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Non ci sono strumenti!

Lettera aperta di Felice Di Maro al prof. Renzo Tosi con osservazioni su una sua dichiarazione presentata in Facebook che ha messo in evidenza la centralità degli ostacoli per il rilancio della cultura in Italia. 


Non ci sono strumenti!

L’11 marzo è comparso un post sull’account Facebook del prof. Renzo Tosi contenente delle sue osservazioni che riguardano la fase in corso, almeno per come io ho colto; e poiché l’interpretazione corrente della fase che stiamo vivendo sui processi culturali tende sempre più a evidenziare che la cultura italiana, sia come produzione sia come fruizione, viene sempre più perimetrata entro ambiti sociali ristretti, senza che si investa concretamente il grande pubblico, alcune osservazioni penso che siano di qualche utilità. Ecco il testo del post del prof. Tosi:

In questi anni di presidenza dell'Associazione Italiana di Cultura Classica ho capito molto più di prima quale sia la sua peculiare importanza. Essa è l'unica fra le tante che riunisca tutti coloro che si interessano di questi studi senza distinzioni tra professori di scuola e di università e altri cultori, tra gli abitanti delle varie zone d'Italia, fra vecchi e giovani. Non ha altri scopi se non quello di promuovere iniziative culturali, di difendere la cultura in un momento in cui si propagandano modelli contrari a essa, e deve essere conscia che la vera battaglia è questa: la difesa della cultura, senza la falsa distinzione fra umanistica e scientifica, nell'ambito della quale la classicità ha un suo ruolo ben definito e innegabile” [1].

Ecco la mia Lettera Aperta al prof. Tosi.
L’AICC, Associazione Italiana di Cultura Classica, è in Italia un’associazione di studiosi e cultori che obiettivamente è la più prestigiosa, secolare per età, e rilancia continuamente gli asset della nostra cultura classica; ma non era mai capitato, almeno per mio ricordo, che il suo presidente si rivolgesse al pubblico presentando un quadro di considerazioni che, come ho interpretato, insistono sulla fase in corso, e penso che non possano passare senza osservazioni, che umilmente ho pensato di presentare con questa mia Lettera Aperta, mirata su alcune considerazioni obiettivamente generali sulle quali però penso che bisogna quanto meno riflettere.

Prof. Tosi, i “modelli contrari” alla cultura, intesi come ostacoli alla partecipazione, ci sono sempre stati e sono sempre stati raffinati, anche se nella fase in corso sono in aumento di numero e molto più intensivi in vari ambiti, particolarmente mirati, e continuamente si presentano per destrutturare conoscenze acquisite e non per aumentarle; ma la differenza rispetto alle fasi precedenti è che gli anticorpi della società nel suo insieme, come dire, sono sempre di meno. Al riguardo, si tenga conto che nel 1973 ci fu una svolta importante a livello culturale e soprattutto per la formazione che investì i lavoratori metalmeccanici, che sono stati i primi, e tali sono rimasti, ad avere avuto, come dire, una relazione istituzionale con la cultura e la formazione: fu garantita, per l’anno scolastico 1973-1974 e successivi, la possibilità di fruire di 150 ore totali di permessi, distribuite nell’arco di un triennio, ma spendibili anche in un lasso di tempo più breve, per consentire di frequentare corsi che avessero avuto una durata complessiva almeno doppia; e fu così che non pochi lavoratori metalmeccanici poterono, frequentando corsi, aumentare il loro livello di studi prendendo la licenza media.

Oggi è soltanto storia. Il livello degli studi, certo, è aumentato in Italia, ma è anche aumentata l’area degli ignoranti funzionali che, secondo stime, sono circa quattro milioni e, nella pratica corrente, pur avendo l’Italia un livello di studi alquanto ottimale, ha anche soggetti che, pur leggendo un testo, non ne comprendono i significati.

Cogliere le relazioni culturali legate allo sviluppo economico è alquanto difficoltoso e, in presenza di ostacoli — e mi riferisco ai “modelli contrari” alla cultura — si producono certo dei risultati, ma questi non garantiscono alcun rilancio della cultura intesa come partecipazione attiva. Nella pratica corrente non abbiamo gli strumenti per seguire i processi reali della cultura in generale e ignoriamo alquanto le acquisizioni delle scienze e anche delle innovazioni tecnologiche, perché, con la progressiva diminuzione del potere di acquisto di salari, stipendi e pensioni, per la cultura in generale si spende sempre meno. Certo, c’è in campo la volontà dei cittadini votati a cambiare complessivamente il sistema socioculturale ordinario, ma l’Italia fa parte dell’Unione Europea, che è alla ricerca continua di equilibri tra le varie aree sviluppate e deve relazionarsi continuamente con i vari imperi economici internazionali e, nel contempo, deve fare fronte alle guerre commerciali; peraltro è entrata nel vicolo cieco del riarmo, penalizzando settori sociali come la sanità e l’istruzione, e la cultura è pressoché assente dai suoi programmi.

Prof. Tosi, non abbiamo gli strumenti per seguire i processi culturali come vorremmo, ma dobbiamo però fare in modo di almeno capitalizzare il livello culturale e formativo che abbiamo acquisito collettivamente e a livello personale; ma dobbiamo fare di più, e qui è chiaro che il rilancio delle alleanze è fondamentale: il ruolo degli insegnanti e dei docenti è importante e decisivo, ma debbono presentare le loro lezioni anche fuori dalle aule dei licei e delle università, soprattutto utilizzando le nuove tecnologie di comunicazione a distanza, e cioè online. Per quanto riguarda la considerazione che la cultura, “… senza la falsa distinzione fra umanistica e scientifica, nell'ambito della quale la classicità ha un suo ruolo ben definito e innegabile”, è una giusta considerazione e va condivisa, ma deve coinvolgere l’insieme della società e non piccoli gruppi; quindi è necessario che la cultura classica diventi davvero carne per tutti.

Non è certo facile avere in Italia nuovi processi culturali, perché nella fase in corso si tende ad azzerare le tensioni culturali, qualunque esse siano, e peraltro gli attacchi alla Costituzione, che sono continui, hanno anche questo obiettivo. Non è possibile che cambiamenti reali possano manifestarsi soltanto con l’impegno personale di ognuno di noi: occorre che le istituzioni culturali scendano in campo con gli insegnanti e i docenti; senza di essi è più difficile, anche se ci proviamo continuamente, però è certo che i risultati saranno sempre modesti.

Note:

[1] (https://www.facebook.com/renzo.tosi?locale=it_IT).

14/03/2026 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Felice di Maro
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