- Il capitale moderno
Il Cinquecento e il Seicento possono essere considerati i secoli di transizione alla società moderna borghese per la svolta irreversibile nella storia umana prodotta dall’intreccio fra: il Rinascimento, la Riforma, l’ascesa degli Stati nazionali e l’espansione dell’Occidente negli spazi extraeuropei, essenziale per l’accumulazione primitiva del capitale a spese dei continenti extraeuropei.
La rivoluzione commerciale del XVI secolo
L’utilizzazione delle nuove rotte atlantiche dilata come mai prima il volume delle importazioni e delle esportazioni. Il commercio e la flotta fiamminga, olandese e inglese crescono in una misura impressionante, tanto che alcuni storici parlano di una rivoluzione commerciale del XVI secolo. Tale sviluppo getta le basi per un primitivo sviluppo industriale. I crescenti bisogni portano i produttori a utilizzare l’energia naturale di acqua e vento nei processi di lavorazione, applicando queste forze a congegni meccanici. La rivoluzione economica con cui si afferma la prima forma del nuovo modo di produzione: il capitale mercantile, porta con sé il primo sviluppo anche delle altre forme: il capitale monetario e il capitale produttivo, principalmente industriale.
Nascono le società per azioni come la Compagnia delle Indie
La dimensione internazionale assunta dal mercato, spinge commercianti e finanzieri a unirsi in grandi società come la Compagnia delle Indie Orientali fondata tanto in Inghilterra che in Olanda. Si inizia a diffondere così una nuova forma associativa in cui non si associa solo chi opera direttamente nella comune impresa, ma anche quanti offrono capitali d’investimento. In tal modo si sviluppa il capitale monetario e si gettano le basi per la forma più sviluppata di capitale: il capitale finanziario. Inizialmente il capitale monetario finanzia le imprese del capitale commerciale, che consente l’affermazione del colonialismo borghese e, di conseguenza, anche forme di capitale produttivo.
L’accumulazione primitiva
Si sviluppa uno spirito nuovo di impresa, volto alla ricerca del profitto, reso possibile dall’accresciuta disponibilità di denaro che consente l’accumulazione originaria del capitale. Progressivamente la produzione di merci non avviene più in funzione dei bisogni, ma è dettata dal profitto. I mezzi di produzione e di sussistenza cominciano a concentrarsi sempre più in poche mani, mentre sono progressivamente sottratti ai lavoratori. I contadini sono espulsi dalle terre, i piccoli artigiani non riescono a sostenere la concorrenza delle manifatture. In tal modo crescono le disuguaglianze sociali, ma trionfa un più efficiente modo di produzione, fondato sul lavoro salariato che avrebbe rivoluzionato le strutture della società, i rapporti tra gli uomini, le abitudini di vita. Alla base dell’accumulazione primitiva vi è il colonialismo, il genocidio dei natiti e il traffico di decine di milioni di schiavi.
- Lo sviluppo della borghesia in Europa nel Cinquecento e nel Seicento
Il processo di affermazione del modo di produzione capitalistico è lungo e complesso. Il Seicento, a causa dell’ultima grande crisi strutturale del mondo di produzione feudale che si manifesta, fra l’altro, nelle terribili guerre di religione e in un tracollo della produzione agricola. Perciò, il Seicento è un secolo di stagnazione economica, in cui la stessa crescita demografica si arresta. Da queste sciagure trae beneficio l’accumulazione originaria, in quanto i contadini e i piccoli artigiani a causa della crisi, devono cedere i loro mezzi di produzione a mercanti, usurai e proprietari delle manifatture. Per la transizione al capitalismo decisivo è il processo di espulsione della forza lavoro agricola dalle campagne, che viene così costretta ad alienare i mezzi di produzione, necessari alla riproduzione della forza lavoro. Il lavoro salariato è troppo duro e la maggioranza preferisce sopravvivere di espedienti. Vengono, perciò, introdotte leggi draconiane contro i sottoproletari. Visto che la prima soluzione sperimentata, le impiccagioni di massa si sono dimostrate antieconomiche si inventano i campi di concentramento, le working house, dove gli ex disoccupati sono sfruttati fino alla morte. Soltanto dinanzi a tali spaventose esperienze il proletariato si convince a svendere la propria capacità di lavoro.
