Tim Anderson è il direttore del Center for Counter Hegemonic Studies con sede a Sidney. Ha insegnato nelle università australiane per oltre trenta anni. Ha fatto ricerche e scritto libri su sviluppo, diritti umani e autodeterminazione nella regione dell'Asia-Pacifico, America Latina e Medio Oriente. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo La sporca guerra contro la Siria (2018) e West Asia after Washington (2023). Il suo libro, Comprendere lo Yemen, è stato tradotto in italiano da Mario Pascale Editore e presentato recentemente presso il Centro di Iniziativa Popolare a Roma. In un momento in cui gli Yemeniti stanno diventando protagonisti degli ultimi eventi bellici, l'opera di Anderson ci aiuta a capire molti aspetti di questi tragici eventi ovviamente travisati dai mezzi di comunicazione di massa. In primo luogo, apprendiamo che è scorretto definire gli Yemeniti Houti, nome di un clan stanziato nel nord del paese. Il nome corretto di questo movimento è Ansarallah (Partigiani di Dio), un movimento non un partito legato allo zaidismo, una delle correnti sciite dell'Islam. Ansarallah, che attualmente governa il paese, è composta da una coalizione, in cui militano, nazionalisti , socialisti, religiosi, la quale controlla gran parte delle terre abitate dello Yemen, paese nato da una civiltà antichissima. Un carattere fondamentale di questo movimento, che spiega il suo atteggiamento anti-imperialista, sta in certi contenuti del Corano, il quale in alcune pagine sottolinea la necessità di resistere agli oppressori, afferma la giustizia sociale e alimenta un sentimento aggressivo contro coloro che occupano impunemente le terre altrui. A questi temi Ansarallah aggiunge la difesa del diritto consuetudinario e di quello tribale. L'Arabia saudita, che negli anni trenta grazie ai britannici si appropriò di importanti territori yemeniti, insieme agli Usa, al Regno Unito, agli Emirati Arabi etc. hanno sempre operato per impedire unificazione paese, con il supporto del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Avevano intenzione di trasformare il combattivo Yemen in una federazione, in cui allo Yemen del nord sarebbe andata una parte minoritaria risorse, nonostante sia abitato dall’80% della popolazione; invece, allo Yemen del sud di religione sunnita, abitato da solo il 20%, avrebbe ricevuto la maggior parte risorse costituite da prodotti energetici. Secondo la narrazione occidentale Ansarallah sarebbe un gruppo terrorista e destabilizzante delle penisola arabica e perciò deve essere sconfitto, ricollocando al potere un pugno di personaggi che vivono da anni a Riad. Al contrario, Ansarallah, sviluppatosi nel 2011 con le rivoluzioni arabe, rappresenta la maggior parte della popolazione e non è affatto una semplice emanazione dell'Iran. Infatti, come si è detto gli yemeniti seguono lo zaidismo e rivendicano l'autonomia della loro industria militare, che ha modernizzato modelli di origine sovietica e inventato nuovi armamenti, tra cui missili a lunga gittata. Certamente, insieme al rafforzamento dell'Iran, la sconfitta della coalizione anti-yemenita indebolirebbe la presenza statunitense in quell'area cruciale per l'economia mondiale.