione del Parlamento. Il re risponde sciogliendo il parlamento dopo aver fatto arrestare nove parlamentari che gli si opponevano. Con la repressione riafferma in modo rafforzato il monopolio della violenza legalizzata, che il parlamento aveva tentato di mettere in discussione.

Dal lungo parlamento alla guerra civile

Per undici anni Carlo I prova a governare senza parlamento, ma un’insurrezione in Scozia lo costringe a convocarlo, per avere i mezzi necessari a reprimere la rivolta. Ottenuta l’imposta Carlo dopo appena tre settimane scioglie il parlamento. Dopo questo breve parlamento, visto che la guerra non andava, il re ne deve convocare un altro, il Lungo parlamento 1640-1653, che lancia un appello al popolo affinché si opponga all’esercito regio. Scoppia così una guerra civile, che si protrae per cinque anni, e che vede le classi feudali far fronte comune con la corona, mentre con il Parlamento si schierano i puritani, la borghesia e le città marinare. Si tratta di un fronte che comprende dai fautori di una monarchia parlamentare ai repubblicani puritani, ai levellers che si battono per la libertà religiosa, la giustizia sociale, la sovranità popolare e il suffragio universale.

Dunque, dopo aver imposto il dualismo di poteri, bisogna essere in grado di non essere sopraffatti dal tentativo del re di riaffermare in modo rafforzato il monopolio della violenza legalizzata. Ma per fronteggiare la violenza dell’esercito regio, l’unica possibilità è l’opzione estrema, rivoluzionaria, di armare il popolo, con tutti i rischi che questo comporta per ogni tipo di privilegio d’origine classista.

Cromwell sconfigge il re, che è decapitato

A capo delle forze armate del parlamento si pone un gentiluomo di campagna, il puritano Oliver Cromwell, che dal nulla crea un esercito di nuovo modello che sconfigge la cavalleria regia. Cromwell riesce a catturare lo stesso re, che è processato, condannato a morte e decapitato nel 1649. Per la prima volta un popolo pronuncia una sentenza di morte per un sovrano accusato di aver violato la legge fondamentale dello Stato. Si afferma così in forma rafforzata il second best della antichissima tradizione utopistica che fa capo a Platone. Uno stato di diritto, dove non dominano più individui, ma leggi razionali uguali per tutti coloro che erano considerati esseri umani. Categoria da cui la borghesia liberale esclude le donne, i lavoratori, i popoli coloniali.

09/10/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Renato Caputo
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