Con l’emissione delle banconote si allarga il credito
Ciò favorisce lo sviluppo delle manifatture con l’assunzione e il conseguente sfruttamento di manodopera salariata. A fianco delle manifatture si sviluppa l’attività finanziaria in Francia, Olanda, Inghilterra e Germania. La piazza finanziaria più importante è Amsterdam.
Una novità decisiva è l’emissione di banconote, a partire da promesse di pagamento sottoscritte dalle banche in forma stampata. Così gli istituti di credito possono emettere più denaro di quanto ne hanno in deposito, consentendo, in tal modo, l’allargamento dei prestiti. Si diffonde altresì l’uso della cambiale. Gli usurai, lavoro particolarmente disprezzato dal medioevo e, perciò, spesso destinato alla minoranze religiose, principalmente gli ebrei, divengono ora i banchieri, che saranno ai vertici del nuovo blocco sociale dominante, quando nella sua forma più evoluta verrà egemonizzato dal capitale finanziario.
L’aristocrazia del denaro
Ciò comporta degli importanti cambiamenti sociali. La classe dominante, nei paesi più avanzati, tende a divenire un’aristocrazia del denaro. Avviene così la transizione dalla classe dominante del feudalesimo, composta da latifondisti, alla classe dominante del capitalismo, composta da ricchi mercanti, imprenditori e banchieri che insieme costituiranno la grande borghesia, poi proprietaria del capitale finanziario.
- Verso nuovi modelli di Stato
La lenta affermazione di un nuovo modo di produzione comporta anche il complesso mutamento delle istituzioni politiche e statuali. Abbiamo da una parte il modello dell’assolutismo francese, in cui sotto la guida di Richelieu, Mazzarino e Luigi XIV si afferma una forma di Stato che valorizza i borghesi elevandoli da funzionari a quadri direttivi del governo. Al contrario in Inghilterra, in cui la borghesia si sta affermando come classe dominante dal punto di vista economico, l’assolutismo diviene un ostacolo al dispiegarsi del nuovo modo di produzione. Così la monarchia assoluta degli Stuart crolla e si afferma una monarchia parlamentare, in cui la borghesia vede riconosciuta la propria aspirazione alla partecipazione alla direzione politica dello Stato. In Olanda, dove l’affermazione della borghesia come classe dominante dal punto di vista economico era ancora più avanzata, si sviluppa una federazione di repubbliche in cui la borghesia si afferma progressivamente anche come classe politicamente dirigente. Naturalmente la forma dello Stato assoluto è una rivoluzione passiva, mentre la lotta per l’autodeterminazione del popolo olandese e, soprattutto la prima rivoluzione inglese sono forme sempre più avanzate e radicali. Mentre la glorious revolution sarà, invece, una via di mezzo fra rivoluzione passiva e attiva.
Situazione nei paesi europei arretrati
In paesi come la Spagna, la Russia e la Prussia, in cui lo sviluppo economico in senso capitalistico era ancora scarso, continua a dominare anche a livello politico il feudalesimo, caratterizzato dal dominio del blocco sociale che riunisce monarchia, aristocrazia e alto clero. Infine in Polonia il dominio dell’aristocrazia sulla monarchia paralizza lo Stato, lo fa precipitare nell’anarchia, facendolo divenire facile preda delle potenze straniere. In quest’ultimo caso prevale la controrivoluzione feudale che è la forma più reazionaria che favorisce la perdita della stessa indipendenza.
- La Francia di Richelieu e di Mazzarino
Con l’editto di Nantes del 1598 si chiude in Francia un quarantennio di guerre di religione. Enrico IV, re dal 1589 al 1610, si contrappone all’interno all’anarchia feudale e all’esterno agli Asburgo. Innovativa è anche la sua politica economica e finanziaria. Risana il debito pubblico, risolleva l’economia promuovendo l’agricoltura e introducendo nuove manifatture, sottraendo la Francia dalla dipendenza dal commercio estero. Fonda inoltre colonie e basi commerciali nel nuovo Mondo, in Canada e nelle Antille, favorendo commercianti e imprenditori.
