Esattamente 90 anni fa la Germania nazista e l’Impero giapponese — già da tempo lanciato in una sanguinosa guerra di conquista della Cina — firmavano un’alleanza politico-militare denominata significativamente Patto AntiKomintern, diretta esplicitamente contro l’URSS e il movimento comunista internazionale.
Fa quindi una certa impressione la notizia della partnership militare tra la nuova stella dell’alta tecnologia militare della Germania, Helsing, e uno dei maggiori conglomerati digitali del Giappone, il Rakuten Group. Sono due potentati di diversa storia e natura, ma di grande rilievo. Helsing, produttrice di sistemi di guerra autonomi basati sull’intelligenza artificiale, è una sorta di paradigma dei nuovi soggetti capitalisti prodotti dal laboratorio ucraino e dall’alluvione di denaro che l’Occidente vi ha gettato: giovani padroni, ammiratori di Palantir, capaci di nuotare disinvoltamente tra tecnologia, finanza e politica. Lo scorso luglio ha raccolto 1,8 miliardi di dollari da vari investitori, tra cui Goldman Sachs, raggiungendo una valutazione di circa 18 miliardi nonostante sia stata fondata solo nel 2021. E adesso si candida a essere protagonista del riarmo europeo.
Il Rakuten Group, conosciuto come l’Amazon giapponese, è uno dei simboli digitali nipponici. Un conglomerato gigantesco in cui confluiscono decine di attività e, in particolare, servizi di rete avanzati e finanza (banche, servizi di pagamento, ma anche moneta elettronica). In campo militare ha fornito le infrastrutture di telecomunicazione alle esercitazioni Giappone-USA e ha collaborato con Brave1, la piattaforma ucraina per l’innovazione militare. In riferimento al conflitto ucraino, l’intervento di Rakuten non è stato solo tecnologico, ma anche politico. Il padre-padrone dell’azienda, Hiroshi “Mickey” Mikitani, è attivissimo nella sfera pubblica nipponica per il sostegno al governo ucraino e ha personalmente donato all’Ucraina, già nel febbraio 2022, una cifra equivalente a circa 9 milioni di dollari. Questa collaborazione nasce dunque nel laboratorio ucraino di ricerca e sviluppo di tecnologie militari, in cui si affrontano, si scontrano e si intrecciano start-up — sono migliaia quelle attive accanto all’esercito di Zelensky — e grandi colossi, capitali di ventura e grandi fondi di investimento. Ciascuno con i propri referenti nei governi occidentali e nel regime ucraino. E le faide nelle istituzioni ucraine, politiche e militari, vanno probabilmente ricondotte a scelte di fornitori e alleanze finanziarie. Ugualmente decisive, per capire questi nuovi assetti, sono le conseguenze che la nuova fase mondiale ha avuto sulla postura delle due maggiori potenze sconfitte della Seconda guerra mondiale. Il Giappone ha superato i 9.000 miliardi di yen di bilancio della Difesa, ha liberalizzato le esportazioni di armi e ha puntato su missili a lunga gittata, spazio e cybersicurezza. La Germania, sotto il cancelliere Merz, ha sospeso i freni al debito per un salto gigantesco nella spesa militare . Per entrambi i Paesi è aperta la discussione su come dotarsi di armi nucleari. E proseguono insieme il riarmo, i nuovi posizionamenti politici e il recupero del proprio (terribile) passato. In particolare, il nuovo primo ministro giapponese Sanae Takaichi è esponente di settori ideologici che hanno fatto della ripresa del militarismo del Sol Levante il centro della propria politica, riprendendo, nelle nuove condizioni globali, la tradizionale postura contro Cina, Corea e anche Russia (vedi la questione delle isole Curili). In Germania è netta la scelta di affrontare la crisi industriale con una nuova centralità dell’industria bellica, anche se le prospettive di questo indirizzo sono tutt’altro che chiare( in particolare dal punto di vista dell’occupazione). Ovviamente, tanto per ragioni politiche quanto per ragioni economiche, queste operazioni di alleanza e di ristrutturazione degli assetti capitalisti che nascono nell’ambito del conflitto ucraino possono avere sviluppi diversi, di convergenza come di scontro, con i grandi poteri statunitensi ancora dominanti nel settore delle nuove armi. E aprire nuovi fronti. La stessa Italia, con Leonardo, non è fuori da questo quadro. L’Ucraina si conferma dunque non solo il più grande laboratorio di ricerca e sviluppo di nuove armi, ma anche un luogo decisivo di ridefinizione degli assetti capitalistici globali.