- La rivoluzione culturale scientifica apre la transizione al mondo moderno borghese
Una svolta essenziale nella storia della civilizzazione del genere umano è stata l’affermazione della visione scientifica del mondo e della sua realizzazione pratica: la tecnica, di contro alla tradizionale concezione mitologico-religiosa. Tale rivoluzione culturale ha costituito un passaggio decisivo per l’affermazione del modo capitalistico di produzione. Questa rivoluzione culturale occupa per intero la transizione dal mondo feudale putrescente alla società borghese, aprendosi nel 1543 con la pubblicazione de “Le rivoluzioni dei corpi celesti” di Copernico per concludersi, quasi un secolo e mezzo dopo, nel 1687 con la pubblicazione de “I principi matematici di filosofia naturale” di Newton.
- Lo schema concettuale a fondamento della rivoluzione scientifica
Alla base di questa rivoluzione culturale vi è la concezione materialista della natura come un ordine oggettivo e strutturato causalmente di relazioni governate da leggi. In secondo luogo troviamo la concezione della scienza come un sapere sperimentale-matematico intersoggettivamente valido, che ha come scopo la conoscenza progressiva del mondo circostante e il dominio su di esso da parte dell’uomo. Emerge già da questa concezione del mondo il limite dovuto alla natura borghese di questa rivoluzione, che oggi ci appare chiaro, cioè l’applicazione del rapporto posto alla base della società classista, la relazione fra servo e padrone, al confronto con il nostro stesso habitat naturale. Una pulsione di morte che rischia sempre più di portare all’autodistruzione del genere umano. Del resto il capitalismo quale prodotto ultimo di queste rivoluzione culturale è un modo di produzione basato sullo sfruttamento senza limiti dell’altro per un profitto esclusivamente privato. Se non saremo in grado di superare dialetticamente questa logica oppressiva, l’homo sapiens non potrà che estinguersi.
La rivoluzione del modo di concepire la natura
La rivoluzione scientifica configura l’universo come un ordine oggettivo, spogliato di ogni qualità umana. Grazie a questa eccezionale rivoluzione culturale comincia a divenire dominante la visione del mondo per cui nella natura tutto avviene secondo precise cause e niente accade per caso. Non c’è niente di sovrannaturale, di irrazionale, di incomprensibile. Quindi non c’è più bisogno di ricorrere al mito, alla religione, alla magia per comprendere il mondo. D’altra parte in tale universo deterministico, delineato dalla scienza moderna, anche la libertà rischia di essere completamente esclusa dalla natura. Esito paradossale dal momento che che la libertà dell’individuo è una delle massime conquiste della modernità (borghese).
Il nuovo modo di concepire la scienza
La scienza è un sapere sperimentale in quanto si fonda sull’osservazione scientifica dei fenomeni e le sue ipotesi razionali sono giustificate mediante esperimenti. La scienza è però, al contempo, un sapere matematico che si fonda sul calcolo e la misura. In tal modo la scienza, la conoscenza e la stessa verità si emancipano da quel principio di autorità, dalla tradizione e dalla religione che le avevano tiranneggiate. Inoltre, la riduzione della natura ai suoi aspetti quantitativi è fondamentale per la piena affermazione della visione del mondo materialista. D’altra parte, il limite borghese di questo materialismo meccanicistico è la tendenza a un riduzionismo quantitativo del mondo naturale, funzionale esclusivamente al suo sfruttamento. Ancora più preoccupante è che quando si parla di rivoluzione scientifica, di natura, di metodo scientifico il mondo umano, la libertà, la dialettica e la storia vengono aprioristicamente esclusi. Come vedremo meglio parlando della rivoluzione filosofica moderna, si sviluppa una visione del mondo dualistica che contrappone il mondo materiale, naturale, al mondo del pensiero, spirituale. In tal modo si escludono a priori il materialismo storico, il materialismo dialettico e una concezione materialista della libertà.
La scienza come sapere intersoggettivo
Le ipotesi per assurgere a scoperte scientifiche debbono dimostrare di essere valide universalmente. Viene così meno ogni concezione sacerdotale del sapere. Grazie alla rivoluzione scientifica il sapere rischia di non essere più chiuso, proprietà privata di una casta che lo strumentalizza per sfruttare i lavoratori manuali e, quindi, in primo luogo le donne, alle quali è impedito di formarsi per divenire intellettuali.
La scienza come sapere disinteressato, ma finalizzato a conoscere il mondo per dominarlo
La scienza cerca di essere neutrale e disinteressata dinanzi ai fenomeni, anche se mira all’affermazione del dominio dell’uomo sull’ambiente. Permane, dunque, questa logica borghese del dominio. Peraltro, nel modo di produzione capitalistico, la scienza è solo apparentemente neutrale, in quanto il general intellect è sussunto al capitale. Perciò lo sviluppo scientifico oggi non può che inquietare i lavoratori subalterni, si pensi all’intelligenza artificiale in quanto sembra favorire i licenziamenti e una ulteriore subordinazione della forza lavoro umana al lavoro morto della macchina.
- Le premesse storiche, sociali e culturali:
Scienza e società
La formazione degli Stati nazionali, funzionale alla affermazione della civiltà urbano-borghese, accresce i bisogni sociali e l’esigenza dello sviluppo tecnologico, che favorisce il progresso scientifico. D’altra parte, al contempo, tale sviluppo comporta la progressiva sottomissione della libera ricerca scientifica alla applicazioni tecnologiche funzionali a massimizzare i profitti privanti degli sfruttatori.