Dopo la sua morte saranno due grandi primi ministri ad affermare l’autorità regia e dello Stato sui nobili. Si tratta in entrambi i casi di cardinali: il primo, Armand-Jean du Plessis de Richelieu, governa durante il regno di Luigi XIII (1610-1643); il secondo, Giulio Mazzarino, governa negli anni della minorità di Luigi XIV fra il 1642 e il 1661.
Naturalmente si tratta di forme di rivoluzione passiva, in cui per evitare rivoluzioni dal basso, egemonizzate dalla borghesia, si concedono dall’alto tutte quelle riforme che non mettono comunque in discussione lo Stato assolutistico feudale. Non a caso a dirigerle saranno due intellettuali dell’alto clero.
Il cardinale de Richelieu
È stato il grande artefice dell’assolutismo, sottoponendo le province a funzionari regi e fiaccando con continui attacchi la nobiltà. L’editto di Nantes aveva pacificato il paese, ma lasciando un certo numero di fortezze in mano agli ugonotti aveva costituito una sorta di Stato nello Stato. Dopo anni di lotte nel 1628 Richelieu sconfigge gli Ugonotti, conquistando il centro del loro potere La Rochelle, nonostante il supporto dato ai calvinisti dagli inglesi. La forte pressione fiscale crea diverse rivolte, ma ciò non impedisce a Richelieu di giocare un ruolo di primo piano in politica estera. Dopo aver spinto Danimarca e Svezia nella Guerra dei trent’anni, Richelieu interviene direttamente verso la fine del conflitto, riuscendo a giocare un ruolo centrale nelle trattative di pace, tanto da riuscire a sancire la dissoluzione dell’impero germanico in un numero molto elevato di piccoli principati. Questa è la forma ottimale, far combattere gli altri il più a lungo possibile, così si distruggono a vicenda e si fanno affari sia equipaggiando gli alleati in guerra e poi con la ricostruzione, per ampliare le alleanze. Infine, quando ormai le le altre potenze si sono dissanguate a vicenda e non hanno più modo di acquistare nulla nemmeno a credito, si entra in guerra, in modo da poter poi determinare gli accordi di pace, dando agli alleati la possibilità di ripagare i debiti a spese dei nemici sconfitti.
Il cardinale Mazzarino
Morto Richelieu nel 1642, gli succedette il cardinale Mazzarino. Sfruttando la minorità del re, gli ordini privilegiati reagiscono, a partire dalla nobiltà di toga, che rifiuta mediante il parlamento di Parigi degli editti fiscali regi. Il parlamento in Francia era un organo provinciale di controllo amministrativo e una corte di appello. Il parlamento parigino aveva inoltre la possibilità di non firmare un editto del re se non lo giudicava in linea con la tradizione regia. Così, quella che è stata denominata la Fronda parlamentare prova a limitare l’autorità regia. Fu un tentativo di rivoluzione borghese troppo corporativo, incapace di coinvolgere, per paura che si politicizzasse, piccola borghesia e masse popolari e, perciò, destinato facilmente alla sconfitta.
Dalla Fronda borghese alla Fronda principesca, alla pace dei Pirenei
Sconfitta questa fronda borghese, Mazzarino deve fronteggiare la Fronda principesca (1650-52), uno scontro che degenera in una guerra civile. Il tentativo di controrivoluzione aristocratica è più insidioso, in quanto in grado di creare un vero dualismo di potere, non riconoscendo più l’aspetto determinante del potere, cioè il monopolio della violenza legalizzata. Vinta la guerra, Mazzarino sconfisse gli Asburgo di Spagna. La seguente Pace dei Pirenei (1659), sancisce la sconfitta definitiva della Spagna. Al trattato di pace segue il matrimonio di Luigi XIV con l’infanta di Spagna.