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Come porre un argine al campo largo e contrastare efficacemente il Governo Meloni

Il governo Meloni cerca di uscire dalla crisi certificata dal risultato del referendum, il campo largo del centrosinistra è ormai definito e va da Renzi ad AVS. Nella sinistra radicale invece si dibatte tra la linea dell'indipendenza totale e quella più duttile della politica delle alleanze.


Come porre un argine al campo largo e contrastare efficacemente il Governo Meloni

Dopo il referendum del 22 e 23 Marzo, che ha visto la prima vera battuta d’arresto del Governo Meloni, c’è stata un’improvvisa accelerazione delle forze politiche dell’opposizione parlamentare al Governo nella direzione della costruzione di un campo largo che, a loro modo, avrebbe favorito, in un breve arco di tempo la costruzione di un’alleanza pronta a presentarsi alle elezioni per battere le forze politiche del governo più spostato a destra dell’intera storia repubblicana.

Le prove di definizione del campo largo e della compatibilità dei programmi tra le variegate forze politiche si sono svolte il 28 Marzo -il giorno della partecipatissima manifestazione No King - nella sede di una delle formazioni più atlantiste dell’opposizione, Più Europa, nella quale il Presidente del Movimento Cinque Stelle, Giuseppe Conte, ha fatto delle dichiarazioni di apertura verso il Deep State, affermando che la sua posizione in merito all’acquisto di gas dalla Russia, anche se impopolare, era quella di rifiutare qualunque accordo sull’acquisto di gas e petrolio se non successivamente ad un trattato di pace.

Queste dichiarazioni sono avvenute nel bel mezzo di una crisi energetica scatenata dalla chiusura dello stretto di Hormuz – al tempo decisa dall’Iran – come risposta al feroce attacco scatenato da Israele e Stati Uniti. Non mi soffermo su questo passaggio, su cui, comunque ci sarebbe molto da riflettere, ma sul fatto che l’accelerazione impressa il 28 Marzo da una parte delle forze politiche di opposizione ha scatenato un sentimento d’indignazione in una parte dell’opinione pubblica che ha votato NO al referendum del 22 e 23 Marzo e che si è sentita strumentalizzata da un ‘accelerazione politicista dagli esiti incerti e dai contenuti non chiari.

L’operazione politica ha avuto un momentaneo rallentamento, sia per contraddizioni all’interno delle forze politiche dell’opposizione sia per la conclusione dell’operazione di facciata del Primo Ministro che aveva fatto credere ad una parte dell’opposizione che il Governo sarebbe entrato in crisi e si sarebbero svolte delle elezioni anticipate. Colpisce come una parte dell’opinione pubblica e delle forze parlamentari dell’opposizione non conoscano i meccanismi profondi che tengono avvinte le forze politiche di estrema destra in questo paese.

Posti questi elementi critici alla premessa del nostro discorso il problema politico di fondo permane: si tratta di una contraddizione non aggirabile né con la retorica del voto utile e neanche con la mistica delle due destre che andrebbero sconfitte da un fantomatico partito o formazione politica della sinistra radicale capace di rompere lo stallo politico-istituzionale in cui si trova il nostro paese.  Gli ultimi esperimenti in questa direzione non hanno dato risultati e dubitiamo che riesca a meno di un anno dalle elezioni a raccogliere l’insoddisfazione generale e dirottare il voto popolare contro le forze politiche dell’opposizione e contro il Governo. Tutti sappiamo quanto è pericoloso il Governo Meloni per la tenuta stessa di un ordinamento democratico, tutti siamo consapevoli degli enormi limiti e dell’inadeguatezza del cosiddetto Campo Largo ma siamo al tempo stesso consapevoli che, attualmente non esiste, a sinistra del campo largo, una forza politica credibile capace di sintetizzare gli interessi e i bisogni delle classi popolari e d’incarnare quella spinta profonda al cambiamento che si è espressa con il no al referendum del 22 e 23 Marzo.

Che Fare? Questa domanda è ancora più urgente per il semplice fatto che non ci troviamo di fronte ad un ciclo politico normale ma siamo nel mezzo di una guerra internazionale scatenata dalle classi dirigenti degli Stati Occidentali – in primis Israele e gli Stati Uniti – che imprime un accelerazione alla crisi sociale con conseguente devastanti sulla tenuta stessa della vita materiale e sociale di milioni di lavoratori, giovani, cittadini in tutto il mondo, in primis, per quanto ci riguarda, nel particolare, in Europa ed in Italia.

L’impennata avvenuta – ma soprattutto quella prevista – sui costi dell’energia e, di conseguenza sull’inflazione generale produce, come è avvenuto sempre nella storia, smottamenti sociali, crisi, trasformazioni repentine nell’opinione pubblica, che in momenti di normalità sembrerebbero inconcepibili. Per questa ragione ogni previsione politica da qui ad un anno e mezzo non può essere concepita in maniera troppo rigida ma deve tenere conto delle tendenze di fondo che operano con delle accelerazioni impreviste in tempi molto brevi. La nostra riflessione, tuttavia, sul quadro politico e sulle elezioni, non può che attestarsi alla fase attuale. Dal punto di vista politico ci sono due obbiettivi principali: cacciare il Governo della Meloni, aprire il più possibile le contraddizioni nel campo largo affinchè il voto abbia un senso alle elezioni politiche e che si sviluppi il maggiore isolamento possibile nella società di quei settori sionisti, guerrafondai ed ultraliberisti presenti nelle forze di opposizione. Questa componente, seppur indebolita nell’opinione pubblica, ha una forza spropositata all’interno dell’apparato statale, dentro la macchina infernale della burocrazia europea e nei luoghi di potere economici principali della cosiddetta società civile. Grazie a quest’enorme potere è sempre in grado d’influenzare, scindere, spaccare ed orientare, il disagio crescente alle politiche ultraliberiste e guerrafondaie portate avanti da buona parte delle forze politiche.

