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Portogallo: dopo il primo turno, fermare Ventura e riprendere la strada di Aprile

Il primo turno delle presidenziali portoghesi ha consegnato al ballottaggio dell’8 febbraio una sfida densa di implicazioni: António José Seguro contro André Ventura. Per il PCP si impone una scelta netta contro la deriva reazionaria, pur senza alimentare illusioni sul PS, e rilanciando la lotta sociale.


Portogallo: dopo il primo turno, fermare Ventura e riprendere la strada di Aprile Credits: https://commons.wikimedia.org/

Il 18 gennaio il Portogallo è entrato in una fase politica delicatissima. Il primo turno delle elezioni presidenziali ha definito un ballottaggio che non è soltanto un confronto tra due persone, ma tra due direzioni possibili del Paese. António José Seguro, candidato sostenuto dal Partido Socialista (PS), è arrivato primo con il 31,12% (1.755.764 voti). André Ventura, leader della formazione di estrema destra Chega, si è qualificato secondo con il 23,52% (1.326.942 voti). Al voto ha partecipato il 55,78% degli aventi diritto, su 11.039.672 elettori registrati.

Dietro i due finalisti si collocano risultati che aiutano a capire la dinamica del voto e la pressione che si è esercitata su larghi settori popolari. Henrique Gouveia e Melo ha ottenuto il 15,37%, Luís Marques Mendes il 12,12% e João Cotrim de Figueiredo il 9,17%, a conferma di un campo di destra e centrodestra non monolitico ma complessivamente in crescita e in competizione interna. A sinistra, invece, Catarina Martins si è fermata al 2,28% e António Filipe, candidato del Partido Comunista Português (PCP) e del Partido Ecologista “Os Verdes” (PEV), ha ottenuto l’1,64% (92.589 voti). Un ruolo decisivo potrebbe invece giocare il liberale João Cotrim de Figueiredo, giunto terzo con il 16,01% delle preferenze.

Nell'analisi del PCP, il dato decisivo non è soltanto l’accesso al secondo turno di Ventura, ma ciò che quel risultato segnala: una normalizzazione di un progetto “reazionario, retrogrado e antidemocratico”, che mira a mettere in discussione conquiste, valori e perfino l’eredità della Rivoluzione dei Garofani. Nella dichiarazione della notte elettorale, e poi nelle prese di posizione successive, il PCP ha insistito sul fatto che il ballottaggio non garantisce automaticamente l’allontanamento dall’esercizio della presidenza di un’opzione chiaramente identificata con la politica di destra e con gli interessi dei grandi gruppi economici.

Per inciso, in Portogallo il Presidente della Repubblica non governa nel senso proprio del termine, ma dispone di strumenti che possono pesare enormemente sugli equilibri politici: il veto, l’invio di leggi alla Corte costituzionale e, soprattutto, la possibilità di sciogliere il Parlamento in momenti di crisi. In un contesto di instabilità e di offensiva contro diritti sociali e del lavoro, questi poteri diventano un terreno di scontro. È per questo che l’ipotesi di una presidenza Ventura assume il carattere di un rischio strategico: non solo per la propaganda securitaria e razzista che lo accompagna, ma per la funzione che potrebbe svolgere come “polo” di pressione permanente verso una ristrutturazione autoritaria, contro la Costituzione e contro i valori di Aprile.

Secondo il PCP, poi, il primo turno si è svolto in un clima di “condizionamento” del voto, alimentato da una costruzione mediatica che ha privilegiato alcune candidature, silenziandone altre e spostando l’attenzione su aspetti accessori per occultare ciò che accomuna, su questioni decisive, molte forze della politica di destra. Il PCP parla apertamente di un trattamento diseguale che ha avuto un impatto reale, deviando voti dalla candidatura di António Filipe, l’unica che, secondo i comunisti, ha portato con coerenza al centro del confronto i nodi del lavoro, dei diritti, della sovranità, della pace e del pieno rispetto della Costituzione.

La campagna di António Filipe si è presentata come candidatura “di sinistra e di dimensione patriottica”, ancorata alla difesa dei valori di Aprile e alla subordinazione del potere economico a quello politico. In altre parole, non una candidatura testimoniale, ma un tentativo di ricondurre l’elezione presidenziale al suo significato sostanziale, quale quello dell’uso dei poteri presidenziali in un Paese segnato da precarietà, bassi salari, difficoltà di accesso alla sanità, crisi abitativa e aumento del costo della vita. Il fatto che il risultato sia “al di sotto del valore” di questa proposta non porta il PCP a ridimensionare la battaglia politica; al contrario, viene interpretato come conferma della necessità di rafforzare l’organizzazione, la lotta sociale e l’intervento di massa.

Per quanto riguarda il fenomeno dell’avanzamento dell’estrema destra guidata da Ventura, il PCP o colloca dentro un quadro di politica di destra, portata avanti dal governo di Luís Montenegro, ma che vede anche la complicità delle forze centriste e della sinistra moderata, compreso il PS. Mentre la vita quotidiana peggiora, cresce la demagogia che pretende di offrire capri espiatori e soluzioni autoritarie. E mentre si alimenta la frustrazione, si tenta di far passare in secondo piano l’offensiva concreta contro diritti e servizi pubblici.

Il PCP insiste anche sul fatto che l’agenda del governo, in particolare sul piano del lavoro, non è un insieme neutro di “riforme”, ma un vero e proprio pacchetto di regressione che attacca la contrattazione collettiva, facilita la precarietà e rende più fragili le tutele dei lavoratori. Nonostante la propaganda, Ventura non rappresenta un “outsider” che si oppone a quel progetto: è parte della stessa convergenza che sostiene la politica di destra, anche quando la riveste di slogan aggressivi e di propaganda contro i più deboli. Nell’ottica del PCP, dunque, l’obiettivo di lungo termine resta costruire un fronte sociale e di massa capace di respingere l’offensiva contro salari, diritti e servizi pubblici; tuttavia, nel breve termine, diventa prioritario impedire che Ventura si insedi a Belém.

Da questa impostazione deriva la linea indicata dal Segretario Generale Paulo Raimundo: per “impedire” l’elezione di Ventura, nel quadro dato, il voto contro la candidatura reazionaria conduce al voto per António José Seguro, senza che questo significhi adesione politica o sostegno al programma del PS. È una distinzione decisiva, perché separa l’atto di sbarramento democratico dalla prospettiva di cambiamento, senza covare “nessuna illusione” su Seguro. 


L’8 febbraio, dunque, si gioca una partita in cui la destra cercherà di concentrare su Ventura la spinta reazionaria, mentre larghi settori proveranno a impedirne l’accesso alla presidenza.Proprio per questo, il PCP mette in guardia da due pericoli complementari: sottovalutare Ventura, confidando in automatismi elettorali, e accettare che la “soluzione” sia esaurita dall’elezione di Seguro, come se bastasse cambiare un nome per cambiare la politica. Il giorno dopo, qualunque sia il risultato, il PCP indica una linea di continuità: organizzare la resistenza sociale, imporre la rottura con la politica di destra, difendere e valorizzare i servizi pubblici, a cominciare dal SNS, lottare per salari e pensioni dignitosi, affrontare la crisi abitativa, respingere la precarietà e riaffermare la sovranità nazionale e la pace contro la spirale militarista. È in questo terreno che si deciderà davvero se il Portogallo scivolerà verso un futuro di paura e regressione oppure se saprà riprendere, con la forza dei lavoratori e del popolo, la strada aperta da Aprile.

30/01/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: https://commons.wikimedia.org/

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L'Autore

Giulio Chinappi
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