Scienza e tecnica
I crescenti bisogni costringono sempre più alla cooperazione tecnici e scienziati, superando la loro millenaria separazione, funzionale alla società classista causata dalla originaria divisione del lavoro fra intellettuali (maschi, della classe dominante e dei paesi colonialisti) e manovali (classi subalterne, donne e paesi dominati dall’imperialismo).
La laicizzazione del sapere
Il Rinascimento ha contribuito alla rivoluzione scientifica con la sua rivendicazione di un sapere libero e laico. Anche se si tratterà di una libertà formale, borghese. Molto importanti sono anche le riscoperte di opere antiche di autori atomisti come Democrito, delle teorie eliocentriche dei pitagorici, degli studi di Archimede ed Euclide. La rivoluzionaria concezione materialista del mondo, per secoli condannata alla damnatio memoriae dalla società schiavista e feudale, viene riscoperta.
Gli sviluppi dell’indagine naturale
Importante per la rivoluzione culturale è anche il neoplatonismo rinascimentale per il quale la natura è scritta in termini geometrici e, dunque il linguaggio rigoroso della matematica è il più adatto a descrivere la natura nei termini della scienza moderna. Il limite è un materialismo meccanicistico impossibilitato a cogliere la dialettica della natura.
- Le forze ostili controrivoluzionarie
Una rivoluzione culturale deve fare i conti con l’ideologia dominante. Per affermarsi la scienza ha dovuto condurre una storica battaglia con le autorità ecclesiastiche che la hanno, in ogni modo, contrastata in quanto svuota di senso ogni dogma legato all’autorità tradizionale, volendo verificare ogni cosa in modo sperimentale. Si parla di una rivoluzione culturale perché mette in questione il principio stesso di autorità.
La Chiesa
I prelati vedevano crollare quella teoria cosmologica in cui avevano inquadrato la loro dottrina. Non solo è messa in discussione l’autorità di Aristotele, la cui filosofia rivista da Tommaso era divenuta la filosofia ufficiale della Chiesa, ma è posta in dubbio anche la rivelazione della Bibbia che fa riferimento a concezioni della scienza superate. L’intera visione mitologico-religiosa dominante rischia di saltare, visto che dio si sarebbe limitato a creare un piccolo pianeta sperduto in un universo illimitato e, in questo spazio così angusto e periferico, avrebbe confinato l’uomo fatto a sua immagine e somiglianza e proprio in questo angoletto si sarebbe incarnato nel Cristo. Inoltre, con la rivoluzione scientifica il mondo celeste non ha più nulla di divino e, quindi, viene anche meno il luogo dove era stato sempre immaginato il regno di dio. Infine, la rivoluzione scientifica è una rivoluzione culturale, perché costringe a trasformare nel modo più radicale altri domini fondamentali come quello della filosofia e della religione, essenziali affinché l’ideologia dominante possa esercitare la propria egemonia, con la prima sugli intellettuali, con la seconda a spese delle masse.
La scolastica e la magia
A inquietare la Chiesa vi è anche il nuovo metodo scientifico basato sulla libera ricerca. Si tratta di un principio potenzialmente rivoluzionario, tanto che la Chiesa ha sempre perseguitato come eretici proprio i liberi pensatori. Inoltre la mentalità razionalistica che si diffonde avrebbe potuto investire con esiti sovversivi le stesse etica e la politica, ovvero degli ambiti volti a presidiare la prassi individuale e collettiva, tanto che una loro radicale trasformazione svilupperebbe la rivoluzione culturale (scientifica) in una rivoluzione anche politica, sociale ed economica.
Contro la scienza reagisce altresì la scolastica aristotelica dominante nelle università e i maghi che rivendicano un sapere segreto e iniziatico, opposto al sapere universale e necessario della scienza. L’università è una delle casematte funzionali all’egemonia della classe dominante sulla società civile. In effetti, dopo la sua nascita rivoluzionaria è, generalmente, divenuta una roccaforte dell’ideologia dominante. Maghi e baroni universitari si uniscono contro la nuova scienza puntando sulla carta dell’autorità, che è anche la carta della controrivoluzione. Ciò ha rallentato e reso pesante il costo dello sviluppo scientifico. Del resto, una rivoluzione, anche culturale, non può mai essere un pranzo di gala.
- Le conseguenze nel pensiero moderno e contemporaneo
La scienza appare come il prototipo di un sapere rigoroso e universale. Perciò i filosofi cercano di assimilarne il metodo estendendolo alle scienze umane. Inizia, così, una nuova rivoluzione culturale (filosofica) in parte ancora in corso: dal razionalismo al marxismo. D’altra parte è, al contempo, anche un ostacolo a una reale rivoluzione, in quanto per i suoi limiti borghesi finisce con l’imporre una visione del mondo basata su un materialismo rozzo, cioè non dialettico, ma determinista e meccanicista. Tale ideologia porterà, quando la borghesia diverrà classe dominante, al positivismo.
La scienza come sapere utile
Dal punto di vista pratico la scienza appare socialmente utile, in grado di migliorare la condizione dell’uomo. D’altra parte, essendo sussunta al capitale tale utilità sociale e miglioramento della condizione dell’uomo varrà, essenzialmente, per il nuovo blocco sociale dominante. Nel mondo contemporaneo nei paesi in cui il capitalismo è nella fase di crisi anche la scienza sussunta al capitale diventa un ostacolo all’ulteriore sviluppo sociale.