Assumendo come presupposto – almeno per noi è una priorità – quella di cacciare il Governo Meloni, un rapporto con le forze che si collocano più a sinistra del campo largo – Movimento Cinque Stelle e AVS – va comunque costruito, non crediamo che in questa fase – a meno che non si verifichino scenari del tutto nuovi – sia credibile una forza residuale che dia solo l’impressione di favorire, di fatto le forze politiche che sostengono la Meloni.

La maggioranza di Rifondazione Comunista capeggiata da Acerbo ha elaborato una proposta – criticata da metà del suo stesso partito – di un fronte politico costituzionale finalizzato solo ed esclusivamente a battere le destre. Prendiamo la proposta di Acerbo come base di riflessione ma ci chiediamo: perché ha suscitato così tante polemiche? A nostro avviso, in questo caso, conta più il non detto rispetto a quanto scritto esplicitamente.

Il non detto, a nostro avviso, è questo: su quale programma? Per fare cosa? Chi dovrebbe rappresentare questo fronte Costituzionale? Nel sincero rispetto di tutti i militanti di Rifondazione Comunista e di tutte le posizioni presenti in questo Partito, a noi anche profondamente affine, il nodo sta tutto qui. Secondo il nostro punto di vista c’è una vasta area politica e sociale che vorrebbe porsi in rapporto dialettico con le parti più avanzate della sinistra parlamentare pur riconoscendone i profondi limiti e l’opportunismo politico. Il problema è che questa vasta area, anche per i suoi errori storici, i suoi limiti e le divergenze, non è rappresentata né rappresentabile da una parte e, giustamente, non si fida di chi, da una posizione di parzialità, intende rappresentarla.

Per unificare una vasta area di opposizione politica e sociale accomunata da una forte critica alla guerra e alle politiche neoliberiste ed incidere veramente sul quadro politico e sociale, si deve tenere conto della sua eterogeneità e, nella costruzione di una proposta politica non partire mai dagli individui che la dovrebbero rappresentare ma dai punti programmatici che la uniscono. Cominciare il ragionamento dai rappresentanti, dato il profondo senso di sfiducia verso la classe politica, è, a nostro avviso, l’errore più grave, non unisce ma divide, ed alimenta perennemente la divisione. La nostra proposta è quella di unificare tutte le forze che si collocano a sinistra del Cinque Stelle e costruire una riflessione comune sui punti di programma che vogliamo porre nell’agenda politica e che per noi sono irrinunciabili.

Questi punti non possono essere eccessivi o estremamente utopistici, non possono essere divisivi ma debbono aprire contraddizioni tra una parte consistente delle forze di sinistra e l’establishment più legato al deep state.

La ricerca di questi punti programmatici è forse il lavoro più difficile poiché richiede una connessione profonda con i bisogni più intimi delle classi popolari che dovremmo essere in grado d’interpretare. Come collettivo “La Città Futura” non abbiamo la pretesa d’imporre noi questi punti poiché vorremmo che fossero patrimonio condiviso di un percorso comune che richiederebbe un po' di tempo, capacità di mediazione ed energie intellettuali da condividere; ci concentriamo solo su alcuni macrotemi su cui varrebbe la pena approfondire il dibattito e la partecipazione:

  • Riduzione significativa delle spese per il riarmo e la militarizzazione, inversione di tendenza rispetto alla postura bellicistica portata avanti dalla classe dirigente del nostro Paese, sia nel medio oriente che sul fronte orientale dell’Europa
  • Piano energetico basato sullo sviluppo delle energie rinnovabili e sull’acquisto di fonti energetici fossili da tutti i paesi, tentando di contenere il più possibile le dinamiche inflattive che vengono scaricate sempre sui settori popolari
  • Rottura di tutti i memorandum e di tutte le forme di cooperazione militare con quegli Stati – in primis Israele – che si sono macchiati di delitti enormi nei confronti di civili e che alimentano sistematicamente politiche di guerra.
  • Cambiamento radicale dei meccanismi di tassazione nel nostro paese: non possiamo più accettare che la rendita finanziaria e gli extraprofitti scaturiti dall’aumento generalizzato dei prezzi non venga minimamente toccato, non possiamo più accettare che la rendita finanziaria sia tassata meno della metà rispetto a quanto viene tassato il lavoro, oppure che l’esportazione di capitali nei paradisi fiscali non sia contrastata con nettezza ma, al contrario, implicitamente incentivata
  • Recupero netto del salario in tutte le sue forme: ripresa degli investimenti produttivi in ricerca per una ripresa della produzione industriale ( a partire dalle energie rinnovabili), incremento di tutti i salari reali, inversione netta di tendenza nella spesa pubblica: nazionalizzazione delle spese sanitarie, inversione netta delle politiche scolastiche ed universitarie incentrate tutte sull’impresa e sul profitto (Alternanza scuola-lavoro, etc.) Revisione netta dei criteri sull’età pensionabile.

In questi punti abbiamo espresso le macro aree su cui è possibile sviluppare l’impianto programmatico intorno al quale provare a costruire una convergenza che ci permetta di unirci e di contare minimamente come forza collettiva in costruzione che definisce i suoi rappresentanti a partire dai programmi e non dalle persone. Non pretendiamo affatto d’imporre la nostra agenda ma vorremmo che il confronto con le forze più progressiste del campo largo fosse fatto alla luce del sole – e non, come spesso accade – nelle segrete stanze delle candidature gestite privatamente, come spesso in Italia accade.

24/04/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Francesco Cori
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